Prospetto del Palazzo Pontificio di Loreto del nuovo Campanile, e Facciata della Basilica Lauretana

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Riferimento: A54262
Autore Giuseppe VASI
Anno: 1752
Zona: Loreto
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 975 x 650 mm
1.800,00 €

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Riferimento: A54262
Autore Giuseppe VASI
Anno: 1752
Zona: Loreto
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 975 x 650 mm
1.800,00 €

Descrizione

Acquaforte, 1752, firmata e datata in lastra in basso.

Bellissima prova, due lastre impresse su altrettanti fogli di carta vergata coeva uniti al centro, con sottili margini, strappi restaurati visibili al verso, nel complesso in buono stato di conservazione.

La maestosa opera venne commissionata a Giuseppe Vasi direttamente dalla Santa Casa, che lo incaricò di rappresentare il Santuario con le modifiche apportate da Luigi Vanvitelli, ultimate nel 1751.

L'incisione riproduce il palazzo Apostolico ed il campanile della basilica di Loreto con, in alto, La Madonna di Loreto, con il bambino, sulla Santa Casa trasportata dagli angeli. Lo sfondo è dominato dal prospetto a doppio portico del Palazzo Pontificio e a destra della facciata della Basilica Lauretana. In primo piano la processione si avvia alla Basilica.

Il campanile della basilica di Loreto fu commissionato da papa Benedetto XIV (1740-1758) all'architetto Luigi Vanvitelli; nel 1751 l'architetto curò il completamento del loggiato bramantesco del Palazzo Apostolico e del braccio del portico, annettendovi il nuovo campanile. In basso, sotto l'immagine, una scritta celebra la nuova costruzione: "Prospetto del Palazzo pontificio di Loreto/ del nuovo Campanile, e facciata della Basilica Lauretana/ il tutto fatto ristorare, e perfezionare/ dalla San.tà di N.ro Sig.re Papa Benedetto XIV l'anno 1752."

L'incisione, disegnata ed incisa su rame da Giuseppe Vasi, fu fatta pubblicare dalla Santa Casa durante i lavori per la costruzione del campanile; ne furono messe in vendita 300 copie al principio del 1773 ma la vendita non andò come previsto e dopo tre anni ne erano rimaste invendute 160 copie.

Secondo un'antica tradizione, oggi comprovata dalle ricerche storiche e archeologiche, la Santa Casa è proprio la casa di Nazareth in cui Maria nacque, fu educata e ricevette l'annuncio angelico. La casa era costituita da una camera in muratura composta da tre pareti in pietra poste a chiusura di una grotta scavata nella roccia. La grotta è tuttora venerata a Nazareth, nella Basilica dell’Annunciazione, mentre le tre pareti di pietra, secondo la tradizione, nel 1294 furono trasportate a Loreto quando i crociati furono espulsi dalla Palestina. Documenti e scavi archeologici vanno confermando l'ipotesi che le pareti della Santa Casa sono state trasportate a Loreto su una nave, per iniziativa della nobile famiglia Angeli, che regnava sull'Epiro. Dalla metà del 1400, per proteggere queste umili mura di pietra e per accogliere la crescente folla di pellegrini in visita alla sacra reliquia, a Loreto iniziarono i lavori per la costruzione del magnifico santuario. Il rivestimento marmoreo che avvolge le pareti della Santa Casa, voluto da papa Giulio II e realizzato su disegno del Bramante (1507) è considerato uno dei più grandi capolavori scultorei dell'arte rinascimentale. Da allora grandi artisti si sono succeduti nei secoli per abbellire il santuario la cui fama si è diffusa rapidamente in tutto il mondo divenendo meta privilegiata di milioni di pellegrini: da Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio che dipinse la Sala del Tesoro e la cupola, a Francesco Selva che decorò l’Atrio della Sacrestia, mentre Tiburzio Vergelli costruì il maestoso battistero. A completamento dei lavori, Carlo Maderno creò nel 1600 la fontana che orna la piazza del santuario, mentre nel ‘700 Luigi Vanvitelli realizzò il campanile che svetta sul lato sinistro della basilica.

 

Bibliografia

Scalabroni L., Giuseppe Vasi, n. 418, p. 119; Floriano Grimaldi, Il libro lauretano (secoli XV-XIII), Loreto 1994, pag. 241.

Giuseppe VASI (Corleone, 27 Agosto 1710 - Roma, 16 Aprile 1782)

Pittore e incisore italiano. Dopo aver completato gli studi classici, si dedicò all’arte della stampa a Palermo, probabilmente studiando presso il Collegio Carolino, fondato dai Gesuiti nel 1728, e nel quale Francesco Ciché (prima del 1707; Palermo, 1742) insegnava. Vasi era già un incisore famoso quando, nel 1736, contribuì ad illustrare La reggia in trionfo di Pietro La Placa, in cui si descrivevano le feste celebratesi a Palermo per l’incoronazione di Carlo III di Napoli (futuro Carlo III di Spagna). Lo stesso anno, Vasi si trasferì a Roma dove, in quanto proveniente dal regno di Napoli, gli venne subito offerta la protezione dell’Ambasciatore, il Cardinal Troiano Aquaviva d’Aragona (1694 - 1747). A Roma incontrò altri artisti che lavoravano per lo stesso mecenate: Sebastiano Conca, Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga. È su questo sfondo che l’opera romana di Vasi, durante la sua permanenza al Palazzo Farnese, dovrebbe essere considerata: il suo monopolio come incisore dei documenti romani del monarca, le lastre per i festival della “Chinea” e gli archi trionfali eretti di fronte ai giardini del Palatino in occasione della temporale sovranità su Roma.

Giuseppe VASI (Corleone, 27 Agosto 1710 - Roma, 16 Aprile 1782)

Pittore e incisore italiano. Dopo aver completato gli studi classici, si dedicò all’arte della stampa a Palermo, probabilmente studiando presso il Collegio Carolino, fondato dai Gesuiti nel 1728, e nel quale Francesco Ciché (prima del 1707; Palermo, 1742) insegnava. Vasi era già un incisore famoso quando, nel 1736, contribuì ad illustrare La reggia in trionfo di Pietro La Placa, in cui si descrivevano le feste celebratesi a Palermo per l’incoronazione di Carlo III di Napoli (futuro Carlo III di Spagna). Lo stesso anno, Vasi si trasferì a Roma dove, in quanto proveniente dal regno di Napoli, gli venne subito offerta la protezione dell’Ambasciatore, il Cardinal Troiano Aquaviva d’Aragona (1694 - 1747). A Roma incontrò altri artisti che lavoravano per lo stesso mecenate: Sebastiano Conca, Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga. È su questo sfondo che l’opera romana di Vasi, durante la sua permanenza al Palazzo Farnese, dovrebbe essere considerata: il suo monopolio come incisore dei documenti romani del monarca, le lastre per i festival della “Chinea” e gli archi trionfali eretti di fronte ai giardini del Palatino in occasione della temporale sovranità su Roma.