Circi Flaminii Specimen, Suo Cum Euripo, Arisque, et Isidis Leoni Insidentis Simulachro Pyrrhi Ligori Pictoris Neapolitani...

Riferimento: S50325
Autore Bolognino ZALTIERI
Anno: 1570 ca.
Zona: Circo Massimo
Luogo di Stampa: Venezia
Misure: 545 x 370 mm
600,00 €

Riferimento: S50325
Autore Bolognino ZALTIERI
Anno: 1570 ca.
Zona: Circo Massimo
Luogo di Stampa: Venezia
Misure: 545 x 370 mm
600,00 €

Descrizione

Bulino, circa 1570, firmato in lastra in basso a destra con l’imprint Bolognino Zaltieri formis.

Derivazione della stampa di Nicolas Beatrizet del 1552, stampata per il mercato veneziano da Zaltieri.

Esemplare nel secondo stato, con l’imprint di Donato Rascicotti e la data 1597 aggiunti in basso a sinistra.

Il Circo Flaminio fu fatto erigere nel 220 a.C. da Flaminius Nepos (cui si deve anche la Via Flaminia) in una zona compresa tra il Portico d’Ottavia, il Teatro di Marcello ed il Tevere. Il Circo Flaminio era un «sito di fondamentale importanza nella topografia romana […] dette il suo nome alla IX regione augustea; alla sua fama corrispondeva una tale ovvietà di localizzazione , che nessun autore antico ne descrive con esattezza l’ubicazione». L’incisione deriva da un disegno di Pirro Ligorio, che aveva dato alle stampe per l’editore Michele Tramezzino, l’opera Delle Antichità di Roma, nel quale si tratta de’ Circi, Theatri, & Anfitheatri. La prima versione fu incisa da Nicolas Beatrizet per i tipi di Michele Tramezzino (1552). Per il mercato romano seguì, incisa da Ambrogio Brambilla nel 1581, la versione di Claude Duchet.

La tavola, sebbene stampata a Venezia, può essere considerata parte dello Speculum Romanae Magnificentiae, la prima iconografia della Roma antica. 

Lo Speculum ebbe origine nelle attività editoriali di Antonio Salamanca e Antonio Lafreri (Lafrery). Durante la loro carriera editoriale romana, i due editori - che hanno lavorato insieme tra il 1553 e il 1563 - hanno avviato la produzione di stampe di architettura, statuaria e vedutistica della città legate alla Roma antica e moderna. Le stampe potevano essere acquistate individualmente da turisti e collezionisti, ma venivano anche acquistate in gruppi più grandi che erano spesso legati insieme in un album. Nel 1573, Lafreri commissionò a questo scopo un frontespizio, dove compare per la prima volta il titolo Speculum Romanae Magnificentiae. Alla morte di Lafreri, due terzi delle lastre di rame esistenti andarono alla famiglia Duchetti (Claudio e Stefano), mentre un altro terzo fu distribuito tra diversi editori. Claudio Duchetti continuò l’attività editoriale, implementando le lastre dello Speculum con copie di quelle “perdute” nella divisione ereditaria, che fece incidere al milanese Amborgio Brambilla. Alla morte di Claudio (1585) le lastre furono cedute – dopo un breve periodo di pubblicazione degli eredi, in particolare nella figura di Giacomo Gherardi - a Giovanni Orlandi, che nel 1614 vendette la sua tipografia al fiammingo Hendrick van Schoel. Stefano Duchetti, al contrario, cedette le proprie matrici all’editore Paolo Graziani, che si associò con Pietro de Nobili; il fondo confluì nella tipografia De Rossi passando per le mani di editori come Marcello Clodio, Claudio Arbotti e Giovan Battista de Cavalleris. Il restante terzo di matrici della divisione Lafreri fu suddiviso e scisso tra diversi editori, in parte anche francesi: curioso vedere come alcune tavole vengano ristampate a Parigi da Francois Jollain alla metà del XVII secolo. Diverso percorso ebbero alcune lastre stampate da Antonio Salamanca nel suo primo periodo; attraverso il figlio Francesco, confluirono nella tipografia romana di Nicolas van Aelst. Altri editori che contribuirono allo Speculum furono i fratelli Michele e Francesco Tramezzino (autori di numerose lastre che confluirono in parte nella tipografia Lafreri), Tommaso Barlacchi, e Mario Cartaro, che fu l’esecutore testamentario del Lafreri, e stampò alcune lastre di derivazione. Per l’intaglio dei rami vennero chiamati a Roma e impiegati tutti i migliori incisori dell’epoca quali Nicola Beatrizet (Beatricetto), Enea Vico, Etienne Duperac, Ambrogio Brambilla e altri ancora.

Questo marasma e intreccio di editori, incisori e mercanti, il proliferare di botteghe calcografiche ed artigiani ha contribuito a creare il mito dello Speculum Romanae Magnificentiae, la più antica e importante iconografia della città eterna. Il primo studioso che ha cercato di analizzare sistematicamente la produzione a stampa delle tipografie romane del XVI secolo è stato Christian Hülsen, con il suo Das Speculum Romanae Magnificentiae des Antonio Lafreri del 1921. In epoca più recente, molto importanti sono stati gli studi di Peter Parshall (2006) Alessia Alberti (2010), Birte Rubach e Clemente Marigliani (2016). Le nostre schede sono elaborazioni ispirate principalmente da queste quattro pubblicazioni, integrate da commenti e correzioni per quanto non ci convince e ci è noto. 

Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana non leggibile, in ottimo stato di conservazione. Stampata su un foglio di risulta, contiene testo tipografico al verso.

Bibliografia

Cfr. C. Hülsen, Das Speculum Romanae Magnificentiae des Antonio Lafreri (1921), n. 34; cfr. Peter Parshall, Antonio Lafreri's 'Speculum Romanae Magnificentiae, in “Print Quarterly”, 1 (2006); cfr. B. Rubach, Ant. Lafreri Formis Romae (2016), n. 295; cfr. Marigliani, Lo splendore di Roma nell’Arte incisoria del Cinquecento (2016), n. II.19.

Bolognino ZALTIERI (Attivo a Venezia nel 1566-75)

Stampatore ed editore attivo a Venezia. Fu definito "libraio" il 10 luglio 1567, quando registrò il suo marchio (il segno della città di Venezia con la parola VENETIA). Almagià ha ipotizzato che fosse esclusivamente uno stampatore. Nella lista di tipografi e librai che racconta di un privilegio ottenuto da Francesco Patrizio nel 1573, Zaltieri viene descritto come collocato "alla Stella" (Marciani). Ha pubblicato anche il lavoro di Giulio Ballino, il De 'disegni delle più illustri città, e fortezze del mondo (Venezia, 1569)

Bolognino ZALTIERI (Attivo a Venezia nel 1566-75)

Stampatore ed editore attivo a Venezia. Fu definito "libraio" il 10 luglio 1567, quando registrò il suo marchio (il segno della città di Venezia con la parola VENETIA). Almagià ha ipotizzato che fosse esclusivamente uno stampatore. Nella lista di tipografi e librai che racconta di un privilegio ottenuto da Francesco Patrizio nel 1573, Zaltieri viene descritto come collocato "alla Stella" (Marciani). Ha pubblicato anche il lavoro di Giulio Ballino, il De 'disegni delle più illustri città, e fortezze del mondo (Venezia, 1569)