IL dissegno della nobilissima Citta di GENOVA con il numero delle cose piu notabili di essa

Riferimento: S38003
Autore Antonio LAFRERI
Anno: 1573
Zona: Genova
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 555 x 410 mm
8.500,00 €

Riferimento: S38003
Autore Antonio LAFRERI
Anno: 1573
Zona: Genova
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 555 x 410 mm
8.500,00 €

Descrizione

In basso a sinistra, in un riquadro, è inciso il titolo: IL dissegno della nobilissima Citta di GENOVA con il numero delle cose piu notabili di essa. Segue una legenda numerica di 58 rimandi a luoghi notabili della città. Sempre nel cartiglio si trova l’imprint editoriale: ROMAE apud Antonium Lafrerij Anno Domini MDLXXIII. Orientazione con una rosa dei venti nel mare, il nord è in alto.

La pianta prospettica di Genova firmata da Antonio Lafreri introduce un nuovo modello iconografico della città, che è raffigurata attraverso una sovrapposizione di piani che non rende facile la lettura dell’impianto planimetrico. In questo l’autore segue ancora il modello iconografico della veduta quattrocentesca. Nel tentativo di rendere la carta più leggibile, tenta di riunire l’edificato in grandi lotti in modo da permettere l’identificazione di alcuni assi stradali strategici. Al contrario, molto ben delineata è la cinta muraria, aggiornata alla ristrutturazione ultimata intorno al 1549, su progetto di Antonio da Sangallo e Giovanni Maria Olgiati.  Non sono presenti, invece, i palazzi di Galeazzo Alessi e di Giovan Battista Castello.

Si può affermare che, a dispetto della datazione al 1573, la pianta del Lafreri raffiguri lo stato della città della metà del XVI secolo. Benevolo la descrive come “un compromesso, forse derivante da un’immagine più antica, fra una veduta marginale e una rudimentale proiezione obliqua dell’abitato, con il nord in alto”. La lastra è presente nel catalogo della tipografia Lafreri del 1573 (n. 130 descritta come “Genova”) e venne ereditata da Stefano Duchetti. Nell’inventario di vendita di Stefano (agosto 1581, n. 66) è descritta come “genova”. La ritroviamo nel catalogo di Paolo Graziani (settembre 1583, n. 56, come “Genova”) e quindi in quello di Pietro de Nobili (maggio 1585, n. 19, come “Genova”). Nella divisione ereditaria della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, fu assegnata al figlio Pietro Paolo e quindi ceduta a Giovan Battista de Cavalleris e Marcantonio Capriata.

Sono note le ristampe di Paolo Graziani, databile al 1583-85 e già descritta da Alessia Alberti nel suo saggio su Lafreri, e quella con il doppio imprint di Graziani e de Nobili (1585-86). Alcuni repertori riportano che il nome di Paolo Graziani sia inciso sopra quello, abraso, di Claudio Duchetti, probabilmente per una confusione tra questa lastra con quella che il Duchetti fece intagliare da Ambrogio Brambilla nel 1581.

Bulino, 1573, firmato e datato in lastra. Eccezionale impressione, su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione.

Magnifico esemplare del rarissimo secondo stato (dei tre descritti in Bifolco-Ronca, cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2176) della pianta di Genova di Antonio Lafreri, con l'indirizzo di Paolo Graziani.  La tiratura è databile tra il 1582 - anno in cui il Graziani acquista il rame dal nipote di Lafreri, Stefano Duchetti - e il 1585, anno in cui entra in società con Pietro de Nobili. Nessun esemplare istituzionale di questa tiratura è noto.

Bibliografia
Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2176-2177, tav. 1110, II/III; Alberti (2009): p. 102, n. 13; Benevolo (1969): pp. 64-67, tav. IX; Lincoln (2000): p. 185; Poleggi (1977): p. 74, n. 38, fig. 45; Rubach (2016): n. 227; Tooley (1939): n. 241.

Antonio LAFRERI (Orgelet 1512 - Roma 1577)

