ANTIQUISSIMAE AC CELEBERRIMAE REGIAEQ[UE] PAPIAE ICON
| Riferimento: | S38770 |
| Autore | Giovanni MAGGI |
| Anno: | 1600 |
| Zona: | Pavia |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 810 x 430 mm |
| Riferimento: | S38770 |
| Autore | Giovanni MAGGI |
| Anno: | 1600 |
| Zona: | Pavia |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 810 x 430 mm |
Descrizione
Nella parte superiore del cartiglio in alto a destra, sotto al mascherone centrale, e incisa la data: M.D.IC. NON. CAL. MARTII. Più in basso, al centro del cartiglio, si trova il titolo: ANTIQUISSIMAE AC CELEBERRIMAE REGIAEQ[UE] PAPIAE ICON. In basso a sinistra la firma dell’incisore della lastra: IOANNES MAIUS ROMANUS INCIDEBAT A. D. MDC. Lungo il margine inferiore e inserita una legenda numerica di 120 rimandi a luoghi e monumenti notabili, distribuita su quattordici colonne. Segue, nell’ultimo riquadro di destra, la dedica: Ludovicus Curtius I. Dominico Achillio S.D. En vir erudite Inclye Civitis Papi oem delineationem tuo hortatu et auxilio post mulytos labores et vigilias a me perfectam aequo animo tibi dicatam accipe quae industria n[ost]ra si benignis spectantiu[m] oculis non erit ingrata, quod reliquim est nempe totius. Agri Papiensi descriptionem, quam tu in manibus habes, maturis abste Edendam accelerabit. vale. MDIC. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, OCCIDENS, ORIENS, il nord e in alto.
Pianta prospettica in proiezione obliqua, incisa da Giovanni Maggi nel 1600 su disegno di Ludovico Corte realizzato nel 1599. L’opera e dedicata dal Corte a Domenico Achillio, illustre pavese. Si tratta della prima rappresentazione urbanistica coerente della città, che anticipa la famosa “pianta di Ballada” del 1654, ma disegnata dallo stesso Corte nel 1617.
Nella parte alta del cartiglio con il titolo si legge M.D.IC. NON. CAL. MARTII che potrebbe indicare la data di completamento del disegno, mentre la data dell’incisione (1600) e chiaramente riportata in basso a sinistra, dopo il nome di Giovanni Maggi.
Acquaforte e bulino, impressa su due fogli di carta uniti, lievi restauri perfettamente eseguiti lungo le pieghe di carta, per il resto in ottimo stato di conservazione.
Magnifico esemplare della rarissima pianta di Pavia di Ludovico Corte (Bifolco-Ronca p. 2294, descrive solo 5 esemplari nelle raccolte pubbliche).
Bibliografia
Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): tav. 1180; Ganado (1994): III, n. 118; Benevolo (1969): pp. 91-93, tav. XX; Sinistri–Belloni (1992): n. 24.
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Nato intorno al 1566, probabilmente a Roma, è ricordato da Giovanni Baglione come "dipintore, et intagliatore all'acqua forte", "virtuoso in diverse materie; et intendente anche d'architettura" con una "vena di Poesia in cose burlesche". Non si conosce nulla della sua formazione artistica, maturata durante il pontificato di Sisto V (1585-90) forse a contatto con un intagliatore straniero, e assai scarse sono anche le notizie relative alla biografia.
Dai documenti conservati presso l'Archivio dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon, risulta inoltre che il 9 genn. 1611 il M. fu ammesso, in qualità di pittore e su presentazione di Durante Alberti, alla Congregazione di S. Giuseppe, a riprova del pieno riconoscimento del suo status di artista. La sua produzione di incisioni, mostra la predilezione per le vedute urbane e le rappresentazioni architettoniche: 1608 Edifizi antichi e moderni di Roma e la Facciata di S. Pietro; la veduta dell'interno di S. Pietro con la canonizzazione di Carlo Borromeo; i disegni per le trenta Stampe colle pitture e statue degli altari di diverse chiese di Roma e per la grande pianta prospettica di Roma, intagliate da Matteo Greuter e stampate da Paolo Maupin. Ma il Maggi, a testimonianza del suo temperamento eclettico, fu anche autore di un'opera assai singolare: si tratta di una raccolta di tavole suddivisa in 4 volumi con la rappresentazione di numerose fogge di bicchieri caratterizzati da stili compositi, forme insolite e stravaganti, con infinite variazioni sul tema. Intorno all'inizio del terzo decennio del secolo, forse mentre lavorava ancora alla grande pianta della città, il Maggi morì, a Roma, in ristrettezze economiche, "con poca comodità, sopra il corso de gli anni cinquanta" (Baglione, p. 394).
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Nato intorno al 1566, probabilmente a Roma, è ricordato da Giovanni Baglione come "dipintore, et intagliatore all'acqua forte", "virtuoso in diverse materie; et intendente anche d'architettura" con una "vena di Poesia in cose burlesche". Non si conosce nulla della sua formazione artistica, maturata durante il pontificato di Sisto V (1585-90) forse a contatto con un intagliatore straniero, e assai scarse sono anche le notizie relative alla biografia.
Dai documenti conservati presso l'Archivio dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon, risulta inoltre che il 9 genn. 1611 il M. fu ammesso, in qualità di pittore e su presentazione di Durante Alberti, alla Congregazione di S. Giuseppe, a riprova del pieno riconoscimento del suo status di artista. La sua produzione di incisioni, mostra la predilezione per le vedute urbane e le rappresentazioni architettoniche: 1608 Edifizi antichi e moderni di Roma e la Facciata di S. Pietro; la veduta dell'interno di S. Pietro con la canonizzazione di Carlo Borromeo; i disegni per le trenta Stampe colle pitture e statue degli altari di diverse chiese di Roma e per la grande pianta prospettica di Roma, intagliate da Matteo Greuter e stampate da Paolo Maupin. Ma il Maggi, a testimonianza del suo temperamento eclettico, fu anche autore di un'opera assai singolare: si tratta di una raccolta di tavole suddivisa in 4 volumi con la rappresentazione di numerose fogge di bicchieri caratterizzati da stili compositi, forme insolite e stravaganti, con infinite variazioni sul tema. Intorno all'inizio del terzo decennio del secolo, forse mentre lavorava ancora alla grande pianta della città, il Maggi morì, a Roma, in ristrettezze economiche, "con poca comodità, sopra il corso de gli anni cinquanta" (Baglione, p. 394).
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