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| Riferimento: | S24519 |
| Autore | Valerio SPADA |
| Anno: | 1650 |
| Zona: | Firenze |
| Luogo di Stampa: | Firenze |
| Misure: | 1205 x 415 mm |
| Riferimento: | S24519 |
| Autore | Valerio SPADA |
| Anno: | 1650 |
| Zona: | Firenze |
| Luogo di Stampa: | Firenze |
| Misure: | 1205 x 415 mm |
In alto al centro, in un nastro, il titolo: VEDUTA DELLA CITTÀ DI FIRENZE DAL MURICCIUOLO DEL PRATO DÈ PADRI DI SAN FRANCESCO AL MONTE. Nel cartiglio sorretto da angeli ed ornato con tralci di fogliame e simboli della guerra, troviamo la dedica: AL SER:mo P[RI]N[CI]PE LEOPOLDO DI TOSCANA Seren: P[ri]n[ci]pe AVENDO io p[er] proprio diletto intrapreso à delineare la presente veduta della Città di Firenze, nella quale più che in ogni altra, a mio credere si scuoprono minutamente non meno i più riguardevoli edifizzi della stessa Città, che un grandissimo numero delle Ville, che le stanno sparse dintorno, mi son risoluto a stamparla sotto l’eccelso nome di V. A. Di qui mi fò animo a sperare, che q[ue].a mia debol fatica esposta à raggi della sua generosa beneficenza sia p[er] ricevere il suo vero lume, il q[ua]le rompendo le troppo spesse ombre, che v’appariscono della mia ignoranza sia per renderla men difettosa agli occhi di chiunque è per riguardarla. Supplico pertanto la V. A. ad aggradire quest’atto del mio umilissimo ossequio, e a farmi godere gli effetti della sua gran protezione, sotto la quale resto Di V. A. Serenissima Umilissimo Servitore Valerio Spada. Lungo il bordo inferiore una legenda alfanumerica, disposta su dieci colonne, di quarantaquattro rimandi (A-Z), (1-21) a luoghi e monumenti notabili.
Famosa e ricercata veduta di Firenze che descrive l’intera città dal Belvedere alla Zecca includendo le colline e la città di Fiesole. Dipinge la città ripresa dal muricciolo del prato de’ padri di San Francesco al monte, chiesa sita poco sotto l’odierno Piazzale Michelangelo. In primo piano scene pastorali e di genere dietro le quali si staglia il panorama di Firenze, su cui campeggia la cupola del Brunelleschi.
Si tratta di una delle prospettive più affascinanti della storia del racconto grafico di Firenze. Tipica è anche, su tutta la rappresentazione, la finezza del tratto e l’assoluta maestria della visione prospettica, nonché la precisione della legenda, posta sul margine inferiore, che fa corrispondere a precisi riferimenti numerici tracciati sul disegno le indicazioni dei principali monumenti della città raffigurata.
“L'immagine della città è racchiusa entro un ricco ed elaborato apparato decorativo. In alto il nastro del cartiglio, festoni di foglie, e creature fantastiche circondano la dedica. Due alberi che entrano con la loro chioma nel campo della veduta fungono da quinte laterali. In primo piano, sopra lo zoccolo della legenda si svolgono scene di vita campestre, animate da una varietà di vegetazione, animali e figure umane, compresa quella dell'artista al lavoro al muricciolo che compare nel titolo, forse una citazione della "veduta della catena". La veduta dello Spada si inserisce nel solco di una lunga tradizione iconografica. Aderisce alla richiesta del tempo è l'affermazione contenuta nella dedica, ma del tutto velleitaria, di rappresentare in modo più esaustivo di ogni altra la realtà cittadina, della quale le ville sulle colline sembrano far parte integrante. Rompe invece con la tradizione precedente la scelta di ribaltare il punto di vista tradizionale dalle alture di Sud Ovest a quelle di Sud Est, per incontrare perciò la città come il fiume che scende a valle. In questo inusuale approccio si offrono pertanto primi alla vista edifici sacrificati nelle vedute precedenti, come la chiesa di Santa Croce e il ponte a Rubaconte, mentre la volontà documentaria dell'artista propone all'attenzione, segnalandoli con il richiamo, oltre ai consueti landmarks, chiese, porte e palazzi, un buon numero di conventi e edifici più ordinari, come lo sfogatoio delle fonti e il tiratoio dell'Arte della lana. La cupola del Duomo mantiene la sua centralità, ma la veduta nel suo complesso appare ormai sganciata dal supporto di una costruzione controllata metricamente e si sbilancia verso gli interessi più propri del vedutismo” (cfr. Lucia Nuti in Atlante storico iconografico delle città toscane, http://asict.arte.unipi.it/index.html/scheda_indice.php?loc=Firenze&op_s=457&page=12).
Acquaforte, metà del XVII secolo, firmata in lastra in alto nel cartiglio.
Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva (due fogli reali uniti), lievi pieghe di carta, rifilata al rame o con sottile margine, restauro perfettamente eseguito nella parte inferiore, per il resto in ottimo stato di conservazione.
Valerio Spada fu allievo, a Firenze, di Lorenzo Lippi; divenne un fine incisore e calligrafo, tanto da meritarsi la stima di Cosimo III de Medici.
Ottimo esemplare.
Bibliografia
Phyllis Deaborn Massar, The Prints of Valerio Spada, in “Print Quarterly” Vol. III, Num. 3 (1986) pp. 217-238 e Vol. IV, Num. 1 (1987), pp. 19-39; Boffito, Mori, 1973, p.61-62; Fanelli, 1973, p.136; Fanelli, 1980, pp.271-272; Orefice, 1993, p.19; Nuti, 1994 (c); Mazzotta, 1998, p.20; Rinaldi, 2008, pp.51-5
Valerio SPADA (Colle di Val d'Elsa 1613-1688)
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Fu un celeberrimo calligrafo, ma anche un abile disegnatore e intagliatore in rame con bulino, e acquaforte. Si affermò come come disegnatore e scenografo di corte, a cui si deve, tra l’altro, la scena finale (Il giardino di Venere) dell’opera di Gianbattista Moniglia L’Ercole in Tebe, rappresentata alla Pergola nel 1661, in occasione delle nozze tra Cosimo III dei Medici e Margherita Luisa d’Orléans.
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Valerio SPADA (Colle di Val d'Elsa 1613-1688)
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Fu un celeberrimo calligrafo, ma anche un abile disegnatore e intagliatore in rame con bulino, e acquaforte. Si affermò come come disegnatore e scenografo di corte, a cui si deve, tra l’altro, la scena finale (Il giardino di Venere) dell’opera di Gianbattista Moniglia L’Ercole in Tebe, rappresentata alla Pergola nel 1661, in occasione delle nozze tra Cosimo III dei Medici e Margherita Luisa d’Orléans.
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