Antoine de Lafrery, meglio conosciuto con la forma italianizzata del nome Antonio Lafreri (1512 - 1577), era nativo di Orgelet, come riporta la sua iscrizione sepolcrale, e si trasferì a Roma intorno al 1540, dove lavorò in qualità di mercante ed editore di stampe. La sua bottega in via di Parione per quasi mezzo secolo (1544 - 1577) fu il punto di riferimento per questo tipo di commercio. Lafreri si formò nell’officina di Antonio Salamanca, un milanese che si trasferì a Roma dopo il Sacco del 1527. Già nel 1544 iniziò a pubblicare a suo nome, come dimostrano due stampe: la Colonna Traiana e Il sacrificio di Abele, che recano la sottoscrizione Ant. Lafrerij sequani formis Romae 1544. Non è dimostrabile se sia stato anche incisore, come si potrebbe dedurre da un atto notarile del 23 dicembre 1580, che parla dell’eredità quondam Antonii Lafrerii incisoris e stampatoris in Urbe; in ogni caso, questa attività fu certamente di minore rilevanza in confronto a quella primaria di commerciante e stampatore. Non è un caso, infatti, che quasi tutte le stampe a lui riconducibili siano firmate Antonii Lafrerij formis, espressione che lo qualifica editore e proprietario dei rami, ma non anche incisore. Un avvenimento fondamentale nella carriera del Lafreri è la costituzione, nel 1553, di una società con Antonio Salamanca. È indubbio che Lafreri - dotato probabilmente di maggiore carisma e spirito imprenditoriale - esercitò sempre il ruolo di leader. Alla morte del Salamanca, nel 1562, subentrò il figlio Francesco, ma il sodalizio si sciolse l’anno seguente e i rami del Salamanca furono acquistati da Lafreri per la somma di circa 3.000 scudi. L’editore continuò ad incrementare il suo commercio producendo stampe di soggetto religioso, mitologico e di antichità, ma anche carte geografiche e libri illustrati. Nella bottega al Parione vi passarono i più importanti incisori del tempo: Mario Cartaro, Nicolas Beatrizet, Enea Vico ed altri. Aveva contatti anche con altri centri editoriali: Venezia - come provano sia le richieste di privilegio al Senato, sia la presenza di suoi rami in edizioni veneziane - ma anche Siena. La sua raccolta di carte geografiche, riunita con un frontespizio dal titolo Tavole moderne di geografia, veniva assemblata da o per il singolo cliente; pertanto, le raccolte di carte geografiche lafreriane risultano, per numero, formato e tipologia di stampe, sempre diverse tra loro. Lafreri morì il 20 luglio 1577 e fu tumulato nella chiesa di San Luigi dei Francesi; non avendo lasciato disposizioni testamentarie, il suo patrimonio di rami fu diviso tra i suoi parenti più prossimi, Claudio e Stefano Duchetti, per poi essere acquistati da diversi stampatori.

Antonio LAFRERI (Orgelet 1512 - Roma 1577)

Antoine de Lafrery, meglio conosciuto con la forma italianizzata del nome Antonio Lafreri (1512 - 1577), era nativo di Orgelet, come riporta la sua iscrizione sepolcrale, e si trasferì a Roma intorno al 1540, dove lavorò in qualità di mercante ed editore di stampe. La sua bottega in via di Parione per quasi mezzo secolo (1544 - 1577) fu il punto di riferimento per questo tipo di commercio. Lafreri si formò nell’officina di Antonio Salamanca, un milanese che si trasferì a Roma dopo il Sacco del 1527. Già nel 1544 iniziò a pubblicare a suo nome, come dimostrano due stampe: la Colonna Traiana e Il sacrificio di Abele, che recano la sottoscrizione Ant. Lafrerij sequani formis Romae 1544. Non è dimostrabile se sia stato anche incisore, come si potrebbe dedurre da un atto notarile del 23 dicembre 1580, che parla dell’eredità quondam Antonii Lafrerii incisoris e stampatoris in Urbe; in ogni caso, questa attività fu certamente di minore rilevanza in confronto a quella primaria di commerciante e stampatore. Non è un caso, infatti, che quasi tutte le stampe a lui riconducibili siano firmate Antonii Lafrerij formis, espressione che lo qualifica editore e proprietario dei rami, ma non anche incisore. Un avvenimento fondamentale nella carriera del Lafreri è la costituzione, nel 1553, di una società con Antonio Salamanca. È indubbio che Lafreri - dotato probabilmente di maggiore carisma e spirito imprenditoriale - esercitò sempre il ruolo di leader. Alla morte del Salamanca, nel 1562, subentrò il figlio Francesco, ma il sodalizio si sciolse l’anno seguente e i rami del Salamanca furono acquistati da Lafreri per la somma di circa 3.000 scudi. L’editore continuò ad incrementare il suo commercio producendo stampe di soggetto religioso, mitologico e di antichità, ma anche carte geografiche e libri illustrati. Nella bottega al Parione vi passarono i più importanti incisori del tempo: Mario Cartaro, Nicolas Beatrizet, Enea Vico ed altri. Aveva contatti anche con altri centri editoriali: Venezia - come provano sia le richieste di privilegio al Senato, sia la presenza di suoi rami in edizioni veneziane - ma anche Siena. La sua raccolta di carte geografiche, riunita con un frontespizio dal titolo Tavole moderne di geografia, veniva assemblata da o per il singolo cliente; pertanto, le raccolte di carte geografiche lafreriane risultano, per numero, formato e tipologia di stampe, sempre diverse tra loro. Lafreri morì il 20 luglio 1577 e fu tumulato nella chiesa di San Luigi dei Francesi; non avendo lasciato disposizioni testamentarie, il suo patrimonio di rami fu diviso tra i suoi parenti più prossimi, Claudio e Stefano Duchetti, per poi essere acquistati da diversi stampatori.