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| Riferimento: | S5443 |
| Autore | Matthaeus GREUTER |
| Anno: | 1623 ca. |
| Zona: | Villa Medici |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 345 x 240 mm |
| Riferimento: | S5443 |
| Autore | Matthaeus GREUTER |
| Anno: | 1623 ca. |
| Zona: | Villa Medici |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 345 x 240 mm |
Veduta di Villa Medici incisa da Mattheus Greuter e stampata da Goffredo de Scacchi (Gottfried van Schayck) intorno al 1623.
Esemplare di terzo stato, con l’indirizzo di Giovanni Domenico de Rossi.
La veduta è parte di una serie di otto incisioni sui giardini di Roma e Tivoli che sono incise da Mattheus Greuter e Francesco Corduba. Pubblicate per la prima volta dallo stesso Greuter e dal genero, il fiammingo Gottfried van Schayck, intorno al 1623, le lastre furono poi acquistate e ristampate da Giovanni Giacomo de Rossi, intorno al 1650. De Rossi aggiunge alla serie la veduta di Villa Pamphili, probabilmente incisa da Dominique Barriere.
Le lastre sono tuttora conservate all’Istituto Nazionale per la Grafica. Scrive A. Grelle Iusco: “Le lastre sono sette ma una reca anche sul rovescio una matrice ... le otto incisioni, di epoche ed autori diversi, costituiscono un accorpamento che sembra di procedere da un nucleo iniziale di quattro lastre (ma cinque matrici) riferibile ... alla bottega di Gottfried van Schaych nel terzo decennio del secolo (Ville "Montalto, Medici, Mattei, Borghese" e, con ogni probabilità, "D'Este a Tivoli"), verso una integrazione che può supporsi antecedente il 1648, con due nuove vedute ... "Giardino del Belvedere" e il "Giardino del Quirinale" ... La serie dovette poi completarsi nella bottega de Giovanni Domenico con la "Veduta di Villa Panfili", ad evidenza la più tarda".
Acquaforte con margini, in ottimo stato di conservazione.
Bibliografia
The New Hollstein, The Greuter Family, II, pp. 67-78, n. 244, III/III; C.A. Petrucci, Catalogo Generale delle Stampe tratte dai rami incisi posseduti dalla Calcografia Nazionale, p. 68, 1953; Thieme U. - Becker F., Allgemeines Lexikon Der Bildenden Künstler, V. 15 p. 8, 1907-50; Grelle Iusco, Indice delle stampe De Rossi, 1996, pp. 25, C9; Fuhring 2004 8003.
Matthaeus GREUTER (Strasburgo 1564 - Roma 1638)
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Matthaus o Mathias o Matheus Greuter è disegnatore, intagliatore ed editore. Figlio dell'orafo Konrad di Kempten, nacque intorno al 1565-66 probabilmente a Strasburgo, nel 1564 circa muore a Roma nel 1638 dove è sepolto nella chiesa di S. Eustachio. Nel 1588 anche il Greuter era ricordato come orafo sebbene già da almeno due anni avesse realizzato stampe datate e avviato dunque l'attività alla quale avrebbe dedicato il resto della vita. Di religione luterana, si convertì al cattolicesimo intorno al 1593 e, forse a causa di questa scelta, abbandonò Strasburgo trasferendosi a Lione (1595-99 circa), in quel momento il secondo centro in Francia per importanza nel campo della produzione incisoria e libraria, e poi ad Avignone (1600-03). Alla metà del 1603 il Greuter giunse a Roma con tre figli, avuti dal primo matrimonio, tra i quali Johann Friedrich e Susanna (1591-1629 circa), e qui visse sino alla morte. Si sposò nuovamente con Innocenza