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| Riferimento: | S42733.13 |
| Autore | Pompeo POZZI |
| Anno: | 1870 ca. |
| Zona: | Milano |
| Misure: | 377 x 270 mm |
| Riferimento: | S42733.13 |
| Autore | Pompeo POZZI |
| Anno: | 1870 ca. |
| Zona: | Milano |
| Misure: | 377 x 270 mm |
Albumina su carta, applicata su supporto coevo, circa 1870/75.
Lo scatto fotografico mostra una veduta panoramica di Milano. L'opera costituisce un documento storico e urbanistico di eccezionale importanza per la storia della città di Milano. Ripresa da un punto di vista sopraelevato – con ogni probabilità dalle prime strutture a ridosso dei bastioni – la fotografia documenta l'assetto monumentale e popolare della zona sud di Milano prima delle radicali demolizioni e coperture idriche avvenute a cavallo tra il XIX e il XX secolo. In primo piano emerge con assoluta precisione geometrica la monumentale Porta Ticinese in stile neoclassico, capolavoro dell'architetto Luigi Cagnola eretto tra il 1801 e il 1814. La struttura fungeva all'epoca da vero e proprio casello daziario, e lo scatto la immortala ancora circondata dai passaggi pedonali e stradali d'origine, con carrozze e cavalli visibili alla base. Subito dietro l'arco, sulla destra, si erge nitido il maestoso campanile trecentesco della Basilica di Sant'Eustorgio. Sullo sfondo, il tessuto urbano si dipana in un dedalo di tetti e cortili della vecchia Milano operaia e mercantile, offrendo uno spaccato unico della Cerchia dei Navigli e dei Bastioni spagnoli ancora parzialmente intatti. L'autore, Pompeo Pozzi, fu una delle figure cardine della fotografia italiana delle origini. Pittore di formazione ed editore fotografico, il suo studio in galleria a Milano era celebre per la qualità tecnica impeccabile delle sue vedute urbane e delle riproduzioni d'arte. Le sue opere sono oggi conservate nelle più prestigiose istituzioni d'Italia, tra cui il Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco.
Pompeo Pozzi, formatosi come pittore all’Accademia di Belle Arti di Brera, lavorò dal 1848 nel negozio ereditato dal padre, Luigi Valeriano, editore e negoziante di stampe. Ben presto si appassionò alla fotografia tanto da trasformarla in una solida professione e da dedicarsi con estrema perizia alla ripresa di edifici monumentali e di opere d’arte. Nel suo negozio ebbe sede la rivista di arte e di fotografia “L’Artista”, diretta da Luigi Sacchi nel 1859. Nel 1862 fu segnalato da Antonio Caimi, nella sua Memoria, come uno dei migliori artisti di Lombardia. Ebbe importanti commissioni dalla Municipalità di Milano, per la quale fotografò edifici costruiti dagli Uffici Tecnici, e dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, che lo incaricò di campagne fotografiche di documentazione dei lavori in corso per la Cattedrale. Sue fotografie furono acquistate da un diplomatico francese e si trovano oggi conservate alla Bibliothèque nationale de France e all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts de Paris.
Pompeo POZZI (Milano 1817 - 1888)
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Pompeo Pozzi, formatosi come pittore all’Accademia di Belle Arti di Brera, lavorò dal 1848 nel negozio ereditato dal padre, Luigi Valeriano, editore e negoziante di stampe. Ben presto si appassionò alla fotografia tanto da trasformarla in una solida professione e da dedicarsi con estrema perizia alla ripresa di edifici monumentali e di opere d’arte. Nel suo negozio ebbe sede la rivista di arte e di fotografia “L’Artista”, diretta da Luigi Sacchi nel 1859. Nel 1862 fu segnalato da Antonio Caimi, nella sua Memoria, come uno dei migliori artisti di Lombardia. Ebbe importanti commissioni dalla Municipalità di Milano, per la quale fotografò edifici costruiti dagli Uffici Tecnici, e dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, che lo incaricò di campagne fotografiche di documentazione dei lavori in corso per la Cattedrale. Sue fotografie furono acquistate da un diplomatico francese e si trovano oggi conservate alla Bibliothèque nationale de France e all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts de Paris.
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Pompeo POZZI (Milano 1817 - 1888)
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Pompeo Pozzi, formatosi come pittore all’Accademia di Belle Arti di Brera, lavorò dal 1848 nel negozio ereditato dal padre, Luigi Valeriano, editore e negoziante di stampe. Ben presto si appassionò alla fotografia tanto da trasformarla in una solida professione e da dedicarsi con estrema perizia alla ripresa di edifici monumentali e di opere d’arte. Nel suo negozio ebbe sede la rivista di arte e di fotografia “L’Artista”, diretta da Luigi Sacchi nel 1859. Nel 1862 fu segnalato da Antonio Caimi, nella sua Memoria, come uno dei migliori artisti di Lombardia. Ebbe importanti commissioni dalla Municipalità di Milano, per la quale fotografò edifici costruiti dagli Uffici Tecnici, e dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, che lo incaricò di campagne fotografiche di documentazione dei lavori in corso per la Cattedrale. Sue fotografie furono acquistate da un diplomatico francese e si trovano oggi conservate alla Bibliothèque nationale de France e all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts de Paris.
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