Apollo e Marsia

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Riferimento: S32021
Autore Gian Jacopo CARAGLIO
Anno: 1540 ca.
Misure: 252 x 355 mm
1.000,00 €

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Riferimento: S32021
Autore Gian Jacopo CARAGLIO
Anno: 1540 ca.
Misure: 252 x 355 mm
1.000,00 €

Descrizione

Bulino, 1540-1545 circa, in basso a sinistra l’excudit di Antonio Salamanca.

Da un soggetto di Francesco Salviati o Perino del Vaga.

Nel margine inferiore, sei versi in latino distribuiti su tre colonne:'Ausus cum Phaebo Satyrus contendere' cantu Pro stolida paenas credulitate luit ...

Esemplare nel secondo di quattro,  con l’indirizzo di Salamanca; successive ristampe recano gli indirizzi di De Rossi e Pacifici.

Si tratta di stampa rarissima, sconosciuta al Bartsch, il cui soggetto viene attribuito a Francesco Salviati, come già sostenuto da Nagler. Nel 1912, Hermann Voss attribuì l'invenzione a Francesco Salviati e l'incisione, insieme ad altre due stampe, a Girolamo Fagiuoli. Basò ​​questa attribuzione su Vasari, il quale racconta che Salviati diede a Fagiuoli diversi disegni con l'incarico di inciderli. Suzanne Boorsch respinse entrambe le attribuzioni e ipotizzò che Perino del Vaga fosse l'autore del disegno.

Questa incisione è in controparte rispetto alla più comune stampa attribuita a Girolamo Fagiuoli. L’opera viene attribuita a Giacomo Caraglio per la prima volta da Zanetti (Zanetti, n. 1453); riprodotta da Alfredo Petrucci, Panorama della Incisione italiana: il Cinquecento (Petrucci, 44). Indipendentemente dalla questione dell'attribuzione, la stampa colpisce per il suo pathos manierista e per l'accattivante fascino visivo della composizione. Considerando che questa lastra fu pubblicata da Antonio Salamanca, possiamo collocarla cronologicamente prima di quella attribuita a Fagiuoli, stampata dal rivale Antonio Lafreri (cfr. Rubach n. 159).

Marsia è legato, in piedi, ad un albero mentre Apollo, armato di coltello, si appresta a scuoiarlo. Contrariamente all’iconografia tradizionale del tema, Marsia non è posizionato a testa in giù. Tale era infatti la punizione per la superbia di Marsia che osò sfidare Apollo, dio della musica e delle arti, in una gara musicale. Nello sfondo è visibile il tempietto del Bramante con S. Pietro in Montorio, mentre in basso è la personificazione di un fiume che sgorga dalla caverna di Celene.

Secondo quanto tramandato da Diodoro Siculo, per la sfida furono scelti come giudici i Nisei i quali, ascoltate attentamente le esibizioni di Marsia con il flauto e di Apollo con la cetra,  attribuirono la vittoria al primo, ma il dio – sentendosi sconfitto – suonò una seconda armonia accompagnata da un canto melodioso, convincendo i giudici ad invertire il loro responso. Marsia protestò per l’irregolarità della gara, ma Apollo obiettò che cantando non faceva nulla di diverso di quanto facesse lui soffiando nel flauto, quindi bisognava che nessuno dei due utilizzasse la bocca per suonare, ma soltanto le dita. Grazie a questo imbroglio Marsia fu sconfitto. In altre versioni del mito, come nel testo di Apollodoro, Apollo vince capovolgendo la cetra e invitando Marsia ad imitarlo: ma mentre il dio, con lo strumento capovolto, può continuare a suonare, il flauto rovesciato non produce alcun suono, causando la sconfitta del satiro.

Bella prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “santo inginocchiato”, simile a Briquet 7628, due tracce di piega di carta orizzontali, per il resto in ottimo stato di conservazione.

Timbro della collezione Plinio Nardecchia, in basso a destra.

