- New
| Riferimento: | A53973 |
| Autore | Marco RICCI |
| Anno: | 1723 ca. |
| Misure: | 350 x 250 mm |
| Riferimento: | A53973 |
| Autore | Marco RICCI |
| Anno: | 1723 ca. |
| Misure: | 350 x 250 mm |
Un tipico capriccio di paesaggio veneto e romano. Sulla sinistra spiccano possenti rovine architettoniche integrate ad abitazioni rurali, mentre al centro-destra compaiono due colonne corinzie superstiti di un antico tempio classico e, sullo sfondo, la cupola di una chiesa che evoca la campagna romana. In primo piano, l'azione narrativa mostra alcune figure in movimento, tra cui due uomini intenti a schiacciare un serpente con un masso e un cavaliere di spalle.
Acquaforte, circa 1723-30, siglata "MR f" nell'inciso in basso a destra, firmata per esteso in basso a destra sulla lastra della dedica.
Esemplare nel secondo stato di due, con il numero 13 in alto a sinistra.
L'iscrizione latina in calce è una dedica formale rivolta a Francesco Trevisan, vescovo di Verona dal 1710 al 1732 ("Ill.mo et Reueren.mo Viro Patricio Veneto Francisco Treuisano Episcopo Veronensi Reipublicae litterariae benemerito"), curata da Carlo Orsolini ("In Obsequij argumentum Carolus Orsolini D.D.D. MDCCXXX").
Le acqueforti di Marco Ricci sono pubblicate nel 1730 da Carlo Orsolini nella celebre raccolta Varia Marci Ricci Pictoris praestantissimi experimenta ab ipsomet auctore inventa. La raccolta comprende il frontespizio disegnato dal Visentini, il ritratto del Ricci inciso da Faldoni e 20 paesaggi monogrammati in lastra dall’autore.
Marco Ricci è stato un pittore, incisore e paesaggista nato il 5 giugno 1676 a Belluno. A seguito di una rissa, il suo temperamento violento lo costrinse a trasferirsi a Spalato. In questo periodo, creò una serie di opere che raffigurano le coste dalmate e il fiume Piave, che ancora oggi si distinguono per lo stile tizianesco e la fusione di vedute romantiche dei suoi predecessori. Le opere di questo periodo sono caratterizzate dalla colorazione scura o giallognola. In seguito, conobbe Alessandro Magnasco, e la loro collaborazione portò alla creazione di una collezione di scene di tempeste marine, dalle tonalità scurissime. Nel suo ultimo periodo creativo, l'artista si dedicò alla pittura di tempere su pergamena, che ora si possono ammirare a Windsor Castle. Nonostante fosse un paesaggista, si apprezzano ancora oggi i suoi ritratti caricaturali di attori drammatici. Grazie alla sua grande abilità, è stato un esempio per i grandi pittori veneziani del XVIII secolo. Il 21 gennaio 1729, si suicidò a Venezia.
Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con parziale filigrana delle “tre lune”, con sottili margini, in buono stato di conservazione.
Bibliografia
D. Succi, La Serenissima nello Specchio del rame, vol. 2, pp. 161-162, n. 15, II/II; Bartsch n. 13; Succi, Da Carlevarijs ai Tiepolo, n. 425; Bellini (Ricci), n. 13.
Marco RICCI (Belluno 1676 – 1730)
|
Marco Ricci si distinse da giovane per la sua rissosità, tanto che dopo aver partecipato ad una rissa conclusasi con un omicidio, dovette rifugiarsi a Spalato, dove lavorò nella bottega di un pittore paesaggista che si può identificare probabilmente con l'anconetano Antonio Francesco Peruzzini.
Nei primi anni del Settecento, divenne fedele collaboratore dello zio Sebastiano Ricci. Nel 1708 seguì Charles Montagu, Conte di Manchester, a Londra dove era stato invitato, assieme ad Giovanni Antonio Pellegrini, allo scopo di approntare scenografie per l'opera italiana nel Queen's Theatre di Haymarket.
Rientrato a Venezia alla fine del 1710, a causa, sembra, di una lite con il Pellegrini, dal 1711 al 1714 fu di nuovo a Londra, stavolta in compagnia dello zio Sebastiano.
Stabilitosi definitivamente a Venezia figura iscritto alla Fraglia dei pittori nel 1726 e nel 1727, dimorando nell'accogliente casa dello zio, col quale visse sino alla morte
Il Ricci produsse vedute di singolare fantasia, lontane dalle ordinate opere del Carlevaris. Rinomate sono le sue vedute di rovine, giocate su forti contrasti luministici, che anticipano le soluzioni del Piranesi.
|
Marco RICCI (Belluno 1676 – 1730)
|
Marco Ricci si distinse da giovane per la sua rissosità, tanto che dopo aver partecipato ad una rissa conclusasi con un omicidio, dovette rifugiarsi a Spalato, dove lavorò nella bottega di un pittore paesaggista che si può identificare probabilmente con l'anconetano Antonio Francesco Peruzzini.
Nei primi anni del Settecento, divenne fedele collaboratore dello zio Sebastiano Ricci. Nel 1708 seguì Charles Montagu, Conte di Manchester, a Londra dove era stato invitato, assieme ad Giovanni Antonio Pellegrini, allo scopo di approntare scenografie per l'opera italiana nel Queen's Theatre di Haymarket.
Rientrato a Venezia alla fine del 1710, a causa, sembra, di una lite con il Pellegrini, dal 1711 al 1714 fu di nuovo a Londra, stavolta in compagnia dello zio Sebastiano.
Stabilitosi definitivamente a Venezia figura iscritto alla Fraglia dei pittori nel 1726 e nel 1727, dimorando nell'accogliente casa dello zio, col quale visse sino alla morte
Il Ricci produsse vedute di singolare fantasia, lontane dalle ordinate opere del Carlevaris. Rinomate sono le sue vedute di rovine, giocate su forti contrasti luministici, che anticipano le soluzioni del Piranesi.
|