Obelisco a S. Maria del Popolo

Riferimento: A53753
Autore Giovanni MAGGI
Anno: 1600 ca.
Zona: Santa Maria del Popolo
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 155 x 215 mm
Non Disponibile

Riferimento: A53753
Autore Giovanni MAGGI
Anno: 1600 ca.
Zona: Santa Maria del Popolo
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 155 x 215 mm
Non Disponibile

Descrizione

Tavola tratta dalla Nova Racolta degl’Obelischi et Colonne Antiche, della Alma Citta di Roma, con le sue Dichiaratione date in Luce da G. G. Rossi stampata a Roma verso il 1651.

Rara edizione, accresciuta, di una serie non datata di 17 tavole raffiguranti gli obelischi e le antiche colonne di Roma; ogni incisione è integrata da una didascalia descrittiva e la maggior parte con una scala o un'indicazione dell'altezza. Questa collezione molto mirata, probabilmente ispirata durante il pontificato di Innocenzo X (Camillo Pamphili, regnante nel 1644-55), venne implementata con una lastra di Louis Rouhier che mostra l'obelisco Pamphili in cima alla fontana dei Quattro Fiumi del Bernini a Piazza Navona.

L'impiego degli antichi obelischi come fulcro della notevole trasformazione dell'architettura di Roma durante il periodo barocco è stato ben documentato dagli storici dell'architettura. A partire dagli ultimi decenni del XVI secolo, in uno sforzo grandioso per dimostrare il nuovo spirito dinamico della Controriforma, Sisto V [regnante 1585-90] spostò l'Obelisco Vaticano in Piazza S. Pietro e riedificò quelli che ora si trovano in Piazza del Popolo, Piazza dell'Esquilino e di fronte al Laterano. Il suo esempio fu seguito da molti dei suoi successori nel corso del XVII secolo.

Acquaforte in ottimo stato di conservazione.

Giovanni MAGGI (1566-1618)

Nato intorno al 1566, probabilmente a Roma, è ricordato da Giovanni Baglione come "dipintore, et intagliatore all'acqua forte", "virtuoso in diverse materie; et intendente anche d'architettura" con una "vena di Poesia in cose burlesche". Non si conosce nulla della sua formazione artistica, maturata durante il pontificato di Sisto V (1585-90) forse a contatto con un intagliatore straniero, e assai scarse sono anche le notizie relative alla biografia. Dai documenti conservati presso l'Archivio dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon, risulta inoltre che il 9 genn. 1611 il M. fu ammesso, in qualità di pittore e su presentazione di Durante Alberti, alla Congregazione di S. Giuseppe, a riprova del pieno riconoscimento del suo status di artista. La sua produzione di incisioni, mostra la predilezione per le vedute urbane e le rappresentazioni architettoniche: 1608 Edifizi antichi e moderni di Roma e la Facciata di S. Pietro; la veduta dell'interno di S. Pietro con la canonizzazione di Carlo Borromeo; i disegni per le trenta Stampe colle pitture e statue degli altari di diverse chiese di Roma e per la grande pianta prospettica di Roma, intagliate da Matteo Greuter e stampate da Paolo Maupin. Ma il Maggi, a testimonianza del suo temperamento eclettico, fu anche autore di un'opera assai singolare: si tratta di una raccolta di tavole suddivisa in 4 volumi con la rappresentazione di numerose fogge di bicchieri caratterizzati da stili compositi, forme insolite e stravaganti, con infinite variazioni sul tema. Intorno all'inizio del terzo decennio del secolo, forse mentre lavorava ancora alla grande pianta della città, il Maggi morì, a Roma, in ristrettezze economiche, "con poca comodità, sopra il corso de gli anni cinquanta" (Baglione, p. 394).

Giovanni MAGGI (1566-1618)

Nato intorno al 1566, probabilmente a Roma, è ricordato da Giovanni Baglione come "dipintore, et intagliatore all'acqua forte", "virtuoso in diverse materie; et intendente anche d'architettura" con una "vena di Poesia in cose burlesche". Non si conosce nulla della sua formazione artistica, maturata durante il pontificato di Sisto V (1585-90) forse a contatto con un intagliatore straniero, e assai scarse sono anche le notizie relative alla biografia. Dai documenti conservati presso l'Archivio dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon, risulta inoltre che il 9 genn. 1611 il M. fu ammesso, in qualità di pittore e su presentazione di Durante Alberti, alla Congregazione di S. Giuseppe, a riprova del pieno riconoscimento del suo status di artista. La sua produzione di incisioni, mostra la predilezione per le vedute urbane e le rappresentazioni architettoniche: 1608 Edifizi antichi e moderni di Roma e la Facciata di S. Pietro; la veduta dell'interno di S. Pietro con la canonizzazione di Carlo Borromeo; i disegni per le trenta Stampe colle pitture e statue degli altari di diverse chiese di Roma e per la grande pianta prospettica di Roma, intagliate da Matteo Greuter e stampate da Paolo Maupin. Ma il Maggi, a testimonianza del suo temperamento eclettico, fu anche autore di un'opera assai singolare: si tratta di una raccolta di tavole suddivisa in 4 volumi con la rappresentazione di numerose fogge di bicchieri caratterizzati da stili compositi, forme insolite e stravaganti, con infinite variazioni sul tema. Intorno all'inizio del terzo decennio del secolo, forse mentre lavorava ancora alla grande pianta della città, il Maggi morì, a Roma, in ristrettezze economiche, "con poca comodità, sopra il corso de gli anni cinquanta" (Baglione, p. 394).