Grandoni dalla quale ebbe un figlio, Carlo Felice, nato nel 1606 e battezzato nella parrocchia di S. Marcello. Il Greuter risulta sicuramente residente in questa parrocchia dal 1630 al 1636 con la famiglia del figlio Johann Friedrich e alcuni collaboratori: D. Widmann, aiutante intagliatore, e J. Widmer, garzone stampatore. Presso la bottega del Greuter - indicata dapprima lungo il Corso vicino a S. Marcello (per esempio nel 1608 e nel 1612) e poi, secondo la Pianta di Roma del 1618 edita dal Greuter all'insegna dell'Aquila nera, presso S. Tommaso in Parione - operò lo stampatore fiammingo Geert van Schayck, italianizzato in Gotifredo Scaicchi, genero del Greuter, avendone sposato la figlia Susanna nel 1615. Certamente alcune lastre di rame di questa bottega divennero proprietà nel 1648 di Greuter e F. De Rossi, confluendo successivamente nella Calcografia camerale. Negli anni tardi della sua vita gli Stati delle anime (1633-34) ricordano la casa del G., presso il confine con la parrocchia di S. Maria in Aquiro, come quella "dello stampatore" anche se non possiamo sapere se operasse in loco o in un altro edificio. Il successo professionale del Greuter a Roma fu immediato, testimoniato dal discreto numero di opere datate dei primissimi anni e dalla concessione ripetuta di privilegi decennali (1604, 1621), che avrebbero dovuto garantire all'artista l'esclusiva sulle sue creazioni, spesso, invece, copiate. L'ampio catalogo delle sue opere, suscettibile tuttavia di alcune integrazioni, è stato ricostruito da R. Zijlma, e conta centinaia di stampe, sia su fogli volanti sia inserite in libri. Se ne ricava la versatilità dell'artista, educatosi sugli esempi del tardo manierismo nordico e poi sempre più vicino alla cultura barocca romana, che si cimentò in molti campi, dall'invenzione figurativa autonoma all'incisione, da prototipi altrui alle immagini geografiche e architettoniche, sempre con risultati apprezzabili. Per la determinazione di un esatto catalogo il problema principale consiste nell'esistenza di numerose incisioni siglate "M.G.F." (o "M.G.f."), alcune delle quali incise a Roma negli anni Ottanta del XVI secolo, che non possono essere riferite al Greuter, poiché a questa data non risulta ancora arrivato in Italia, e che vanno dunque espunte dal suo catalogo, anche per le differenze stilistiche con la sua produzione precedente gli anni romani.
Le prime incisioni datate del Greuter a Roma risalgono al 1604. In questo periodo vennero eseguite stampe sia su disegni di altri, spesso molto complessi, sia di sua invenzione. Cospicui i rapporti dei primi anni con gli oratoriani per i quali eseguì varie riproduzioni di Filippo Neri. Tra le numerose immagini di tipo documentaristico e devozionale devono essere ricordate quelle relative alle cerimonie per il matrimonio di Cosimo de' Medici con Maddalena d'Austria (1608: cinque incisioni) e gli apparati di canonizzazione di Carlo Borromeo (1610) e di Ignazio di Loyola (1622). Uno dei settori nei quali il Greuter sembrò conseguire maggior successo fu quello delle incisioni di soggetto topografico e architettonico. Nel 1618 pubblicò la grande e complessa pianta di Roma da lui disegnata e incisa, basata su accurate misurazioni e valutazioni dal vero (fu ripubblicata nel 1626 e nel 1638).
