Statua di Faustina moglie di Marco Aurelio Imperatore, vestita della stola matronale...

Riferimento: A54162
Autore Francesco Faraone AQUILA
Anno: 1704 ca.
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 215 x 340 mm
150,00 €

Riferimento: A54162
Autore Francesco Faraone AQUILA
Anno: 1704 ca.
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 215 x 340 mm
150,00 €

Descrizione

Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione.

Tavola tratta dalla celebre Raccolta di statue antiche e moderne: data in luce sotto i gloriosi auspicj della ... Papa Clemente XI. / da Domenico de Rossi; illustrata colle sposizioni a ciascheduna immagine di Pavolo Alessandro Maffei. In Roma nella Stamperia alla Pace con Privilegio del Sommo Pont. e licenza dè Superiori l'anno MDCCIV. - Colophon: In Roma, MDCCXLII. Nella Stamperia di Antonio de Rossi, nella Strada del Seminario Romano.

Nel 1704 vide la luce a Roma la più vasta raccolta mai messa insieme fino ad allora di stampe raffiguranti le statue antiche di Roma, un'opera che sarebbe rimasta una pietra miliare nel genere. Rispetto al suo più importante precedente, i Segmenta nobilium signorum et statuarum del pittore-incisore francese François Perrier, del 1638, la Raccolta edita da Domenico De Rossi, con un erudito commento di Paolo Alessandro Maffei (1653-1716), si caratterizzava prima di tutto per la presenza, accanto alle Nobilia Opera, di celebri creazioni della scultura moderna. del Cinque e Seicento, conservate tanto a Roma quanto a Firenze.

Gli incisori che lavorarono all’intaglio dei rami erano quasi tutti francesi e l'impresa è stata giudicata uno sforzo collettivo guidato prima di tutto dall'editore, il più importante della Roma barocca. Non tutti i nomi coinvolti, però, erano della stessa caratura e prestigio, e soprattutto non furono tutti attivi negli stessi anni: due tra gli incisori meno noti, Claude Randon (morto nel 1679) e François Andriot (m. 1704), avevano lavorato insieme, per conto di Charles Errand direttore dell'Académie de France à Rome alle Vite de' pittori, scultori e architetti moderni di Giovanni Pietro Bellori, pubblicata a Roma nel 1672. Il coinvolgimento di questi due incisori, lascia supporre che la Raccolta nascesse da un’impresa avviata, ma poi abbandonata, negli anni Settanta del Seicento, da Charles Errard, con la collaborazione, verosimilmente, dello stesso Bellori.

Tra gli autori che lavorarono per la stamperia De Rossi per questo lussuoso repertorio di statuaria, compare anche il nome di François de Poilly (sei tavole), che a differenza di Andriot e Randon, fu un incisore di grande successo, straordinariamente prolifico che si spense a Parigi nel 1693. Randon e Poilly, quindi, certamente erano scomparsi da tempo quando Domenico De Rossi dava alle stampe la Raccolta, ed è possibile che anche Andriot fosse già morto, o non si trovasse più a Roma. Tra gli altri incisori le cui firme compaiono sulle tavole del repertorio del 1704, ci sono alcuni dei protagonisti della stampa di traduzione attivi nell'Urbe all'inizio del secolo: Francesco Aquila (cinquantadue tavole), Nicolas Dorigny (trentuno tavole), il fiammingo Robert van Audenaerde (1663-1743; ventiquattro tavole) e Giovanni Girolamo Frezza (1671-post 1748; due tavole).

Bibliografia

Stefano Pierguidi, La Raccolta di statue antiche e moderne della calcografia De Rossi e un'impresa incompiuta di Charles Errard, in “Les cahiers d'histoire de l'art” 14, pp. 106-113.

