| Riferimento: | S49238.128 |
| Autore | Georg BRAUN & Franz HOGENBERG |
| Anno: | 1575 ca. |
| Zona: | Algeri |
| Luogo di Stampa: | Anversa e Colonia |
| Misure: | 495 x 350 mm |
| Riferimento: | S49238.128 |
| Autore | Georg BRAUN & Franz HOGENBERG |
| Anno: | 1575 ca. |
| Zona: | Algeri |
| Luogo di Stampa: | Anversa e Colonia |
| Misure: | 495 x 350 mm |
Pianta a volo d’uccello della città di Algeri, pubblicata per la prima volta nel secondo volume del Civitates Orbis Terrarum, edito nel 1575.
Si tratta di una fedele replica di un modello precedente, recentemente individuato in B/R: “Si tratta di una grande pianta, stampata su quattro fogli uniti, pubblicata a Venezia nel 1573, con privilegio pontificio decennale, e privilegio ventennale del Senato di Venezia e di Alfonso a Stuniga. Il lungo cartiglio, che contiene la dedica a Filippo II di Spagna, esplicita che l’immagine di Algeri e quella disegnata da Ioannes Paciceus (it. Giovanni Pacheco), e accresciuta e corretta da Alfonsus a Stuniga (it. Alfonso Zuniga, o Zunica, Sunica, de Stuniga), Hispanus, ovvero spagnolo anche lui come Pacheco. Riguardo il Pacheco, presso l’Archivio di Stato di Mantova e conservato un interessante e prezioso documento: la lettera che Giovanni Pacheco, in data 6 ottobre 1571 invia al principe di Mantova Vincenzo Gonzaga, per accompagnare il dono dell’incisione di Algeri. La data, dunque, costituisce il terminus ante quem dell’opera. Non abbiamo reperito alcuna notizia circa Alfonso Zuniga. Presumiamo che appartenga alla famiglia Zunica che, originaria della Spagna, fu portata a Napoli nel 1514 da Cristofaro Zuniga. La famiglia nobiliare si divide poi in molti rami. Si ha notizia di un Alfonso Zuniga, capitano di cavalleria, che nel 1532 ottenne in dono il feudo di Pescomaggiore e di Felitto per aver sedato la rivolta dei cittadini aquilani contro gli spagnoli. (cfr. Candida Gonzaga, Memorie delle Famiglie Nobili delle Provincie Meridionali d’Italia, vol 2, p. 210; e P. Cavallo, La Storia dietro gli scudi, vol. 3 – s. v. Zunica). La veduta e molto ricca di dettagli e precisa nelle indicazioni; senza dubbio si tratta della rappresentazione più completa di Algeri del XVI secolo, non sorprende, quindi, che diventerà il modello iconografico di tutta la produzione successiva, da Duchetti-Brambilla, a Cartaro, a Florimi. Lo stesso modello, di formato ridotto, e pubblicato da Braun & Hogenberg nel secondo libro (1575) del Civitates Orbis Terrarum, che ricalca solo la rubrica in italiano. Monchicourt, che evidentemente non conosceva questa grande veduta dello Stunica, a proposito di Algeri di Braun & Hogenber, aveva avanzato l’ipotesi che questa - o un’altra pianta analoga - potesse essere uno dei due “disegni” di Algeri – “uno a mano, et l’altro stampato” - che i cavalieri Francesco Lanfreducci e Gian Ottone Bosio, dichiarano di aver utilizzato per il loro rapporto presentato al Gran Maestro di Malta nel 1587. Infatti, nessuno dei due aveva mai visitato Algeri, pertanto il rapporto, come da loro stessi dichiarato, era un’opera di compilazione basata a partire dai racconti dei prigionieri corredata da due piante che si trovavano allegate alla relazione, ma che sono andate smarrite. La città e rappresentata in forma di trapezio, con il lato più lungo parallelo alla linea di costa. Lungo gli altri tre lati, un fossato pieno d’acqua costeggia le mura interrotte, a intervalli regolari, da torri quadrate e, nei punti strategicamente più importanti, da bastioni a forma di cuneo. A partire dall’angolo di destra, e seguendo le mura dal lato di terra, si incontra: il Baluardo de Baluet (cioe il Bastione di Bāb al-Wěd); il Baluardo Novo eretto da da Yahyā Raīs: i due baluardi nuovi della Alcazaba, ed il baluardo di Bāb’Azūn nell’angolo opposto a quello di Baluet. Dalla parte del mare si trovano il baluardo di Cochiaperi e quello della Marina. Ben visibili sono anche le porte turrite dell’arsenale, comprese tra questi due bastioni. Nell’agglomerato urbano, si distinguono cinque moschee. La qasba, Alcazaba, e rappresentata nella parte superiore della città, separata dal resto della città da un muro. Molto accurata e l’immagine del Palazzo del Re, e della rete viaria, coi nomi delle strade che si riferiscono alle varie attività commerciali esercitate, così troviamo la “strada degli orefici”, la strada d’i spadari” ecc. All’esterno delle mura, si distinguono tre fortezze, diverse per forma e importanza: il Castello imperiale, o vero Burchio, vicino al quale si eleva il Castello Nuovo, in forma di stella; infine, un Castrum novum anno 1569 perfectum” (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, pp. 476-479).