Bibliografia

Nova 'Francesco Salviati e gli editori 1. Le incisioni', in “Francesco Salviati (1510-1563) o la Bella Maniera”, 1998, p.67; S. Boorsch, 'Salviati and Prints: the Question of Fagiuoli', in “Francesco Salviati et la bella maniera”, 2001; Luisa Mortari, Francesco Salviati, 1992, n.26, p. 300.

Gian Jacopo CARAGLIO (Verona 1505 - Cracovia 1565)

Giovanni Jacopo Caraglio o Caralio, Caral, Caralius, è incisore su rame, intagliatore di medaglie e di gemme, orefice e forse anche architetto secondo la testimonianza del Vasari. Il Caraglio nasce a Verona o a Parma intorno al 1505 e per questo spesso usa nominarsi Veronensis, altre Parmensis. A Roma, in seguito al Sacco del 1527, è costretto a lasciare incompiuto il suo Ratto delle Sabine da un disegno del Rosso Fiorentino e a trasferirsi a Venezia, dove opera fino al 1537. Nella città pontificia, al servizio del Baviera, realizza nel 1526 gli dei dell’Olimpo, le Fatiche di Ercole e gli Amori degli Dei, stampe tratte da disegni del Rosso, l’artista prediletto dell’incisore per il quale traduce una trentina di soggetti alternandoli ad opere del Baldinelli e del Parmigianino. Diversamente, negli anni veneziani incide soggetti di Tiziano. Emigrato in Polonia prima del luglio 1539, l’incisore ha il merito di aver diffuso nei Paesi dell’Europa orientale il linguaggio grafico di Marcantonio. Caraglio entra il 3 luglio 1545 alla corte di Sigismondo I con lo stipendio annuo di 60 fiorini e alla morte del re (1548) passa al servizio di Sigismondo II Augusto dove esegue raffinate opere di oreficeria e medaglie. Nel 1552 lavora a Vilna in Lituania, seconda capitale del regno unito, dove si era trasferita la corte reale e dove Jacopo opera alternando la permanenza a periodi di soggiorno in Italia fino all’anno della morte avvenuta a Cracovia il 26 agosto 1565. Il Bartsch cataloga sessantacinque incisioni del Caraglio a cui il Le Blanc aggiunge altri quattro soggetti.

Gian Jacopo CARAGLIO (Verona 1505 - Cracovia 1565)

Giovanni Jacopo Caraglio o Caralio, Caral, Caralius, è incisore su rame, intagliatore di medaglie e di gemme, orefice e forse anche architetto secondo la testimonianza del Vasari. Il Caraglio nasce a Verona o a Parma intorno al 1505 e per questo spesso usa nominarsi Veronensis, altre Parmensis. A Roma, in seguito al Sacco del 1527, è costretto a lasciare incompiuto il suo Ratto delle Sabine da un disegno del Rosso Fiorentino e a trasferirsi a Venezia, dove opera fino al 1537. Nella città pontificia, al servizio del Baviera, realizza nel 1526 gli dei dell’Olimpo, le Fatiche di Ercole e gli Amori degli Dei, stampe tratte da disegni del Rosso, l’artista prediletto dell’incisore per il quale traduce una trentina di soggetti alternandoli ad opere del Baldinelli e del Parmigianino. Diversamente, negli anni veneziani incide soggetti di Tiziano. Emigrato in Polonia prima del luglio 1539, l’incisore ha il merito di aver diffuso nei Paesi dell’Europa orientale il linguaggio grafico di Marcantonio. Caraglio entra il 3 luglio 1545 alla corte di Sigismondo I con lo stipendio annuo di 60 fiorini e alla morte del re (1548) passa al servizio di Sigismondo II Augusto dove esegue raffinate opere di oreficeria e medaglie. Nel 1552 lavora a Vilna in Lituania, seconda capitale del regno unito, dove si era trasferita la corte reale e dove Jacopo opera alternando la permanenza a periodi di soggiorno in Italia fino all’anno della morte avvenuta a Cracovia il 26 agosto 1565. Il Bartsch cataloga sessantacinque incisioni del Caraglio a cui il Le Blanc aggiunge altri quattro soggetti.