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Matthaeus GREUTER (Strasburgo 1564 - Roma 1638)
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Matthaus o Mathias o Matheus Greuter è disegnatore, intagliatore ed editore. Figlio dell'orafo Konrad di Kempten, nacque intorno al 1565-66 probabilmente a Strasburgo, nel 1564 circa muore a Roma nel 1638 dove è sepolto nella chiesa di S. Eustachio. Nel 1588 anche il Greuter era ricordato come orafo sebbene già da almeno due anni avesse realizzato stampe datate e avviato dunque l'attività alla quale avrebbe dedicato il resto della vita. Di religione luterana, si convertì al cattolicesimo intorno al 1593 e, forse a causa di questa scelta, abbandonò Strasburgo trasferendosi a Lione (1595-99 circa), in quel momento il secondo centro in Francia per importanza nel campo della produzione incisoria e libraria, e poi ad Avignone (1600-03). Alla metà del 1603 il Greuter giunse a Roma con tre figli, avuti dal primo matrimonio, tra i quali Johann Friedrich e Susanna (1591-1629 circa), e qui visse sino alla morte. Si sposò nuovamente con Innocenza Grandoni dalla quale ebbe un figlio, Carlo Felice, nato nel 1606 e battezzato nella parrocchia di S. Marcello. Il Greuter risulta sicuramente residente in questa parrocchia dal 1630 al 1636 con la famiglia del figlio Johann Friedrich e alcuni collaboratori: D. Widmann, aiutante intagliatore, e J. Widmer, garzone stampatore. Presso la bottega del Greuter - indicata dapprima lungo il Corso vicino a S. Marcello (per esempio nel 1608 e nel 1612) e poi, secondo la Pianta di Roma del 1618 edita dal Greuter all'insegna dell'Aquila nera, presso S. Tommaso in Parione - operò lo stampatore fiammingo Geert van Schayck, italianizzato in Gotifredo Scaicchi, genero del Greuter, avendone sposato la figlia Susanna nel 1615. Certamente alcune lastre di rame di questa bottega divennero proprietà nel 1648 di Greuter e F. De Rossi, confluendo successivamente nella Calcografia camerale. Negli anni tardi della sua vita gli Stati delle anime (1633-34) ricordano la casa del G., presso il confine con la parrocchia di S. Maria in Aquiro, come quella "dello stampatore" anche se non possiamo sapere se operasse in loco o in un altro edificio. Il successo professionale del Greuter a Roma fu immediato, testimoniato dal discreto numero di opere datate dei primissimi anni e dalla concessione ripetuta di privilegi decennali (1604, 1621), che avrebbero dovuto garantire all'artista l'esclusiva sulle sue creazioni, spesso, invece, copiate. L'ampio catalogo delle sue opere, suscettibile tuttavia di alcune integrazioni, è stato ricostruito da R. Zijlma, e conta centinaia di stampe, sia su fogli volanti sia inserite in libri. Se ne ricava la versatilità dell'artista, educatosi sugli esempi del tardo manierismo nordico e poi sempre più vicino alla cultura barocca romana, che si cimentò in molti campi, dall'invenzione figurativa autonoma all'incisione, da prototipi altrui alle immagini geografiche e architettoniche, sempre con risultati apprezzabili. Per la determinazione di un esatto catalogo il problema principale consiste nell'esistenza di numerose incisioni siglate "M.G.F." (o "M.G.f."), alcune delle quali incise a Roma negli anni Ottanta del XVI secolo, che non possono essere riferite al Greuter, poiché a questa data non risulta ancora arrivato in Italia, e che vanno dunque espunte dal suo catalogo, anche per le differenze stilistiche con la sua produzione precedente gli anni romani.
Le prime incisioni datate del Greuter a Roma risalgono al 1604. In questo periodo vennero eseguite stampe sia su disegni di altri, spesso molto complessi, sia di sua invenzione. Cospicui i rapporti dei primi anni con gli oratoriani per i quali eseguì varie riproduzioni di Filippo Neri. Tra le numerose immagini di tipo documentaristico e devozionale devono essere ricordate quelle relative alle cerimonie per il matrimonio di Cosimo de' Medici con Maddalena d'Austria (1608: cinque incisioni) e gli apparati di canonizzazione di Carlo Borromeo (1610) e di Ignazio di Loyola (1622). Uno dei settori nei quali il Greuter sembrò conseguire maggior successo fu quello delle incisioni di soggetto topografico e architettonico. Nel 1618 pubblicò la grande e complessa pianta di Roma da lui disegnata e incisa, basata su accurate misurazioni e valutazioni dal vero (fu ripubblicata nel 1626 e nel 1638).
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