| Riferimento: | S25095 |
| Autore | Jacques CALLOT |
| Anno: | 1629 ca. |
| Misure: | 218 x 116 mm |
| Riferimento: | S25095 |
| Autore | Jacques CALLOT |
| Anno: | 1629 ca. |
| Misure: | 218 x 116 mm |
Acquaforte, 1629, datata e firmata in lastra nella parte inferiore sinistra.
Esemplare secondo stato di sei con l’aggiunta dell’indirizzo di Israel che aggiunge anche la veduta di Parigi sullo sfondo.
E’ questo l’unico caso in cui un’opera di Callot viene terminata da un altro incisore.
Magnifica prova, impressa su carta vergata priva di filigrana, con piccolissimi margini, lieve restauro all’angolo superiore sinistro perfettamente eseguito, per il resto in perfetto stato di conservazione.
L'opera è conosciuta anche come la "Piccola veduta di Parigi". Il punto di vista generale è quello della morte dell'artista, Isarel Henriet o un altro artista (forse Collignon), aggiunge la vista di Parigi sullo sfondo e, per motivi di plausibilità, la data "1629" (che corrisponde alla permanenza di Callot a Parigi). Il disegno preparatorio, che mostra un porto italiano piuttosto che una vista di Parigi sullo sfondo, tende a confermare questa teoria. Tuttavia, Mariette e Meaume non rifiutano la possibilità che Callot termini l'opera nel 1629; Meaume dubita che Henriet possa essere stato pubblicato da Callot, sotto il nome del maestro. In ogni caso, la composizione sembra essere stata progettata circa nel 1619/20.
Anche il tema della soggetto è stato discusso; Balduccini lo identifica erroneamente come un gruppo di soldati che ricevono la paga; sembra essere un gruppo di prigionieri (o schiavi) cristiani liberati, un'interpretazione che sarebbe confermata da un'annotazione (forse scritta da Callot stesso) sul retro del disegno preparatorio: "redimere captivum".
Nella prima metà del XVII secolo, Jacques Callot rinnovò il linguaggio dell'arte grafica sviluppando e valorizzando le potenzialità dell'acquaforte. Nato a Nancy nel 1592, completò la sua formazione artistica in Italia, soggiornando a Roma tra il 1608 e il 1611, dove apprese l'incisione con il bulino e stabilì i primi contatti con la comunità degli incisori. Il suo mecenate, tra il 1612 e il 1620, fu Cosimo II de' Medici, alla cui corte si guadagnò grande fama sia come incisore di raffinata abilità che come conoscitore di gusto e intelligenza. Gli anni del suo soggiorno fiorentino furono ricchi di opere che consolidarono la sua fama. Dopo la morte di Cosimo II nel 1621, Callot tornò a Nancy, dove ricevette nuovi illustri mecenati, tra cui il Duca di Lorena e l'Infanta di Spagna. La sua fama si consolidò definitivamente con la commissione, ricevuta tramite Richelieu, di incidere L'assedio di La Rochelle e l'Île de Ré per il re di Francia, Luigi XIII. Nel 1630, iniziò a collaborare con l'editore parigino Israel Henriet, che pubblicò molte delle sue opere. Per la sua inesauribile inventiva nella scelta dei soggetti, la sua competenza tecnica e la sua attenzione al dettaglio e alla minuzia, l'opera di Callot rappresenta un punto di riferimento decisivo per l'intero sviluppo dell'incisione europea.
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Lieure 369 II/VI; Mostra Nancy, p. 320, 441; Meaume 1860 712.II.
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Jacques CALLOT (Nancy 1592 - 1635)
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Artista barocco, specializzato in arti grafiche, disegno e stampa, originario del Ducato di Lorena (stato indipendente al confine nord-est con la Francia). Realizzò acqueforti con rappresentazioni di cronache dell’epoca e della vita quotidiana della popolazione (soldati, buffoni, ubriaconi, accattoni e vari emarginati). Queste immagini sono spesso in contrasto con i meravigliosi paesaggi in cui sono sistemati (si veda ad esempio “La Tentazione di Sant’Antonio”). La sua abilità nel delineare ombre e nell’uso dei vari toni è davvero notevole per l’epoca, tanto da essere spesso accostato a Albrecht Dürer.
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Lieure 369 II/VI; Mostra Nancy, p. 320, 441; Meaume 1860 712.II.
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Jacques CALLOT (Nancy 1592 - 1635)
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Artista barocco, specializzato in arti grafiche, disegno e stampa, originario del Ducato di Lorena (stato indipendente al confine nord-est con la Francia). Realizzò acqueforti con rappresentazioni di cronache dell’epoca e della vita quotidiana della popolazione (soldati, buffoni, ubriaconi, accattoni e vari emarginati). Queste immagini sono spesso in contrasto con i meravigliosi paesaggi in cui sono sistemati (si veda ad esempio “La Tentazione di Sant’Antonio”). La sua abilità nel delineare ombre e nell’uso dei vari toni è davvero notevole per l’epoca, tanto da essere spesso accostato a Albrecht Dürer.
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