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| Riferimento: | A54741 |
| Autore | Benvenuto DISERTORI |
| Anno: | 1912 ca. |
| Misure: | 295 x 185 mm |
| Riferimento: | A54741 |
| Autore | Benvenuto DISERTORI |
| Anno: | 1912 ca. |
| Misure: | 295 x 185 mm |
Rarissima prova di stampa, avanti la firma.
Acquaforte e bulino, circa 1912-15, priva della firma in basso a sinistra nell'inciso "BDISERTORI" (che comparirà nello stato finale dell'incisione), con firma autografa a penna dell'artista in basso a destra. Nella stessa grafia, sempre a penna, in basso a sinistra la dedica; si legge: a Mr. Guazzaroni. Come affermato nel catalogo ragionato dell'artista, redatto da Paolo Bellini e Alessia Alberti, del primo stato (più correttamente, forse, una prova di stampa), si era a conoscenza di un solo esemplare perché citato in Lancellotti (1917, p. 372).
Raffigura una caratteristica veduta urbana di Perugia dominata dal monumentale campanile della chiesa di San Domenico, inserito tra i tetti e le case del borgo storico.
“Un disegno preparatorio per questa incisione, china, è conservato nella coll. A. Disertori. È in controparte, comprende anche una parte inferiore con alcune scritte ed è datato «Perugia 29 luglio 1912». Esiste inoltre un altro disegno che rappresenta in modo simile e nello stesso verso la chiesa di S. Domenico, oggi conservato a Rovereto presso la raccolta di stampe del Mart (2818), penne colorate. L'acquaforte ritrae, nello stesso verso della realtà, la parte alta della facciata, il fianco destro e il campanile di S. Domenico a Perugia. Il punto di vista è individuabile nel piazzale Bellucci, antistante la vecchia stazione di S. Anna. La basilica di S. Domenico, edificata in forme gotiche a partire dal 1305, in seguito alla caduta delle navate, è stata ri-costruita da Carlo Maderno (1614-1615). La facciata risulta priva di qualsiasi tipo di rivestimento. Il grandioso fianco e l'abside conservano i contrafforti e le finestre ogivali della costruzione trecentesca. Il campanile, opera di Gasparino di Antonio (fine sec. XV), è mozzato al di sopra dei due ordini di finestroni gotici e conserva al suo interno una campana descritta da Disertori nella stampa La grande campana a Perugia. Quest'opera è citata per la prima volta in un catalogo di una mostra londinese della primavera del 1916 (Esposizione... 1916, p. XVII), ma è probabile che la sua esecuzione vada anticipata agli anni 1912-1915, per via di corrispondenze stilistiche con alcuni disegni databili nei primi anni di attività dell'artista, come S. Domenico a Perugia, Ponte a Burano (entrambi conservati a Rovereto Mart., inv. 2818, 2828) e La via crucis di Monte Ripido a Perugia (ubicazione ignota). I tre disegni sono riprodotti in Emert (1967, tavv. 58-60). La tiratura globale programmata da Disertori per questa lastra era di 40 esemplari. Certamente ne sono stati stampati 14, come prova la numerazione «40/14» presente sull'esemplare di Rovereto (2788)” (cfr. Paolo Bellini, Alessia Alberti, Benvenuto Disertori. Catalogo Ragionato dell'opera grafica e degli ex libris, scheda n. 13 p. 26).
Benvenuto Disertori fu un grande incisore che realizzò bellissime xilografie, acqueforti e disegni a bulino e punta secca, un artista le cui opere furono esposte alla Mostra internazionale di Monaco di Baviera e alla Biennale di Venezia. Carlo Tridenti, per molti anni critico d’arte del “Giornale d’Italia”, che nella prima metà del Novecento era il quotidiano di maggior risalto sociale e culturale di Roma, scrisse di Disertori: “Rivela una forte preferenza per i luoghi antichi e solitari, i borghi delle città toscane ed umbre che lo vedono interprete attento al carattere impresso dagli uomini e dal tempo, alla fuga delle case, dei campanili, degli alberi, verso le sfumate lontananze dei colli. Un classico dunque: la sua forma è ridotta all’elemento primo, il tratto, il contorno fissati con chiarezza, sono i mezzi espressivi più idonei a rendere l’eterna bellezza della natura” (in “La Fiorentina Primaverile”, Firenze 1922, pp. 86-87).
