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| Riferimento: | S3755 |
| Autore | Dominique BARRIERE |
| Anno: | 1647 |
| Zona: | Villa Pamphili |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 386 x 250 mm |
| Riferimento: | S3755 |
| Autore | Dominique BARRIERE |
| Anno: | 1647 |
| Zona: | Villa Pamphili |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 386 x 250 mm |
Veduta di Villa Pamphili attribuita, per motivi stilistici, all'artista francese Dominique Barriere, collaboratore della tipografia De Rossi.
La veduta è parte di una serie di otto incisioni sui giardini di Roma e Tivoli che sono incise da Mattheus Greuter e Francesco Corduba. Pubblicate per la prima volta dallo stesso Greuter e dal genero, il fiammingo Gottfried van Schayck, intorno al 1623, le lastre furono poi acquistate e ristampate da Giovanni Giacomo de Rossi, intorno al 1650. De Rossi aggiunge alla serie la veduta di Villa Pamphili, probabilmente.
Le lastre sono tuttora conservate all’Istituto Nazionale per la Grafica. Scrive A. Grelle Iusco: “Le lastre sono sette ma una reca anche sul rovescio una matrice ... le otto incisioni, di epoche ed autori diversi, costituiscono un accorpamento che sembra di procedere da un nucleo iniziale di quattro lastre (ma cinque matrici) riferibile ... alla bottega di Gottfried van Schaych nel terzo decennio del secolo (Ville "Montalto, Medici, Mattei, Borghese" e, con ogni probabilità, "D'Este a Tivoli"), verso una integrazione che può supporsi antecedente il 1648, con due nuove vedute ... "Giardino del Belvedere" e il "Giardino del Quirinale" ... La serie dovette poi completarsi nella bottega de Giovanni Domenico con la "Veduta di Villa Panfili", ad evidenza la più tarda".
Quello che all'epoca era solo un modesto appezzamento agricolo fuori dalle mura gianicolensi, la cosiddetta Villa Vecchia, venne acquistata dal nobile Panfilo Pamphili il 23 ottobre 1630. Tra il 1644 e il 1652, mentre la famiglia Pamphili otteneva prestigio grazie al pontificato di Innocenzo X, fu affidata la progettazione della Villa Nuova allo scultore Alessandro Algardi e al pittore Giovanni Francesco Grimaldi, con la collaborazione del botanico Tobia Aldini per quanto riguardava i giardini
Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva e applicata su antico supporto di collezione, in ottimo stato di conservazione. Esemplare privo del titolo in basso.
Bibliografia
Cf. The New Hollstein, The Greuter Family, II, pp. 67-78, fig. 3; C.A. Petrucci, Catalogo Generale delle Stampe tratte dai rami incisi posseduti dalla Calcografia Nazionale, p. 68, 1953; Thieme U. - Becker F., Allgemeines Lexikon Der Bildenden Künstler, V. 15 p. 8, 1907-50; Grelle Iusco, Indice delle stampe De Rossi, 1996, pp. 25, C9; Fuhring 2004 8003.
Dominique BARRIERE (Marsiglia, 1618; Roma, 18 Settembre 1678).
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Acquafortista francese e specialista in disegno architettonico. Giunse a Roma nel 1640 e si unì alla comunità di artisti francesi dell’Urbe. Non si hanno notizie sul suo apprendistato ma le prime acqueforti (1640–47) rappresentano soggetti storici e mitologici, come la Battaglia di Bommel (1640), su ispirazione di Guglielmo Cortese, e Apollo e Pitone (c. 1647–52) ripreso da un dipinto del Domenichino nella Villa Aldobrandini di Frascati. Sebbene non occupi un posto di primo piano nell'ambiente artistico romano del Seicento, fu tuttavia un valido esponente di quel nutrito gruppo di artisti francesi presenti in città e lasciò un corpus considerevole di incisioni, tuttora poco conosciuto, ammontante a oltre duecento opere tra invenzioni storiche, allegoriche e topografiche.
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Dominique BARRIERE (Marsiglia, 1618; Roma, 18 Settembre 1678).
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Acquafortista francese e specialista in disegno architettonico. Giunse a Roma nel 1640 e si unì alla comunità di artisti francesi dell’Urbe. Non si hanno notizie sul suo apprendistato ma le prime acqueforti (1640–47) rappresentano soggetti storici e mitologici, come la Battaglia di Bommel (1640), su ispirazione di Guglielmo Cortese, e Apollo e Pitone (c. 1647–52) ripreso da un dipinto del Domenichino nella Villa Aldobrandini di Frascati. Sebbene non occupi un posto di primo piano nell'ambiente artistico romano del Seicento, fu tuttavia un valido esponente di quel nutrito gruppo di artisti francesi presenti in città e lasciò un corpus considerevole di incisioni, tuttora poco conosciuto, ammontante a oltre duecento opere tra invenzioni storiche, allegoriche e topografiche.
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