Catalogo delle opere date finora alla luce da Gio. Battista Piranesi

Riferimento: S32761
Autore Giovan Battista PIRANESI
Anno: 1766 ca.
Misure: 405 x 295 mm
4.500,00 €

Riferimento: S32761
Autore Giovan Battista PIRANESI
Anno: 1766 ca.
Misure: 405 x 295 mm
4.500,00 €

Descrizione

Acquaforte e bulino, circa 1766, firmata in lastra in alto a sinistra.

Esemplare nell’undicesimo stato di trentasei descritto dal recentissimo saggio di Andrew Robison (marzo 2022) databile al 1766. Rispetto al precedente stato del Catalogo, troviamo la presenza, tra le Vedute di Roma – ora 74 - della veduta Del Tempio di Minerva Medica che venne realizzata alla fine del 1766.

Solo cinque impressioni di questa tiratura del Catalogo (compreso il nostro esemplare) sono note a Robison. Ben due di queste, compreso il nostro vengono stampate al verso dell’incisione di Giovanni Ottaviani dal Guercino, Angelica e Medoro, del quale Piranesi era editore.

Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio”, con margini, piccoli fori di tarlo visibili in controluce, per il resto in buono stato di conservazione.

Abitudine comune di molti editori nel diciottesimo secolo era quella di redigere e dare alle stampe cataloghi o listini prezzi delle opere grafiche che offrivano in vendita, allo scopo pubblicitario di promulgarle, facilitarne le ordinazioni, ricevere sottoscrizioni. Il Piranesi non si limitò ad un semplice catalogo scritto, realizzandone uno illustrato, meglio conosciuto come catalogo inciso, che pubblicò per la prima volta nel 1761. L’occasione fu quella della nuova sede di Palazzo Tomati, dove andò a stabilirsi proprio nel 1761. Il primo catalogo conteneva l’elenco delle 59 vedute della serie Vedute di Roma prodotte sino ad allora, comprendendo anche la lista dei libri e delle altre stampe realizzate; tale catalogo venne di volta in volta aggiornato con l’aggiunta del nuovo materiale in vendita, producendo un notevole numero di stati differenti, di cui ben 36 sono ora noti.

Il catalogo inciso costituisce un elemento fondamentale per la datazione delle opere del Piranesi, strumento insostituibile di studio e ricerca, la cui analisi degli stati permette di datare approssimativamente tutte le opere tarde dell’artista. Nella realizzazione di questa opera, che a ragione viene considerata come l’ennesimo capolavoro, il Piranesi studia soprattutto l’aspetto decorativo che la stessa doveva assumere. La tecnica usata è la stessa di quella che ritroviamo in alcuni suoi libri; su uno sfondo architettonico egli dà vita ad un effetto trompe oeil, disegnando degli spilli che fermano alcuni cartigli contenenti titoli delle sue opere. Il primo piano è costituito da rovine e frammenti scultorei, mentre lo spazio bianco è volutamente inserito per aggiungere in seguito altre voci. Gli esemplari del catalogo sono notevolmente più rari delle altre incisioni, probabilmente sia per la scarsa tiratura, sia perché considerati effimero materiale pubblicitario, e quindi non conservati.

Alcune prove recano incise dediche ad amici e protettori dell’artista, altre annotazioni a penna di voci pubblicate da poco, aggiunte a mano autografa.

Come detto al verso di questo esemplare del Catalogo è stampata, in inchiostro nero e rosso bruno, l’incisione firmata in basso “Guercino da Cento inv.” e “Joan. Ottaviani Inc.”. Nel margine inferiore: “Ex Collectione Tomae Jenkins Pictoris Angli”.

La tavola appartiene all’opera RACCOLTA DI ALCUNI. DISEGNI DEL BARBERI DA CENTO DETTO IL GUERCINO Incisi in rame, e presentati al. singolar merito del Sig. Tommaso Jankins Pittore, ed Accademico di S. Luca, in. atto di rispetto, e d'amicizia dall' Architetto, e suo Coaccademico Gio.. Battista Piranesi. Si vendono presso il medesimo Piranesi nel Palazzo del sigr.. Conte Tomati, a Strada Felice vicino alla Trinita de' Monti.

