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| Riferimento: | S38508 |
| Autore | Antonio LAFRERI |
| Anno: | 1570 ca. |
| Zona: | Corfù |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 300 x 410 mm |
| Riferimento: | S38508 |
| Autore | Antonio LAFRERI |
| Anno: | 1570 ca. |
| Zona: | Corfù |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 300 x 410 mm |
Nel cartiglio in alto a destra si legge: IL vero disegno dell’Jsola di Corfù, nella quale per la sacra Lega è eretto l’Hospedale per ricever tutti i soldati christiani ammalati ò feriti nella presente santa impresa contra infideli, nel qualo è provisto de Medici fisici, e cirugici, et altri ministri per curarli et trattarli con ogni sorte di sovvertione et di charità. Orientazione fornita dal nome dei venti: TRAMONTANA, GRECO, LEVANTE, SIROCCO, OSTRO, LIBECCIO, PONENTE, MAESTRO, il nordovest è in basso. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini.
La mappa deriva dalla carta del monogrammista PS, stampata a Roma nel 1537, rispetto alla quale differisce per l’orientazione, traslata di 90 gradi.
Esemplare, nel secondo stato di tre descritto in Bifolco-Ronca (dove la carta viene attribuita alla tipografia di Antonio Lafreri) con l'indirizzo di Giovanni Orlandi e la data 1602: “carta anonima, priva di data ed indicazioni editoriali nella sua prima stesura. La mappa è una fedele replica della carta veneziana di Forlani-Bertelli (1564) e viene attribuita da Zacharakis a Claudio Duchetti, per la presenza della mappa è presente nell’atlante fattizio della National Library di Malta, in un gruppo di mappe recanti la sua firma. Se il luogo di stampa è certo, come dimostrano le successive tirature di Orlandi e van Schoel, ci sembra più pertinente l’attribuzione della lastra a Antonio Lafreri. Può essere identificata con l’opera descritta come “Isola di Corfu” (n. 57) nel catalogo della tipografia. La lastra venne ereditata da Claudio Duchetti e quindi da Giacomo Gherardi. Possiamo identificare questa matrice con “isola di Corfu” (n. 144) inserita nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 Venne poi acquistata da Giovanni Orlandi (atto del 25 giugno 1602) e quindi da H. van Schoel (1614)” (cfr. Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, p. 1518).
Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva con filigrana "Corona a 5 punte, nel cerchio, con lettere AF" (Woodward 278-279), con margini originali, in perfetto stato di conservazione.
Bibliografia
S. Bifolco - F. Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, p. 1518, tav. 730, II/III; Alberti (2010): n. 56; Alberti (2009): p. 123, n. A.53; Pagani (2012): p. 84; Tolias (2011): n. 0699 & p. 94, tav. II.26; Tooley (1939): n. 163; Zacharakis (1992): n. 2149; Zacharakis (2009): nn. 1422-1423; Zacharakis (2016): n. 2483a.
Antonio LAFRERI (Orgelet 1512 - Roma 1577)
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Antoine de Lafrery, meglio conosciuto con la forma italianizzata del nome Antonio Lafreri (1512 - 1577), era nativo di Orgelet, come riporta la sua iscrizione sepolcrale, e si trasferì a Roma intorno al 1540, dove lavorò in qualità di mercante ed editore di stampe. La sua bottega in via di Parione per quasi mezzo secolo (1544 - 1577) fu il punto di riferimento per questo tipo di commercio. Lafreri si formò nell’officina di Antonio Salamanca, un milanese che si trasferì a Roma dopo il Sacco del 1527. Già nel 1544 iniziò a pubblicare a suo nome, come dimostrano due stampe: la Colonna Traiana e Il sacrificio di Abele, che recano la sottoscrizione Ant. Lafrerij sequani formis Romae 1544. Non è dimostrabile se sia stato anche incisore, come si potrebbe dedurre da un atto notarile del 23 dicembre 1580, che parla dell’eredità quondam Antonii Lafrerii incisoris e stampatoris in Urbe; in ogni caso, questa attività fu certamente di minore rilevanza in confronto a quella primaria di commerciante e stampatore. Non è un caso, infatti, che quasi tutte le stampe a lui riconducibili siano firmate Antonii Lafrerij formis, espressione che lo qualifica editore e proprietario dei rami, ma non anche incisore. Un avvenimento fondamentale nella carriera del Lafreri è la costituzione, nel 1553, di una società con Antonio Salamanca. È indubbio che