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| Riferimento: | S35720 |
| Autore | Giovanni MAGGI |
| Anno: | 1600 ca. |
| Zona: | Castel Sant'Angelo |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 157 x 212 mm |
| Riferimento: | S35720 |
| Autore | Giovanni MAGGI |
| Anno: | 1600 ca. |
| Zona: | Castel Sant'Angelo |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 157 x 212 mm |
Acquaforte, 1600, della serie: "Ornamenti di Fabriche Antichi et Moderni Dell'Alma Citta di Roma con le sue dichiarazione fatti da Bartolommeo Rossi fiorentino…parte seconda" edita a Roma da Andrea Vaccari nel 1600.
L'incisione è insolita tra le vedute romane stampate dell'epoca, in quanto la sua genesi apparente è quella di un'opera personale o professionale, a differenza di una stampa concepita unicamente per compiacere il gusto dei pellegrini o dei turisti a Roma. La bancarella di Andrea Vaccari alla Zecca Vecchia, a due passi da Castel Sant'Angelo, avrebbe offerto allo stampatore proprio la vista del monumento qui raffigurato.
L'opera contiene 24 incisioni all'acquaforte, incluso il frontespizio architettonico, realizzate da Giovanni Maggi, il cui nome è riportato in calce al frontespizio: "Ioannes maius Romanus delineauit anno Iubilei MDC". Ciascuna incisione è corredata di una didascalia in calce, che riporta o semplicemente il nome e la posizione del monumento, oppure anche una descrizione di carattere storico. L'opera è molto rara.
Michael Bury discute dell'incisione nel suo eccellente The Print in Italy 1550-1620 : “The Mausoleum of the Emperor Hadrian was, as the inscription [in Latin and in Italian] in the lower margin tells us, converted into a papal fortress in the Middle Ages. The great round tower of Pope Alexander VI (1492-1503) controlled the important Tiber crossing represented by the Ponte Sant’Angelo and guarded the entrance to the Borgo, the area of the city between St. Peter’s and the river. This was probably the plate listed in the Vaccari stocklist of 1614: ‘Castel di S. Angelo come si vede hoggidi, intagliato da Gio. Maggio’ (Ehrle, 1908, p. 62, l. 291). Lorenzo Vaccari had been a significant competitor of Lafreri in Rome in the 1570s. His sons Andrea and Michelangelo continued the family business from their shop ‘at the sign of the golden Palm’ (‘all’insegna della Palma d’Oro’) in the via de’ Banchi Nuovi, opposite San Giuliano in Banchi at Monte Giordano. Compared to earlier comparable material representing monuments of ancient and modern Rome, this is a rather crude and perfunctory performance. It fits with the relative informality of what others at the time were publishing, such as the topographical etchings issued by Nicholas van Aelst. But although curiously isolated against a blank background and with a strong element of fantasy in the enormously exaggerated size of the papal banners flying from the towers, this does record rather accurately the appearance of the fortress, the bridge and the piazza del Ponte. The view of the fish market (Pescaria), the shops and especially of the place of execution (Luogo di giustitia) with its display of severed heads, provides a rare opportunity to see something of what these less imposing aspects of Roman life looked like” (M. Bury, The Print in Italy 1550-1620 pp. 140-1, n. 88).
Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, ampli margini, in ottimo stato di conservazione.
Bibliografia
Nagler G.K., Neues Allgemeines Künstler-Lexikon, V. 8 p. 183, n. 15; Le Blanc C., Manuel de L'amateur D'estampes, V. 2 p. 585, n. 85.
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Nato intorno al 1566, probabilmente a Roma, è ricordato da Giovanni Baglione come "dipintore, et intagliatore all'acqua forte", "virtuoso in diverse materie; et intendente anche d'architettura" con una "vena di Poesia in cose burlesche". Non si conosce nulla della sua formazione artistica, maturata durante il pontificato di Sisto V (1585-90) forse a contatto con un intagliatore straniero, e assai scarse sono anche le notizie relative alla biografia.
Dai documenti conservati presso l'Archivio dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon, risulta inoltre che il 9 genn. 1611 il M. fu ammesso, in qualità di pittore e su presentazione di Durante Alberti, alla Congregazione di S. Giuseppe, a riprova del pieno riconoscimento del suo status di artista. La sua produzione di incisioni, mostra la predilezione per le vedute urbane e le rappresentazioni architettoniche: 1608 Edifizi antichi e moderni di Roma e la Facciata di S. Pietro; la veduta dell'interno di S. Pietro con la canonizzazione di Carlo Borromeo; i disegni per le trenta Stampe colle pitture e statue degli altari di diverse chiese di Roma e per la grande pianta prospettica di Roma, intagliate da Matteo Greuter e stampate da Paolo Maupin. Ma il Maggi, a testimonianza del suo temperamento eclettico, fu anche autore di un'opera assai singolare: si tratta di una raccolta di tavole suddivisa in 4 volumi con la rappresentazione di numerose fogge di bicchieri caratterizzati da stili compositi, forme insolite e stravaganti, con infinite variazioni sul tema. Intorno all'inizio del terzo decennio del secolo, forse mentre lavorava ancora alla grande pianta della città, il Maggi morì, a Roma, in ristrettezze economiche, "con poca comodità, sopra il corso de gli anni cinquanta" (Baglione, p. 394).
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Nato intorno al 1566, probabilmente a Roma, è ricordato da Giovanni Baglione come "dipintore, et intagliatore all'acqua forte", "virtuoso in diverse materie; et intendente anche d'architettura" con una "vena di Poesia in cose burlesche". Non si conosce nulla della sua formazione artistica, maturata durante il pontificato di Sisto V (1585-90) forse a contatto con un intagliatore straniero, e assai scarse sono anche le notizie relative alla biografia.
Dai documenti conservati presso l'Archivio dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon, risulta inoltre che il 9 genn. 1611 il M. fu ammesso, in qualità di pittore e su presentazione di Durante Alberti, alla Congregazione di S. Giuseppe, a riprova del pieno riconoscimento del suo status di artista. La sua produzione di incisioni, mostra la predilezione per le vedute urbane e le rappresentazioni architettoniche: 1608 Edifizi antichi e moderni di Roma e la Facciata di S. Pietro; la veduta dell'interno di S. Pietro con la canonizzazione di Carlo Borromeo; i disegni per le trenta Stampe colle pitture e statue degli altari di diverse chiese di Roma e per la grande pianta prospettica di Roma, intagliate da Matteo Greuter e stampate da Paolo Maupin. Ma il Maggi, a testimonianza del suo temperamento eclettico, fu anche autore di un'opera assai singolare: si tratta di una raccolta di tavole suddivisa in 4 volumi con la rappresentazione di numerose fogge di bicchieri caratterizzati da stili compositi, forme insolite e stravaganti, con infinite variazioni sul tema. Intorno all'inizio del terzo decennio del secolo, forse mentre lavorava ancora alla grande pianta della città, il Maggi morì, a Roma, in ristrettezze economiche, "con poca comodità, sopra il corso de gli anni cinquanta" (Baglione, p. 394).
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