Francesco Faraone AQUILA (Palermo 1676 circa – Roma 1740 circa)

Francesco Faraone Aquila (o dell'Aquila) (Palermo, 1676 – Roma, 1740) è stato un incisore italiano che seguì le orme del fratello Pietro. Per altre fonti Francesco non era fratello di Pietro Aquila bensì il nipote ed effettivamente i dati cronologici potrebbero confermare questa seconda ipotesi dato che Pietro era della generazione precedente e già morto nel 1692. Della sua vita non abbiamo molte notizie. Sappiamo che nel 1690 si trasferì a Roma, dove il fratello era conosciuto già da decenni per la sua opera di incisore per le maggiori botteghe d'incisione della capitale. Pietro che era un sacerdote gli aprì le porte della committenza ecclesiastica romana. Papa Clemente XI gli ordinò il lavoro che rimase la sua opera maggiore cioè l'incisione dei bassorilievi della Colonna di Antonino Pio e del suo piedistallo, un'opera ancora oggi utilissima visto che le condizioni di questi sono soggetti al degrado a causa degli agenti atmosferici e della perdita della colonna durante un incendio, nel 1759, della quale oggi è rimasto soltanto il basamento conservato nei Musei Vaticani. Nel 1713 Domenico de Rossi pubblicò la "Raccolta di vasi diversi formati da illvstri artefici antichi e di varie targhe soprapposte alle Fabbriche più insigni di Roma.." le cui tavole furono disegnate ed incise dal Faraone Aquila. Un'altra opera molto importante di Francesco Aquila fu l'incisione dell'affresco della cupola del Duomo di Parma del Correggio e quella degli appartamenti del Vaticano di Raffaello. Ma il Gori Gandellini nel suo libro Notizie storiche degli intagliatori ci lascia una lunga lista di incisioni di quadri e affreschi, rinascimentali e barocchi, fatta dall'Aquila fra i quali: Carlo Maratta, Francesco Albani, il Lanfranco, Ciro Ferri, Pietro da Cortona, Pier Leone Ghezzi e innumerevoli altri. Seguendo il gusto antiquario che si andava affermando nel corso del Settecento, Francesco Aquila incise varie opere dell'età classica romana: statue, vasi, archi trionfali, venendo così incontro alla richiesta soprattutto dei visitatori stranieri, in maggioranza tedeschi e inglesi. Molto famosi furono anche i ritratti di suoi contemporanei sia pittori che ecclesiastici. Francesco Faraone Aquila morì a Roma intorno al 1740.

Francesco Faraone AQUILA (Palermo 1676 circa – Roma 1740 circa)

Francesco Faraone Aquila (o dell'Aquila) (Palermo, 1676 – Roma, 1740) è stato un incisore italiano che seguì le orme del fratello Pietro. Per altre fonti Francesco non era fratello di Pietro Aquila bensì il nipote ed effettivamente i dati cronologici potrebbero confermare questa seconda ipotesi dato che Pietro era della generazione precedente e già morto nel 1692. Della sua vita non abbiamo molte notizie. Sappiamo che nel 1690 si trasferì a Roma, dove il fratello era conosciuto già da decenni per la sua opera di incisore per le maggiori botteghe d'incisione della capitale. Pietro che era un sacerdote gli aprì le porte della committenza ecclesiastica romana. Papa Clemente XI gli ordinò il lavoro che rimase la sua opera maggiore cioè l'incisione dei bassorilievi della Colonna di Antonino Pio e del suo piedistallo, un'opera ancora oggi utilissima visto che le condizioni di questi sono soggetti al degrado a causa degli agenti atmosferici e della perdita della colonna durante un incendio, nel 1759, della quale oggi è rimasto soltanto il basamento conservato nei Musei Vaticani. Nel 1713 Domenico de Rossi pubblicò la "Raccolta di vasi diversi formati da illvstri artefici antichi e di varie targhe soprapposte alle Fabbriche più insigni di Roma.." le cui tavole furono disegnate ed incise dal Faraone Aquila. Un'altra opera molto importante di Francesco Aquila fu l'incisione dell'affresco della cupola del Duomo di Parma del Correggio e quella degli appartamenti del Vaticano di Raffaello. Ma il Gori Gandellini nel suo libro Notizie storiche degli intagliatori ci lascia una lunga lista di incisioni di quadri e affreschi, rinascimentali e barocchi, fatta dall'Aquila fra i quali: Carlo Maratta, Francesco Albani, il Lanfranco, Ciro Ferri, Pietro da Cortona, Pier Leone Ghezzi e innumerevoli altri. Seguendo il gusto antiquario che si andava affermando nel corso del Settecento, Francesco Aquila incise varie opere dell'età classica romana: statue, vasi, archi trionfali, venendo così incontro alla richiesta soprattutto dei visitatori stranieri, in maggioranza tedeschi e inglesi. Molto famosi furono anche i ritratti di suoi contemporanei sia pittori che ecclesiastici. Francesco Faraone Aquila morì a Roma intorno al 1740.