Il Civitates Orbis Terrarum è il primo atlante devoto esclusivamente alle piante e vedute delle principali città del mondo. Stampato in sei volumi tra il 1572 ed il 1617 ebbe grande fortuna e diffusione, tanto che ne furono stampate diverse edizioni tradotte in latino, tedesco e francese.
Il primo volume delle Civitates Orbis Terrarum fu pubblicato a Colonia nel 1572. Il sesto e ultimo volume apparve nel 1617. Questo grande atlante di città – cartografia urbana - curato da Georg Braun e inciso in gran parte da Franz Hogenberg, conteneva 546 prospettive, vedute a volo d'uccello e vedute cartografiche di città di tutto il mondo. Franz Hogenberg realizzò le tavole dei primi quattro volumi e Simon van den Neuwel (Novellanus, attivo dal 1580) quelle dei volumi V e VI.
Georg Braun (1541-1622), un ecclesiastico di Colonia, fu il principale redattore dell'opera e fu molto aiutato nel suo progetto dalla vicinanza e dal continuo interesse di Abraham Ortelius, il cui Theatrum Orbis Terrarum del 1570 fu, come raccolta sistematica e completa di mappe di stile uniforme, il primo vero atlante. Le Civitates, in effetti, erano destinate ad accompagnare il Theatrum, come indicato dalla somiglianza dei titoli e dai riferimenti contemporanei sulla natura complementare delle due opere. Tuttavia, le Civitates erano progettate per avere un approccio più popolare, senza dubbio perché la novità di una raccolta di piante e vedute di città rappresentava un'impresa commerciale più rischiosa di un atlante mondiale, per il quale c'erano stati diversi precedenti di successo. Franz Hogenberg (1535-1590) era figlio di un incisore di Monaco che si era stabilito a Malines. Incise la maggior parte delle tavole del Theatrum di Ortelius e la maggior parte di quelle delle Civitates, e potrebbe essere anche indicato come il responsabile dell'origine del progetto.
Oltre un centinaio di artisti e cartografi diversi, il più importante dei quali fu l'artista di Anversa Georg Hoefnagel (1542-1600), fornirono i disegni per le tavole delle Civitates. Hoefnagel non solo contribuì alla maggior parte del materiale originale per le città spagnole e italiane, ma rielaborò e modificò anche quello di altri collaboratori. Dopo la morte di Hoefnagel, il figlio Jakob continuò il lavoro per le Civitates.
Gli autori della raccolta si proponevano di raffigurare "non icones et typi urbium", cioè non immagini generiche e tipizzate, "sed urbes ipsae admirabili caelaturae artificio, spectantium oculis subiectae appareant": non intendeva alludere o idealizzare, ma rappresentare fedelmente sulla carta, riprodurre esattamente, e in tempo reale, ciò che l'occhio vede, come annunciato nella prefazione al primo volume delle Civitates Orbis Terrarum.
Acquaforte, finemente colorata a mano, in ottimo stato di conservazione.
Bibliografia
van der Krogt 41:1.2
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George Braun (1541-1622), chierico di Colonia, fu il principale curatore dell’opera in VI volumi "Civitates Orbis Terrarum" che contiene oltre 500 prospettive, viste a volo d'uccello e mappe di città di tutto. L’ultimo volume fu pubblicato nel 1617, 5 anni prima della morte di Braun. L’ opera è stata ispirata dalla Cosmographia di Sebastian Münster, mentre nell’impaginazione si rifà al Theatrum orbis terrarum di Abraham Ortelius. Frans Hogenberg (Monaco di Baviera 1535-1590) realizzò le tavole per i volumi dal I al IV, e Simon van den Neuwel quelli per i volumi V e VI. Collaborarono, inoltre, Georg Hoefnagel, Daniel Freese, e Heinrich Rantzau. Dopo il 1618 le lastre divennero di proprietà di Abraham Hogenberg, che s’incaricò delle successive riedizioni. Alla sua morte, le lastre vennero acquistate da Jan Jansson il quale pubblicò un’edizione ampliata in otto volumi, riedita a sua volta negli anni successivi.
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George Braun (1541-1622), chierico di Colonia, fu il principale curatore dell’opera in VI volumi "Civitates Orbis Terrarum" che contiene oltre 500 prospettive, viste a volo d'uccello e mappe di città di tutto. L’ultimo volume fu pubblicato nel 1617, 5 anni prima della morte di Braun. L’ opera è stata ispirata dalla Cosmographia di Sebastian Münster, mentre nell’impaginazione si rifà al Theatrum orbis terrarum di Abraham Ortelius. Frans Hogenberg (Monaco di Baviera 1535-1590) realizzò le tavole per i volumi dal I al IV, e Simon van den Neuwel quelli per i volumi V e VI. Collaborarono, inoltre, Georg Hoefnagel, Daniel Freese, e Heinrich Rantzau. Dopo il 1618 le lastre divennero di proprietà di Abraham Hogenberg, che s’incaricò delle successive riedizioni. Alla sua morte, le lastre vennero acquistate da Jan Jansson il quale pubblicò un’edizione ampliata in otto volumi, riedita a sua volta negli anni successivi.
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