Questa insolita serie di incisioni da disegni del Guercino, Pier Leone Ghezzi ed altri, rappresenta il frutto di un’iniziativa editoriale del Piranesi. L’idea del volume deve essere nata dall’acquisto di un gruppo di rami che il Bartolozzi aveva eseguito in collezioni veneziane e bolognesi prima di lasciare l’Italia e partire per Londra. Il Piranesi, allargando il progetto, fece aggiungere altri rami, commissionandoli a incisori come Giovanni Ottaviani e Jacques Nevay. L’opera viene composta a Roma incidendo disegni originali appartenenti a membri dell’Accademia di San Luca. Probabilmente poi le singole incisioni venivano assemblate su richiesta del committente, come dimostra il fatto che ogni raccolta risulta essere diversa dall’altra per numero di lastre. Il corpus grafico è costituito dalle incisioni di Bartolozzi, che riproducono disegni originali della collezione di Joseph Smith, Giovan Battista Tiepolo e del Conte Antonio Maria Zanetti.

 

Bibliografia

Andrew Robison, Piranesi’s Catalogo delle Opere, in The Burlington Magazine, n. 164 (2022), pp. 230-245, XI/XXXVI; H. Focillon, Giovan Battista Piranesi 1720-1778 (1918): n. 1; A. M. Hind, Giovanni Battista Piranesi. A critical study with a list of his published works and detailed catalogues of the Prisons and Views of Rome (1922): p. 6; cfr. K. Meyer-Haunton in Piranesi, Incisioni, Rami, Legature, Architetture.

Giovan Battista PIRANESI (Mogliano Veneto 1720 - Roma 1778)

Acquafortista, incisore, progettista, architetto e teorico italiano, considerato uno dei supremi esponenti dell’incisione topografica, sebbene il maggiore interesse egli lo mostrasse per l’architettura. Anche se solo pochi disegni architettonici sono stati realizzati, egli ebbe comunque una grande influenza, nel Neo-Classicismo europeo, attraverso contatti personali con architetti, mecenati e artisti in visita a Roma nel corso di quattro decadi. La sua prolifica produzione di lastre di acqueforti, che combinava una straordinaria immaginazione con una conoscenza delle tecniche dell’antica Roma estremamente pragmatica, diede avvio ad una nuova e duratura percezione dell’antichità. Era anche disegnatore di strutture e palchi per le feste, decoratore di interni e di mobili, così come restauratore. L’interazione di questa straordinaria combinazione di attività lo portò ad un concetto alto del disegno, sostenuto da saggi scritti. L’eredità che lasciò, relativamente alla sua visione unica della civiltà romana, fu una interpretazione immaginativa e una ri-creazione del passato che ispirarono scrittori e poeti così come artisti ed altri disegnatori.

Giovan Battista PIRANESI (Mogliano Veneto 1720 - Roma 1778)

Acquafortista, incisore, progettista, architetto e teorico italiano, considerato uno dei supremi esponenti dell’incisione topografica, sebbene il maggiore interesse egli lo mostrasse per l’architettura. Anche se solo pochi disegni architettonici sono stati realizzati, egli ebbe comunque una grande influenza, nel Neo-Classicismo europeo, attraverso contatti personali con architetti, mecenati e artisti in visita a Roma nel corso di quattro decadi. La sua prolifica produzione di lastre di acqueforti, che combinava una straordinaria immaginazione con una conoscenza delle tecniche dell’antica Roma estremamente pragmatica, diede avvio ad una nuova e duratura percezione dell’antichità. Era anche disegnatore di strutture e palchi per le feste, decoratore di interni e di mobili, così come restauratore. L’interazione di questa straordinaria combinazione di attività lo portò ad un concetto alto del disegno, sostenuto da saggi scritti. L’eredità che lasciò, relativamente alla sua visione unica della civiltà romana, fu una interpretazione immaginativa e una ri-creazione del passato che ispirarono scrittori e poeti così come artisti ed altri disegnatori.