Magnifica prova, su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione.
Bibliografia
Paolo Bellini, Alessia Alberti, Benvenuto Disertori. Catalogo Ragionato dell'opera grafica e degli ex libris, scheda n. 13 p. 26; A. Lancellotti, L'86a esposizione degli amatori e cultori a Roma, in "Emporium", Bergamo 1917, pp. 363-376; Pica 1920, n. 55; Calabi 1935, n. 30; Petrucci 1950, n. 2; Emert 1967, tav. VI; Bellini 1972, n. 17.
Benvenuto DISERTORI (Trento, 16 febbraio 1887 – Milano, 22 gennaio 1969)
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Nacque a Trento il 16 febbraio 1887, da Giuseppe e da Anna Bortolotti. Nel 1908 era a Monaco di Baviera, dove si dedicò allo studio del nudo presso una scuola di disegno privata, ed espose con discreto esito i suoi primi paesaggi al Kunstverein. Completò la sua formazione artistica un soggiorno a Roma al termine del quale, nel 1910, si trasferì per un anno a Vienna, per frequentare all'università un corso di letteratura romanza. Tornato in Italia nel 1911, soggiornò in Umbria, compiendo anche viaggi di studio in Toscana e nel Lazio; studiando i rami della Calcografia nazionale di Roma scoprì che la sua vera vocazione era l'incisione, in cui raggiunse una notevole padronanza, sia nella tecnica xilografica, sia nella esecuzione di acqueforti e incisioni a bulino e punta secca. Risiedette alternativamente a Roma e Firenze; nel 1920 divenne membro dell'Accademia di S. Luca. Fu anche un notevole musicologo e paleografo musicale che studiò e riportò alla luce spartiti inediti e semisconosciuti del Cinquecento e del Seicento. Decifrò e trascrisse musiche antiche, collezionò numerosi strumenti musicali oggi conservati nel Castello Sforzesco e presso il Museo della Scienza e della Tecnica, a Milano. Una interessante raccolta di opere dei suoi allievi, eseguite nell'arco di questo trentennio, è presente nella Civica Raccolta di stampe Bertarelli a Milano.
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Benvenuto DISERTORI (Trento, 16 febbraio 1887 – Milano, 22 gennaio 1969)
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Nacque a Trento il 16 febbraio 1887, da Giuseppe e da Anna Bortolotti. Nel 1908 era a Monaco di Baviera, dove si dedicò allo studio del nudo presso una scuola di disegno privata, ed espose con discreto esito i suoi primi paesaggi al Kunstverein. Completò la sua formazione artistica un soggiorno a Roma al termine del quale, nel 1910, si trasferì per un anno a Vienna, per frequentare all'università un corso di letteratura romanza. Tornato in Italia nel 1911, soggiornò in Umbria, compiendo anche viaggi di studio in Toscana e nel Lazio; studiando i rami della Calcografia nazionale di Roma scoprì che la sua vera vocazione era l'incisione, in cui raggiunse una notevole padronanza, sia nella tecnica xilografica, sia nella esecuzione di acqueforti e incisioni a bulino e punta secca. Risiedette alternativamente a Roma e Firenze; nel 1920 divenne membro dell'Accademia di S. Luca. Fu anche un notevole musicologo e paleografo musicale che studiò e riportò alla luce spartiti inediti e semisconosciuti del Cinquecento e del Seicento. Decifrò e trascrisse musiche antiche, collezionò numerosi strumenti musicali oggi conservati nel Castello Sforzesco e presso il Museo della Scienza e della Tecnica, a Milano. Una interessante raccolta di opere dei suoi allievi, eseguite nell'arco di questo trentennio, è presente nella Civica Raccolta di stampe Bertarelli a Milano.
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