Roma - Veduta del Gran Quartiere ai Prati di Castello

Riferimento: S45918
Autore Litografia Danesi
Anno: 1895 ca.
Zona: Rione Prati
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 970 x 670 mm
900,00 €

Riferimento: S45918
Autore Litografia Danesi
Anno: 1895 ca.
Zona: Rione Prati
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 970 x 670 mm
900,00 €

Descrizione

Magnifica e rarissima fotoincisione raffigurante il quartiere Prati.

Viene realizzata in occasione del progetto per la costruzione di alcuni edifici in prossimità di Piazza Cavour, inserito nel piano regolatore del 1883 di Alessandro Viviani, incluso il palazzo dell’architetto Luigi Martinori, edificati dalla ditta Martinori – Della Bitta.

Per la datazione dell’opera, la ricerca storica è stata condotta presso l’Archivio Storico Capitolino in cui è conservato il progetto del fabbricato: risale al 13 maggio 1890 il rilascio della licenza di costruzione del palazzo alla ditta Oblieght Luigioni &C, sotto la direzione dell’architetto Martinori Luigi e la sorveglianza del Sig. Parenti Carlo. Il progetto viene presentato l’8 marzo 1890 e venne ultimato nel 1912.

I cosiddetti Prati di Castello (da Castel Sant’ Angelo) cominciano ad essere edificati dopo il 1870 e soprattutto dopo il 1879, quando venne costruita la passerella in ferro, che dalla scalinata di Ripetta portava al cosiddetto «quartiere Cahen», che prendeva il nome da una famiglia di finanzieri d’origine belga. Ma il vero slancio edilizio è legato all’inaugurazione di tre nuovi ponti (Margherita, 1891; Umberto, 1895; Cavour, 1901), che rivoluzionarono il rapporto tra la riva destra e la riva sinistra del Tevere e che collegarono facilmente il nuovo centro edilizio con il centro cittadino.

Alla fine dell’Ottocento la struttura viaria del quartiere era ormai consolidata, anche se non tutte le case erano state edificate. La strada centrale era il lungo rettifilo di via Cola di Rienzo (da piazza della Libertà a piazza Risorgimento), che era in diretto rapporto col ponte Margherita.

In questa opera figura il Ponte di Ripetta (n. 9) che venne sostituito dal Ponte Cavour, inaugurato nel 1901 e i cui lavori iniziarono nel 1896.  Pertanto, per quanto sopra detto, la presente tavola può essere datata a circa il 1895.

La tavola viene pubblicata dalla celebre Tipografia Danesi.

Michele Danesi, nato a Napoli nel 1809, si trasferì ben presto a Roma dove entrò in contatto con i maggiori artisti del tempo. Frequentò in particolare lo studio di Tommaso Minardi, dove si specializzò nell’arte della litografia. Nel 1839 aprì uno stabilimento litografico in via della Vite 20a e in via Bocca di Leone 85. Dal 1876 un nuovo laboratorio fu attivo in via dei Bagni 36 (oggi via Romagnosi).

Le notizie giunte fino a noi sullo stabilimento romano, specializzato nelle “arti fotomeccaniche”, sono a volte lacunose soprattutto per quanto riguarda l’attività e il ruolo dei singoli componenti al suo interno. Ciò è dovuto principalmente alla dispersione dell’archivio, formatosi a partire dagli anni ‘50 dell’Ottocento e distrutto da un incendio nel 1894. La ricostruzione fu molto rapida, ma in quella occasione si perdettero, oltre alle lastre e a tutti i macchinari da lavoro, molti documenti importanti sull’attività del laboratorio e testimonianze fotografiche sulla Roma ottocentesca.

Leggere ossidazioni, per il resto in ottimo stato di conservazione. Raro e prezioso documento sul Rione Prati.

Litografia Danesi (attiva a Roma 1839-1979)

