Anfiteatro di Verona

Riferimento: S40243
Autore Antonio LAFRERI
Anno: 1560
Misure: 475 x 330 mm
900,00 €

Riferimento: S40243
Autore Antonio LAFRERI
Anno: 1560
Misure: 475 x 330 mm
900,00 €

Descrizione

Anfiteatro di Verona, ricostruzione.

Bulino, 1560, firmato e datato in basso a destra: «Romae Anno ∞ D L X Autou[ii] Lafrerij Sequani formis ad genitum archetypum fidelissime expressa».

Opera parte dello Speculum Romanae Magnificentiae.

Esemplare nel primo stato di tre, con l’indirizzo di Lafreri. Successivamente la lastra verrà ristampata da Giovanni Orlandi nel 1602 e da Hendrick van Schoel nel 1614 circa.

Iscritto in alto al centro: «Amphitheatri Veronen[sis] diligens et accurata delineatio, quod ludis publicis, gladiatorio muneri, et ferarum venationib[us] exhibendis, Imp[eratoris] Caes[aris] Aug[usti] suasu, post bella ciuil[ia] pace Pop[ulo] Ro[mano] terra mariq[ue] parta, nobilißima colonia Verona, opere rustico, in foro boario extra Vurb[is], moenia, aere publico collocauit. Vnum omnium quae nobis antiquitas reliquit, Ciuium perpetua diligentia, et quantum humana ope præstari potuit, magis a temporum iniuria præseruatum. Anteriorem enim porticuum partem, quam alam vocant, ingenti terremotu quaßatam, anno salut[is] 1117 corruisse annalibus Veronensium proditum est». [Disegno accurato e fedele dell’anfiteatro veronese, in opus rusticum, destinato ai ludi pubblici, ai combattimenti gladiatorii e alla caccia delle bestie selvatiche, che la nobilissima colonia di Verona, con denaro pubblico collocò nel foro boario, fuori delle mura cittadine, su consiglio dell’Imperatore Cesare Augusto, dopo le guerre civili e dopo che al Popolo Romano era stata procurata la pace in terra e mare. L’unico che l’antichità ci abbia lasciato, per la ininterrotta diligenza dei Cittadini, preservato dall’usura dei tempi il più che si poté con l’umana cura. Gli annali veronesi tramandano che il porticato anteriore, chiamato «ala», crollò nell’anno 1117, squassato da un grande terremoto].

Costruita nel I secolo con pietre ricavate dalle montagne lessiniche, quella che oggi si chiama «l’arena di Verona» aveva in origine dimensioni diverse. Nel 1183 (e non nel 1117 come riporta la scritta in latino) un terremoto fece crollare la prima cinta esterna. Destinata a ospitare spettacoli gladiatorii in epoca romana, nell’alto Medioevo fu praticamente abbandonata. Come per tanti monumenti antichi le sue pietre servirono per le costruzioni della città. Nei secoli seguenti vi ripresero le rappresentazioni di giostre e la caccia al toro, come avveniva a Roma al Testaccio. Nel Settecento l’anfiteatro si presentava nuovamente ben ristrutturato, come testimonia Goethe: «L’Anfiteatro è dunque il primo importante monumento dell’antichità che vedo; e com’è ben conservato!». L’incisione del Lafréry riprende in controparte quella disegnata da Enea Vico con dedica in basso a sinistra «Al Gran Cosimo De Medici Duca di Fiorenza et di Toschana delle virtu remuneratore». Opera citata da Scipione Maffei (1731, p. 180), che dopo aver descritto il bulino di E. Vico, aggiunge: “Fu questa carta replicata nel 1560 in Roma con l’assistenza di Pirro Ligorio da i torchi del Lafrerio”.

Lo Speculum ebbe origine nelle attività editoriali di Antonio Salamanca e Antonio Lafreri. Durante la loro carriera editoriale romana, i due editori stranieri - che hanno lavorato insieme tra il 1553 e il 1563 – avviarono la produzione di stampe di architettura, statuaria e vedutistica delle città legate alla Roma antica e moderna. Le stampe potevano essere acquistate individualmente da turisti e collezionisti, oppure in gruppi più grandi che erano spesso legati insieme in un album. Nel 1573, Lafreri commissionò a questo scopo un frontespizio, dove compare per la prima volta il titolo Speculum Romanae Magnificentiae. Alla morte di Lafreri, due terzi delle lastre di rame esistenti andarono alla famiglia Duchetti (Claudio e Stefano), mentre un altro terzo fu distribuito tra diversi editori.

Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva con filigrana “lupo che sorregge uno stemma in un cerchio con corona” (Woodward n. 223), con margini coevi aggiunti. Lievi pieghe di carta trasversali, per il resto in ottimo stato di conservazione.

Bibliografia

B. Rubach, Ant. Lafreri Formis Romae (2016), n. 279, I/III; A. Alberti, L’indice di Antonio Lafrery (2010), n. 49, I/III; Marigliani, Lo splendore di Roma nell’Arte incisoria del Cinquecento (2016), n. II.39; Bartsch, XV, p. 349, n. 419; C. Hülsen, 1921,

Antonio LAFRERI (Orgelet 1512 - Roma 1577)

