La Colonna Miliaria - Visitur Romae in Capitolio

Riferimento: S50328
Autore Giovanni Ambrogio BRAMBILLA
Anno: 1575 ca.
Zona: Colonna Miliare
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 310 x 390 mm
1.100,00 €

Riferimento: S50328
Autore Giovanni Ambrogio BRAMBILLA
Anno: 1575 ca.
Zona: Colonna Miliare
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 310 x 390 mm
1.100,00 €

Descrizione

Acquaforte, circa 1575-85, priva di firma.

Attribuita per ragioni stilistiche alla mano di Ambrogio Brambilla, probabilmente pubblicata da Claudio Duchetti.

Esemplare di secondo stato, con l’aggiunta dell’indirizzo di Giovanni Orlandi e la data 1602.

La Colonna Miliaria, o "primo miglio", si riferisce al punto di partenza simbolico e reale delle strade romane, segnato spesso da una pietra miliare (un cippo) che indicava le distanze, con il "primo miglio" sulla Via Appia Antica vicino a Porta Capena a Roma, da cui iniziava la misurazione, mentre l'originale prima miliare Appia si trova in Campidoglio. Queste pietre indicavano le distanze in miglia (un miglio romano equivale a circa 1.480 metri) da Roma.

Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva con filigrana “chiavi incrociate e giglio in uno scudo sormontato da stella”, con margini, in ottimo stato di conservazione.

La tavola può essere considerata parte dello Speculum Romanae Magnificentiae, la prima iconografia della Roma antica. 

Lo Speculum ebbe origine nelle attività editoriali di Antonio Salamanca e Antonio Lafreri (Lafrery). Durante la loro carriera editoriale romana, i due editori - che hanno lavorato insieme tra il 1553 e il 1563 - hanno avviato la produzione di stampe di architettura, statuaria e vedutistica della città legate alla Roma antica e moderna. Le stampe potevano essere acquistate individualmente da turisti e collezionisti, ma venivano anche acquistate in gruppi più grandi che erano spesso legati insieme in un album. Nel 1573, Lafreri commissionò a questo scopo un frontespizio, dove compare per la prima volta il titolo Speculum Romanae Magnificentiae. Alla morte di Lafreri, due terzi delle lastre di rame esistenti andarono alla famiglia Duchetti (Claudio e Stefano), mentre un altro terzo fu distribuito tra diversi editori. Claudio Duchetti continuò l’attività editoriale, implementando le lastre dello Speculum con copie di quelle “perdute” nella divisione ereditaria, che fece incidere al milanese Amborgio Brambilla. Alla morte di Claudio (1585) le lastre furono cedute – dopo un breve periodo di pubblicazione degli eredi, in particolare nella figura di Giacomo Gherardi - a Giovanni Orlandi, che nel 1614 vendette la sua tipografia al fiammingo Hendrick van Schoel. Stefano Duchetti, al contrario, cedette le proprie matrici all’editore Paolo Graziani, che si associò con Pietro de Nobili; il fondo confluì nella tipografia De Rossi passando per le mani di editori come Marcello Clodio, Claudio Arbotti e Giovan Battista de Cavalleris. Il restante terzo di matrici della divisione Lafreri fu suddiviso e scisso tra diversi editori, in parte anche francesi: curioso vedere come alcune tavole vengano ristampate a Parigi da Francois Jollain alla metà del XVII secolo. Diverso percorso ebbero alcune lastre stampate da Antonio Salamanca nel suo primo periodo; attraverso il figlio Francesco, confluirono nella tipografia romana di Nicolas van Aelst. Altri editori che contribuirono allo Speculum furono i fratelli Michele e Francesco Tramezzino (autori di numerose lastre che confluirono in parte nella tipografia Lafreri), Tommaso Barlacchi, e Mario Cartaro, che fu l’esecutore testamentario del Lafreri, e stampò alcune lastre di derivazione. Per l’intaglio dei rami vennero chiamati a Roma e impiegati tutti i migliori incisori dell’epoca quali Nicola Beatrizet (Beatricetto), Enea Vico, Etienne Duperac, Ambrogio Brambilla e altri ancora.

Questo marasma e intreccio di editori, incisori e mercanti, il proliferare di botteghe calcografiche ed artigiani ha contribuito a creare il mito dello Speculum Romanae Magnificentiae, la più antica e importante iconografia della città eterna. Il primo studioso che ha cercato di analizzare sistematicamente la produzione a stampa delle tipografie romane del XVI secolo è stato Christian Hülsen, con il suo Das Speculum Romanae Magnificentiae des Antonio Lafreri del 1921. In epoca più recente, molto importanti sono stati gli studi di Peter Parshall (2006) Alessia Alberti (2010), Birte Rubach e Clemente Marigliani (2016). Le nostre schede sono elaborazioni ispirate principalmente da queste quattro pubblicazioni, integrate da commenti e correzioni per quanto non ci convince e ci è noto. 

Opera non descritta e rarissima.

Giovanni Ambrogio BRAMBILLA (1575-90)

Pittore e incisore Milanese. Dal 14 Gennaio 1575 risulta residente a Roma. Nel 1579 venne candidato come membro della Congregazione dei Virtuosi del Pantheon, cui venne ammesso il 14 Giugno 1579. Un’epigrafe del 6 Novembre 1584 lo definisce “Ambrosius Brambilla madiolanensis picture in Urbe”. Le sue incisioni sono nel catalogo di Vaccari del 1614, compresi i soggetti devozionali, i ritratti e i quadri di costume (giochi da tavolo, eventi eccezionali, cerimonie e carte topografiche). Lavorò tra gli altri per Panzera, Van Aelst e Claudio Duchetti.

Giovanni Ambrogio BRAMBILLA (1575-90)

Pittore e incisore Milanese. Dal 14 Gennaio 1575 risulta residente a Roma. Nel 1579 venne candidato come membro della Congregazione dei Virtuosi del Pantheon, cui venne ammesso il 14 Giugno 1579. Un’epigrafe del 6 Novembre 1584 lo definisce “Ambrosius Brambilla madiolanensis picture in Urbe”. Le sue incisioni sono nel catalogo di Vaccari del 1614, compresi i soggetti devozionali, i ritratti e i quadri di costume (giochi da tavolo, eventi eccezionali, cerimonie e carte topografiche). Lavorò tra gli altri per Panzera, Van Aelst e Claudio Duchetti.