Statua di bronzo del Giovane che si cava la spina dal piede

Riferimento: A54157
Autore Francois ANDRIOT
Anno: 1704 ca.
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 180 x 325 mm
150,00 €

Riferimento: A54157
Autore Francois ANDRIOT
Anno: 1704 ca.
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 180 x 325 mm
150,00 €

Descrizione

Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione.

Tavola tratta dalla celebre Raccolta di statue antiche e moderne: data in luce sotto i gloriosi auspicj della ... Papa Clemente XI. / da Domenico de Rossi; illustrata colle sposizioni a ciascheduna immagine di Pavolo Alessandro Maffei. In Roma nella Stamperia alla Pace con Privilegio del Sommo Pont. e licenza dè Superiori l'anno MDCCIV. - Colophon: In Roma, MDCCXLII. Nella Stamperia di Antonio de Rossi, nella Strada del Seminario Romano.

Nel 1704 vide la luce a Roma la più vasta raccolta mai messa insieme fino ad allora di stampe raffiguranti le statue antiche di Roma, un'opera che sarebbe rimasta una pietra miliare nel genere. Rispetto al suo più importante precedente, i Segmenta nobilium signorum et statuarum del pittore-incisore francese François Perrier, del 1638, la Raccolta edita da Domenico De Rossi, con un erudito commento di Paolo Alessandro Maffei (1653-1716), si caratterizzava prima di tutto per la presenza, accanto alle Nobilia Opera, di celebri creazioni della scultura moderna. del Cinque e Seicento, conservate tanto a Roma quanto a Firenze.

Gli incisori che lavorarono all’intaglio dei rami erano quasi tutti francesi e l'impresa è stata giudicata uno sforzo collettivo guidato prima di tutto dall'editore, il più importante della Roma barocca. Non tutti i nomi coinvolti, però, erano della stessa caratura e prestigio, e soprattutto non furono tutti attivi negli stessi anni: due tra gli incisori meno noti, Claude Randon (morto nel 1679) e François Andriot (m. 1704), avevano lavorato insieme, per conto di Charles Errand direttore dell'Académie de France à Rome alle Vite de' pittori, scultori e architetti moderni di Giovanni Pietro Bellori, pubblicata a Roma nel 1672. Il coinvolgimento di questi due incisori, lascia supporre che la Raccolta nascesse da un’impresa avviata, ma poi abbandonata, negli anni Settanta del Seicento, da Charles Errard, con la collaborazione, verosimilmente, dello stesso Bellori.

Tra gli autori che lavorarono per la stamperia De Rossi per questo lussuoso repertorio di statuaria, compare anche il nome di François de Poilly (sei tavole), che a differenza di Andriot e Randon, fu un incisore di grande successo, straordinariamente prolifico che si spense a Parigi nel 1693. Randon e Poilly, quindi, certamente erano scomparsi da tempo quando Domenico De Rossi dava alle stampe la Raccolta, ed è possibile che anche Andriot fosse già morto, o non si trovasse più a Roma. Tra gli altri incisori le cui firme compaiono sulle tavole del repertorio del 1704, ci sono alcuni dei protagonisti della stampa di traduzione attivi nell'Urbe all'inizio del secolo: Francesco Aquila (cinquantadue tavole), Nicolas Dorigny (trentuno tavole), il fiammingo Robert van Audenaerde (1663-1743; ventiquattro tavole) e Giovanni Girolamo Frezza (1671-post 1748; due tavole).

Bibliografia

Stefano Pierguidi, La Raccolta di statue antiche e moderne della calcografia De Rossi e un'impresa incompiuta di Charles Errard, in “Les cahiers d'histoire de l'art” 14, pp. 106-113.

Francois ANDRIOT (1655 - 1704 circa)

Di Andriot si ignorano tanto la data di nascita, collocata intorno al 1655, quanto quella di morte, che si ritiene successiva al 1704. Il termine post quem per la scomparsa di Andriot è fornito dalla “Raccolta di statue antiche e moderne” stampata da Domenico de Rossi, poiché la firma del francese compare in tre tavole dell’opera.

Francois ANDRIOT (1655 - 1704 circa)

Di Andriot si ignorano tanto la data di nascita, collocata intorno al 1655, quanto quella di morte, che si ritiene successiva al 1704. Il termine post quem per la scomparsa di Andriot è fornito dalla “Raccolta di statue antiche e moderne” stampata da Domenico de Rossi, poiché la firma del francese compare in tre tavole dell’opera.