Porta desegnata in servigio all'Ill.mo et R.mo Car.le Farnese per l'entrata principale al Palazzo della Cancellaria

Riferimento: A54432
Autore Jacopo Barozzi detto il VIGNOLA
Anno: 1562
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 210 x 340 mm
150,00 €

Riferimento: A54432
Autore Jacopo Barozzi detto il VIGNOLA
Anno: 1562
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 210 x 340 mm
150,00 €

Descrizione

Tavola architettonica della prima edizione della Regola delli cinque ordini d’architettura, stampata a Roma nel 1562.

Apparsa senza note tipografiche, ma databile al 1562 sulla base di una lettera dello stesso Barozzi, la  Regola delli cinque ordini d’architettura è uno dei più celebri e fortunati libri di architettura del Rinascimento, che andò incontro ad un numero impressionante di edizioni fino alla fine del XVIII secolo. Il successo della Regola è legato principalmente alla sua efficacia didattica. Si tratta infatti di una sorta di prontuario che presenta un sistema di calcolo atto ad agevolare il compito dei costruttori nel progettare e realizzare le loro opere secondo i cinque ordini architettonici: dorico, ionico, corinzio, tuscanico e composito o romano. Barozzi elaborò, per ciascun ordine, un algoritmo che permetteva di calcolare la grossezza della colonna a partire da un’altezza data, ottenendo il raggio del fusto della colonna, unità di misura in base alla quale si procedeva poi a calcolare le dimensioni degli altri elementi architettonici (piedistallo, capitello, trabeazione), i quali dovevano tutti sottostare ad una rigida regola generale di proporzione.

Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione.

Jacopo Barozzi detto il VIGNOLA (Vignola 1507 - Roma 1573)

Jacopo Barozzi, originario di Vignola, fu non solo grande architetto, ma anche pittore, cartografo e ingegnere idraulico. Compiuti gli studi pittorici a Bologna, nel capoluogo emiliano egli diresse i lavori della fabbrica di San Petronio dal 1541 al 1550, realizzò il progetto per la facciata del Palazzo dei Banchi, eretta tra il 1565 e il 1568 nell’ambito di un vasto piano di ristrutturazione di Piazza Maggiore, ed ebbe modo di dimostrare la propria versatilità come ingegnere di acque e strade. Fra il 1541 e il 1543 e, di nuovo, nel 1545 fu chiamato da Francesco I, insieme a Primaticcio, Sebastiano Serlio e Benvenuto Cellini, alla corte di Francia, dove dipinse prospettive e, a più riprese, si occupò della fusione delle statue in bronzo per la reggia di Fontainebleau. Trasferitosi a Roma, tra il 1551 e il 1555 si occupò del cantiere di Villa Giulia a Roma per il nuovo papa Giulio III. Il palazzo, alle pendici dei monti Parioli, è ritenuto uno dei suoi capolavori. Contemporaneamente, tra il 1551 e il 1553, costruì la chiesetta a pianta ovale di Sant’Andrea sulla via Flaminia. Il tempietto, che richiamava per forma e dimensioni i sepolcri romani, suscitò l’ammirazione del Palladio e divenne un modello per intere generazioni di architetti. In quegli anni Barozzi consolidò i propri rapporti con vari membri della famiglia Farnese, che gli commissionarono il completamento dei palazzi Farnese di Roma (l’attuale ambasciata di Francia, cominciata da Antonio da San Gallo nel 1514 e portata avanti da Michelangelo), di Piacenza e di Caprarola. A Caprarola, dove effettuò il primo sopralluogo nel 1556, il Vignola poté esprimere liberamente la propria creatività, trasformando in una sontuosa residenza signorile la struttura fortificata preesistente e ridisegnando completamente la fisionomia del piccolo borgo adiacente. Insignito della cittadinanza romana, Jacopo Barozzi fu sepolto nel Pantheon. L’altro suo grande trattato, le Due regole della prospettiva prattica, pubblicate postume nel 1583 da Egnazio Danti, rappresenta un’ampia sintesi teorica delle leggi della prospettiva.

Jacopo Barozzi detto il VIGNOLA (Vignola 1507 - Roma 1573)

Jacopo Barozzi, originario di Vignola, fu non solo grande architetto, ma anche pittore, cartografo e ingegnere idraulico. Compiuti gli studi pittorici a Bologna, nel capoluogo emiliano egli diresse i lavori della fabbrica di San Petronio dal 1541 al 1550, realizzò il progetto per la facciata del Palazzo dei Banchi, eretta tra il 1565 e il 1568 nell’ambito di un vasto piano di ristrutturazione di Piazza Maggiore, ed ebbe modo di dimostrare la propria versatilità come ingegnere di acque e strade. Fra il 1541 e il 1543 e, di nuovo, nel 1545 fu chiamato da Francesco I, insieme a Primaticcio, Sebastiano Serlio e Benvenuto Cellini, alla corte di Francia, dove dipinse prospettive e, a più riprese, si occupò della fusione delle statue in bronzo per la reggia di Fontainebleau. Trasferitosi a Roma, tra il 1551 e il 1555 si occupò del cantiere di Villa Giulia a Roma per il nuovo papa Giulio III. Il palazzo, alle pendici dei monti Parioli, è ritenuto uno dei suoi capolavori. Contemporaneamente, tra il 1551 e il 1553, costruì la chiesetta a pianta ovale di Sant’Andrea sulla via Flaminia. Il tempietto, che richiamava per forma e dimensioni i sepolcri romani, suscitò l’ammirazione del Palladio e divenne un modello per intere generazioni di architetti. In quegli anni Barozzi consolidò i propri rapporti con vari membri della famiglia Farnese, che gli commissionarono il completamento dei palazzi Farnese di Roma (l’attuale ambasciata di Francia, cominciata da Antonio da San Gallo nel 1514 e portata avanti da Michelangelo), di Piacenza e di Caprarola. A Caprarola, dove effettuò il primo sopralluogo nel 1556, il Vignola poté esprimere liberamente la propria creatività, trasformando in una sontuosa residenza signorile la struttura fortificata preesistente e ridisegnando completamente la fisionomia del piccolo borgo adiacente. Insignito della cittadinanza romana, Jacopo Barozzi fu sepolto nel Pantheon. L’altro suo grande trattato, le Due regole della prospettiva prattica, pubblicate postume nel 1583 da Egnazio Danti, rappresenta un’ampia sintesi teorica delle leggi della prospettiva.