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| Riferimento: | A53984 |
| Autore | Carlo FEA |
| Anno: | 1821 |
| Zona: | Roma |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 385 x 270 mm |
| Riferimento: | A53984 |
| Autore | Carlo FEA |
| Anno: | 1821 |
| Zona: | Roma |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 385 x 270 mm |
Mappa storica di Roma che reca in calce una dedica formale a Elizabeth Foster, Duchessa di Devonshire ("Dedicata a S.E. la Sig.ra Duchessa di Devonshire, mecenate delle Arti e Scienze"), celebre figura dell'epoca che sostenne importanti scavi archeologici nel Foro Romano. La dedica è firmata da Angiolo Bonelli, banchiere ed editore romano.
In basso a sinistra è raffigurata la Lupa Capitolina che allatta i gemelli Romolo e Remo. In basso a destra è inciso un grande stemma araldico nobiliare. ai lati della mappa sono presenti due fitte colonne di testo che compongono l'indice dei monumenti, delle fabbriche e dei luoghi notevoli (divisi tra "Indice delle Fabbriche" e "Tavola delle Edificazioni rimarchevoli”).
“In basso al centro la lupa con i gemelli, a destra stemma con scritta cavendo tutus. Sotto vi è la dedica a S. E. la sig.ra Duchessa si Devonshire mecenate delle arti e scienze in segno id rispetto Angiolo Bonelli D. D. D. 117 numeri di legenda in italiano e francese. Riporta l’emiciclo di Piazza del Popolo solo dal alto del Pincio” (cfr. Marigliani, p. 314).
La pianta è inserita nella celebre pubblicazione di Carlo Fea, Descrizione di Roma e de' contorni [...] abbellita delle più interessanti vedute... In Roma: dai torchi di Crispino Puccinelli, 1822.
Acquaforte, consuete pieghe di carta, per il resto in perfetto stato di conservazione. Non descritta in Frutaz e Scaccia Scarafoni, è pubblicata in Marigliani, che la definisce come “molto rara”.
Bibliografia
C. Marigliani, Le piante di Roma nelle collezioni private, p. 314, n. 244.
Carlo FEA (Pigna 1753 - Roma 1836)
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Carlo Domenico Francesco Ignazio Fea (Pigna, 4 giugno 1753 – Roma, 18 marzo 1836) è stato un archeologo e collezionista d'arte italiano.
Originario di Buggio, frazione di Pigna (IM), si laureò in legge alla Sapienza, ma ben presto cominciò ad essere sempre più affascinato dall'archeologia: allo scopo di ottenere migliori opportunità per le sue ricerche, prese gli ordini sacri nel 1798; nei suoi scritti, tuttavia, non si qualificò mai come abate, ma sempre come avvocato. A Roma, sull'Esquilino, nel 1781 Fea scoprì la statua del Discobolo, che ricorda la celeberrima statua bronzea di Mirone, perduta. Curò l'edizione e il commento della traduzione italiana della “Geschichte der Kunst” di Johann Joachim Winckelmann, e di alcuni lavori postumi dell'erudito e antiquario Giovanni Lodovico Bianconi , “Descrizione dei circhi, particolarmente di quello di Caracalla e dei giochi in esso celebrati”, 1789. Tra le sue opere originali, “Miscellanea filologica, critica, e antiquaria” e “Descrizione di Roma”. Per motivi politici dovette rifugiarsi a Firenze: di ritorno a Roma nel 1799, fu imprigionato con l'accusa di giacobinismo dall'esercito dei Borbone di Napoli, che aveva occupato Roma mettendo fine alla Repubblica. Nominato nel maggio 1801 direttore del Museo Capitolino e Commissario delle Antichità di Roma, sotto il dominio napoleonico venne subito liberato e nominato nuovamente Commissario delle Antichità e inoltre bibliotecario presso il principe Chigi. Continuò il lavoro di Commissario anche nel periodo successivo, già sotto il pontificato di Pio VII e poi fino alla morte nel 1836. Si occupò di razionalizzare la legislazione sul commercio in antichità e sugli scavi archeologici, e intraprese opere di scavo al Pantheon e al Foro Romano. Fu uno dei protagonisti dell'opera di rientro a Roma, a partire dal 1809, delle opere sequestrate dai Francesi durante il periodo precedente (come anche il celebre scultore Antonio Canova): in particolare, propugnò la ricollocazione delle opere nei loro contesti originali, all'interno di chiese e monumenti, anziché il loro utilizzo in musei pubblici d'ispirazione europea, su ispirazione di quelli francesi o inglesi dell'epoca.
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Carlo FEA (Pigna 1753 - Roma 1836)
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Carlo Domenico Francesco Ignazio Fea (Pigna, 4 giugno 1753 – Roma, 18 marzo 1836) è stato un archeologo e collezionista d'arte italiano.
Originario di Buggio, frazione di Pigna (IM), si laureò in legge alla Sapienza, ma ben presto cominciò ad essere sempre più affascinato dall'archeologia: allo scopo di ottenere migliori opportunità per le sue ricerche, prese gli ordini sacri nel 1798; nei suoi scritti, tuttavia, non si qualificò mai come abate, ma sempre come avvocato. A Roma, sull'Esquilino, nel 1781 Fea scoprì la statua del Discobolo, che ricorda la celeberrima statua bronzea di Mirone, perduta. Curò l'edizione e il commento della traduzione italiana della “Geschichte der Kunst” di Johann Joachim Winckelmann, e di alcuni lavori postumi dell'erudito e antiquario Giovanni Lodovico Bianconi , “Descrizione dei circhi, particolarmente di quello di Caracalla e dei giochi in esso celebrati”, 1789. Tra le sue opere originali, “Miscellanea filologica, critica, e antiquaria” e “Descrizione di Roma”. Per motivi politici dovette rifugiarsi a Firenze: di ritorno a Roma nel 1799, fu imprigionato con l'accusa di giacobinismo dall'esercito dei Borbone di Napoli, che aveva occupato Roma mettendo fine alla Repubblica. Nominato nel maggio 1801 direttore del Museo Capitolino e Commissario delle Antichità di Roma, sotto il dominio napoleonico venne subito liberato e nominato nuovamente Commissario delle Antichità e inoltre bibliotecario presso il principe Chigi. Continuò il lavoro di Commissario anche nel periodo successivo, già sotto il pontificato di Pio VII e poi fino alla morte nel 1836. Si occupò di razionalizzare la legislazione sul commercio in antichità e sugli scavi archeologici, e intraprese opere di scavo al Pantheon e al Foro Romano. Fu uno dei protagonisti dell'opera di rientro a Roma, a partire dal 1809, delle opere sequestrate dai Francesi durante il periodo precedente (come anche il celebre scultore Antonio Canova): in particolare, propugnò la ricollocazione delle opere nei loro contesti originali, all'interno di chiese e monumenti, anziché il loro utilizzo in musei pubblici d'ispirazione europea, su ispirazione di quelli francesi o inglesi dell'epoca.
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