Antoine de Lafrery, meglio conosciuto con la forma italianizzata del nome Antonio Lafreri (1512 - 1577), era nativo di Orgelet, come riporta la sua iscrizione sepolcrale, e si trasferì a Roma intorno al 1540, dove lavorò in qualità di mercante ed editore di stampe. La sua bottega in via di Parione per quasi mezzo secolo (1544 - 1577) fu il punto di riferimento per questo tipo di commercio. Lafreri si formò nell’officina di Antonio Salamanca, un milanese che si trasferì a Roma dopo il Sacco del 1527. Già nel 1544 iniziò a pubblicare a suo nome, come dimostrano due stampe: la Colonna Traiana e Il sacrificio di Abele, che recano la sottoscrizione Ant. Lafrerij sequani formis Romae 1544. Non è dimostrabile se sia stato anche incisore, come si potrebbe dedurre da un atto notarile del 23 dicembre 1580, che parla dell’eredità quondam Antonii Lafrerii incisoris e stampatoris in Urbe; in ogni caso, questa attività fu certamente di minore rilevanza in confronto a quella primaria di commerciante e stampatore. Non è un caso, infatti, che quasi tutte le stampe a lui riconducibili siano firmate Antonii Lafrerij formis, espressione che lo qualifica editore e proprietario dei rami, ma non anche incisore. Un avvenimento fondamentale nella carriera del Lafreri è la costituzione, nel 1553, di una società con Antonio Salamanca. È indubbio che Lafreri - dotato probabilmente di maggiore carisma e spirito imprenditoriale - esercitò sempre il ruolo di leader. Alla morte del Salamanca, nel 1562, subentrò il figlio Francesco, ma il sodalizio si sciolse l’anno seguente e i rami del Salamanca furono acquistati da Lafreri per la somma di circa 3.000 scudi. L’editore continuò ad incrementare il suo commercio producendo stampe di soggetto religioso, mitologico e di antichità, ma anche carte geografiche e libri illustrati. Nella bottega al Parione vi passarono i più importanti incisori del tempo: Mario Cartaro, Nicolas Beatrizet, Enea Vico ed altri. Aveva contatti anche con altri centri editoriali: Venezia - come provano sia le richieste di privilegio al Senato, sia la presenza di suoi rami in edizioni veneziane - ma anche Siena. La sua raccolta di carte geografiche, riunita con un frontespizio dal titolo Tavole moderne di geografia, veniva assemblata da o per il singolo cliente; pertanto, le raccolte di carte geografiche lafreriane risultano, per numero, formato e tipologia di stampe, sempre diverse tra loro. Lafreri morì il 20 luglio 1577 e fu tumulato nella chiesa di San Luigi dei Francesi; non avendo lasciato disposizioni testamentarie, il suo patrimonio di rami fu diviso tra i suoi parenti più prossimi, Claudio e Stefano Duchetti, per poi essere acquistati da diversi stampatori.

Bibliografia

B. Rubach, Ant. Lafreri Formis Romae (2016), n. 279, I/III; A. Alberti, L’indice di Antonio Lafrery (2010), n. 49, I/III; Marigliani, Lo splendore di Roma nell’Arte incisoria del Cinquecento (2016), n. II.39; Bartsch, XV, p. 349, n. 419; C. Hülsen, 1921,

Antonio LAFRERI (Orgelet 1512 - Roma 1577)

Antoine de Lafrery, meglio conosciuto con la forma italianizzata del nome Antonio Lafreri (1512 - 1577), era nativo di Orgelet, come riporta la sua iscrizione sepolcrale, e si trasferì a Roma intorno al 1540, dove lavorò in qualità di mercante ed editore di stampe. La sua bottega in via di Parione per quasi mezzo secolo (1544 - 1577) fu il punto di riferimento per questo tipo di commercio. Lafreri si formò nell’officina di Antonio Salamanca, un milanese che si trasferì a Roma dopo il Sacco del 1527. Già nel 1544 iniziò a pubblicare a suo nome, come dimostrano due stampe: la Colonna Traiana e Il sacrificio di Abele, che recano la sottoscrizione Ant. Lafrerij sequani formis Romae 1544. Non è dimostrabile se sia stato anche incisore, come si potrebbe dedurre da un atto notarile del 23 dicembre 1580, che parla dell’eredità quondam Antonii Lafrerii incisoris e stampatoris in Urbe; in ogni caso, questa attività fu certamente di minore rilevanza in confronto a quella primaria di commerciante e stampatore. Non è un caso, infatti, che quasi tutte le stampe a lui riconducibili siano firmate Antonii Lafrerij formis, espressione che lo qualifica editore e proprietario dei rami, ma non anche incisore. Un avvenimento fondamentale nella carriera del Lafreri è la costituzione, nel 1553, di una società con Antonio Salamanca. È indubbio che Lafreri - dotato probabilmente di maggiore carisma e spirito imprenditoriale - esercitò sempre il ruolo di leader. Alla morte del Salamanca, nel 1562, subentrò il figlio Francesco, ma il sodalizio si sciolse l’anno seguente e i rami del Salamanca furono acquistati da Lafreri per la somma di circa 3.000 scudi. L’editore continuò ad incrementare il suo commercio producendo stampe di soggetto religioso, mitologico e di antichità, ma anche carte geografiche e libri illustrati. Nella bottega al Parione vi passarono i più importanti incisori del tempo: Mario Cartaro, Nicolas Beatrizet, Enea Vico ed altri. Aveva contatti anche con altri centri editoriali: Venezia - come provano sia le richieste di privilegio al Senato, sia la presenza di suoi rami in edizioni veneziane - ma anche Siena. La sua raccolta di carte geografiche, riunita con un frontespizio dal titolo Tavole moderne di geografia, veniva assemblata da o per il singolo cliente; pertanto, le raccolte di carte geografiche lafreriane risultano, per numero, formato e tipologia di stampe, sempre diverse tra loro. Lafreri morì il 20 luglio 1577 e fu tumulato nella chiesa di San Luigi dei Francesi; non avendo lasciato disposizioni testamentarie, il suo patrimonio di rami fu diviso tra i suoi parenti più prossimi, Claudio e Stefano Duchetti, per poi essere acquistati da diversi stampatori.