Famiglia attiva a Roma dagli inizi dell'Ottocento nel campo della riproduzione, in particolare fotografica. Michele, nato a Napoli nel 1809, ben presto si trasferì a Roma dove si avviò agli studi artistici frequentando lo studio di Tommaso Minardi (1818-1832). L'importanza dell'incisione, che nell'insegnamento accademico della storia dell'arte assolveva allora il ruolo informativo oggi affidato alla fotografia, lo portò a riflettere sull'utilità e la funzione culturale di tutti i sistemi di riproduzione dell'immagine, problema cui era destinato ad offrire risposte concrete e contributi di grande raffinatezza tecnica. Già nel 1839 aprì a Roma - in via della Vite 22A, angolo via del Gambero 16 e in via Bocca di Leone 85 - uno stabilimento litografico che, per diversi anni, fu il solo attivo in città. Fra le litografie legate all'editoria dell'epoca si ricordano in particolare centoventi tavole che accompagnano e illustrano i due volumi di Antiche opere di plastica discoperte, raccolte e dichiarate dal marchese G. Pietro Campana romano (Roma 1851), realizzate su disegni dello stesso Danesi. L'avvento della fotografia, specie nel periodo del collodio (dal 1851), dischiuse nuove possibilità alla giovane ditta che dei risultati del nuovo mezzo si avvalse quale surrogato del disegno preparatorio, con l'implicito vantaggio di una riduzione dei tempi di produzione e, come risvolto commerciale, di una conseguente diminuzione dei prezzi di vendita al pubblico. Con straordinaria precocità, avvalendosi delle calotipie del lombardo S. Lecchi, aveva pubblicato (con il titolo Ruine di Roma dopo l'assedio del 1849) una serie di quattro tavole litografiche (Miraglia, 1982). A partire dal 1855, secondo una notizia che si desume dall'Indicatore romano di quell'anno, Michele cominciò ad interessarsi personalmente alla fotografia; fu fra i primi, se non addirittura il primo fotografo romano a chiedere e ad ottenere, con estrema sollecitudine, il nulla osta necessario a continuare la propria professione di fotografo. Nel 1887 Michele viaggiò a Portici, presso la natia Napoli, dove, malauguratamente, rimase vittima del grande colera che funestò la città proprio quell'anno. Ne dà notizia Il Cracas-Diario di Roma del 4-8 sett. 1887 con queste parole: "È morto a Napoli Michele Danesi romano, che per primo introdusse in Roma le arti della litografia e della fotografia e creò in Italia la nuova arte della fototipia". Camillo (m. 1900) e Cesare (1845-1926), i figli che già Michele si era associati in vita, ne seguirono ed incrementarono egregiamente l'attività stabilendo, fra l'altro, proficui e prestigiosi rapporti di collaborazione con la Regia Calcografia e con il Vaticano. Nel 1894, per i meriti guadagnati con la loro attività presso la Calcografia, G. Baccelli, allora ministro della Pubblica Istruzione, assegnò a Camillo e Cesare una medaglia d'oro per benemerenza. Purtroppo, nello stesso 1894 un immane incendio cagionò danni gravissimi allo stabile della ditta; in esso andarono completamente distrutti i macchinari e i torchi litografici, le apparecchiature fotografiche e il prezioso archivio che, iniziato nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, era allora particolarmente cospicuo. Remo Danesi Hinna (Roma, 14 maggio 1879-20 apr. 1937), figliastro di Cesare, continuò a dirigere la ditta e dopo di lui, nella generazione successiva, i suoi figli Luciano (10 marzo 1911-16 giugno 1977) e Giorgio (nato a Roma, 6 apr. 1913) con il quale la ragione sociale si sciolse definitivamente nel 1979. Bibliografia: Marina Miraglia - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 32 (1986).

Litografia Danesi (attiva a Roma 1839-1979)

Famiglia attiva a Roma dagli inizi dell'Ottocento nel campo della riproduzione, in particolare fotografica. Michele, nato a Napoli nel 1809, ben presto si trasferì a Roma dove si avviò agli studi artistici frequentando lo studio di Tommaso Minardi (1818-1832). L'importanza dell'incisione, che nell'insegnamento accademico della storia dell'arte assolveva allora il ruolo informativo oggi affidato alla fotografia, lo portò a riflettere sull'utilità e la funzione culturale di tutti i sistemi di riproduzione dell'immagine, problema cui era destinato ad offrire risposte concrete e contributi di grande raffinatezza tecnica. Già nel 1839 aprì a Roma - in via della Vite 22A, angolo via del Gambero 16 e in via Bocca di Leone 85 - uno stabilimento litografico che, per diversi anni, fu il solo attivo in città. Fra le litografie legate all'editoria dell'epoca si ricordano in particolare centoventi tavole che accompagnano e illustrano i due volumi di Antiche opere di plastica discoperte, raccolte e dichiarate dal marchese G. Pietro Campana romano (Roma 1851), realizzate su disegni dello stesso Danesi. L'avvento della fotografia, specie nel periodo del collodio (dal 1851), dischiuse nuove possibilità alla giovane ditta che dei risultati del nuovo mezzo si avvalse quale surrogato del disegno preparatorio, con l'implicito vantaggio di una riduzione dei tempi di produzione e, come risvolto commerciale, di una conseguente diminuzione dei prezzi di vendita al pubblico. Con straordinaria precocità, avvalendosi delle calotipie del lombardo S. Lecchi, aveva pubblicato (con il titolo Ruine di Roma dopo l'assedio del 1849) una serie di quattro tavole litografiche (Miraglia, 1982). A partire dal 1855, secondo una notizia che si desume dall'Indicatore romano di quell'anno, Michele cominciò ad interessarsi personalmente alla fotografia; fu fra i primi, se non addirittura il primo fotografo romano a chiedere e ad ottenere, con estrema sollecitudine, il nulla osta necessario a continuare la propria professione di fotografo. Nel 1887 Michele viaggiò a Portici, presso la natia Napoli, dove, malauguratamente, rimase vittima del grande colera che funestò la città proprio quell'anno. Ne dà notizia Il Cracas-Diario di Roma del 4-8 sett. 1887 con queste parole: "È morto a Napoli Michele Danesi romano, che per primo introdusse in Roma le arti della litografia e della fotografia e creò in Italia la nuova arte della fototipia". Camillo (m. 1900) e Cesare (1845-1926), i figli che già Michele si era associati in vita, ne seguirono ed incrementarono egregiamente l'attività stabilendo, fra l'altro, proficui e prestigiosi rapporti di collaborazione con la Regia Calcografia e con il Vaticano. Nel 1894, per i meriti guadagnati con la loro attività presso la Calcografia, G. Baccelli, allora ministro della Pubblica Istruzione, assegnò a Camillo e Cesare una medaglia d'oro per benemerenza. Purtroppo, nello stesso 1894 un immane incendio cagionò danni gravissimi allo stabile della ditta; in esso andarono completamente distrutti i macchinari e i torchi litografici, le apparecchiature fotografiche e il prezioso archivio che, iniziato nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, era allora particolarmente cospicuo. Remo Danesi Hinna (Roma, 14 maggio 1879-20 apr. 1937), figliastro di Cesare, continuò a dirigere la ditta e dopo di lui, nella generazione successiva, i suoi figli Luciano (10 marzo 1911-16 giugno 1977) e Giorgio (nato a Roma, 6 apr. 1913) con il quale la ragione sociale si sciolse definitivamente nel 1979. Bibliografia: Marina Miraglia - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 32 (1986).