Lafreri - dotato probabilmente di maggiore carisma e spirito imprenditoriale - esercitò sempre il ruolo di leader. Alla morte del Salamanca, nel 1562, subentrò il figlio Francesco, ma il sodalizio si sciolse l’anno seguente e i rami del Salamanca furono acquistati da Lafreri per la somma di circa 3.000 scudi. L’editore continuò ad incrementare il suo commercio producendo stampe di soggetto religioso, mitologico e di antichità, ma anche carte geografiche e libri illustrati. Nella bottega al Parione vi passarono i più importanti incisori del tempo: Mario Cartaro, Nicolas Beatrizet, Enea Vico ed altri. Aveva contatti anche con altri centri editoriali: Venezia - come provano sia le richieste di privilegio al Senato, sia la presenza di suoi rami in edizioni veneziane - ma anche Siena. La sua raccolta di carte geografiche, riunita con un frontespizio dal titolo Tavole moderne di geografia, veniva assemblata da o per il singolo cliente; pertanto, le raccolte di carte geografiche lafreriane risultano, per numero, formato e tipologia di stampe, sempre diverse tra loro. Lafreri morì il 20 luglio 1577 e fu tumulato nella chiesa di San Luigi dei Francesi; non avendo lasciato disposizioni testamentarie, il suo patrimonio di rami fu diviso tra i suoi parenti più prossimi, Claudio e Stefano Duchetti, per poi essere acquistati da diversi stampatori.
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Antonio LAFRERI (Orgelet 1512 - Roma 1577)
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Antoine de Lafrery, meglio conosciuto con la forma italianizzata del nome Antonio Lafreri (1512 - 1577), era nativo di Orgelet, come riporta la sua iscrizione sepolcrale, e si trasferì a Roma intorno al 1540, dove lavorò in qualità di mercante ed editore di stampe. La sua bottega in via di Parione per quasi mezzo secolo (1544 - 1577) fu il punto di riferimento per questo tipo di commercio. Lafreri si formò nell’officina di Antonio Salamanca, un milanese che si trasferì a Roma dopo il Sacco del 1527. Già nel 1544 iniziò a pubblicare a suo nome, come dimostrano due stampe: la Colonna Traiana e Il sacrificio di Abele, che recano la sottoscrizione Ant. Lafrerij sequani formis Romae 1544. Non è dimostrabile se sia stato anche incisore, come si potrebbe dedurre da un atto notarile del 23 dicembre 1580, che parla dell’eredità quondam Antonii Lafrerii incisoris e stampatoris in Urbe; in ogni caso, questa attività fu certamente di minore rilevanza in confronto a quella primaria di commerciante e stampatore. Non è un caso, infatti, che quasi tutte le stampe a lui riconducibili siano firmate Antonii Lafrerij formis, espressione che lo qualifica editore e proprietario dei rami, ma non anche incisore. Un avvenimento fondamentale nella carriera del Lafreri è la costituzione, nel 1553, di una società con Antonio Salamanca. È indubbio che Lafreri - dotato probabilmente di maggiore carisma e spirito imprenditoriale - esercitò sempre il ruolo di leader. Alla morte del Salamanca, nel 1562, subentrò il figlio Francesco, ma il sodalizio si sciolse l’anno seguente e i rami del Salamanca furono acquistati da Lafreri per la somma di circa 3.000 scudi. L’editore continuò ad incrementare il suo commercio producendo stampe di soggetto religioso, mitologico e di antichità, ma anche carte geografiche e libri illustrati. Nella bottega al Parione vi passarono i più importanti incisori del tempo: Mario Cartaro, Nicolas Beatrizet, Enea Vico ed altri. Aveva contatti anche con altri centri editoriali: Venezia - come provano sia le richieste di privilegio al Senato, sia la presenza di suoi rami in edizioni veneziane - ma anche Siena. La sua raccolta di carte geografiche, riunita con un frontespizio dal titolo Tavole moderne di geografia, veniva assemblata da o per il singolo cliente; pertanto, le raccolte di carte geografiche lafreriane risultano, per numero, formato e tipologia di stampe, sempre diverse tra loro. Lafreri morì il 20 luglio 1577 e fu tumulato nella chiesa di San Luigi dei Francesi; non avendo lasciato disposizioni testamentarie, il suo patrimonio di rami fu diviso tra i suoi parenti più prossimi, Claudio e Stefano Duchetti, per poi essere acquistati da diversi stampatori.
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