- New
| Riferimento: | S35247.1 |
| Autore | Giovanni MAGGI |
| Anno: | 1605 ca. |
| Zona: | San Pietro |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 142 x 215 mm |
| Riferimento: | S35247.1 |
| Autore | Giovanni MAGGI |
| Anno: | 1605 ca. |
| Zona: | San Pietro |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 142 x 215 mm |
Acquaforte e bulino, 1605 circa, priva della firma e di indicazioni editoriali.
L'opera appartiene ad una serie di incisioni raffiguranti le chiese giubilari di Roma. Ciascuna tavola presenta in alto al centro, il nome latino della basilica; una veduta prospettica, di circa 142x130mm; sotto l’immagine, una lunga notazione di carattere storico sull’edificazione della chiesa, sui relativi culti e le reliquie conservate.
In fondo alla prima tavola - San Giovanni in Laterano – troviamo i dettagli editoriali: Franciscus Vill’aęna excudit Romę. Cū Privilegio Sum. Pont et Superiorū licentia Anno 1609.
L’opera è di estrema rarità e non è censita nei principali repertori. Alcune tavole della serie sono presenti, in pessime condizioni e prive della didascalia, nella raccolta appartenuta a Cassiano dal Pozzo, conservata alla British Library. Scrive Mark McDonald: “Three other prints on folio 67 come from a different series, which presumably covered all the pilgrim churches of Rome: they are titled and numbered and once had further description that has been trimmed from these impressions. Another print from the series, which retains this lettering, can be seen on a later folio in this album. Based on the information in the prints, the series seems to have been made around the beginning of the seventeenth century. The print of S. Maria Maggiore, for example, does not show the Cappella Paolina nor the canons' palace, implying a terminus ante quem of 1605. Gamrath suggests the prints could have been designed by Giovanni Maggi (Gamrath 1987, p. 143)” (cfr. The Print Collection of Cassiano dal Pozzo, Architecture, Topography and Military Maps, vol. I, p. 219). Dunque, Gamrath – senza conoscere l’esemplare con excudit di Villamena e la data 1609 – le descrive come opere delineate da Giovanni Maggi prima del 1605. Lo stile grafico del Maggi sembra essere evidente nelle tavole, e Villamena potrebbe avere solo curato la stampa delle opere. Del resto, la loro estrema rarità lascia pensare ad un progetto abbandonato da Maggi - che forse Villamena riprese – oppure ad una fugace collaborazione tra i due incisori/editori che non ebbe i risultati sperati.
La raccolta era presente nella collezione del Palazzo Massimo, come si apprende da Vittorio Massimo, in Notizie istoriche della Villa Massimo alle Terme Diocleziane… del 1836. Alla Biblioteca Apostolica Vaticana, nella raccolta Barberini [Stamp.Barb. X. I. 31] sono presenti 8 tavole della serie, con un successivo indirizzo editoriale di Giovanni Marco Paluzzi (attivo 1655/90). Si può, pertanto, ipotizzare che la serie doveva essere composta da dieci tavole, probabilmente incise e pubblicate da Giovanni Maggi; in seguito, una seconda stesura delle opere venne edita da Villamena, fino alla terza stesura di Paluzzi.
Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, applicata su supporto cartaceo coevo (probabile l'appartenenza ad un piccolo album), in ottimo stato di conservazione.
Opera di grandissima rarità.
Bibliografia
H. Gamrath, Roma Sancta Renovata: studi sull’urbanistica di Roma nella secondametà del sec. XVI con particolare riferimento al pontificato di Sisto V, Roma, 1987; V. Massimo, Notizie istoriche della Villa Massimo alle Terme Diocleziane…, 1836, p. 268; Mark McDonald. The Print Collection of Cassiano dal Pozzo, Architecture, Topography and Military Maps, vol. I, pp. 219-220, 238, nn. 2026, 2029, 2064.
|
Nato intorno al 1566, probabilmente a Roma, è ricordato da Giovanni Baglione come "dipintore, et intagliatore all'acqua forte", "virtuoso in diverse materie; et intendente anche d'architettura" con una "vena di Poesia in cose burlesche". Non si conosce nulla della sua formazione artistica, maturata durante il pontificato di Sisto V (1585-90) forse a contatto con un intagliatore straniero, e assai scarse sono anche le notizie relative alla biografia.
Dai documenti conservati presso l'Archivio dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon, risulta inoltre che il 9 genn. 1611 il M. fu ammesso, in qualità di pittore e su presentazione di Durante Alberti, alla Congregazione di S. Giuseppe, a riprova del pieno riconoscimento del suo status di artista. La sua produzione di incisioni, mostra la predilezione per le vedute urbane e le rappresentazioni architettoniche: 1608 Edifizi antichi e moderni di Roma e la Facciata di S. Pietro; la veduta dell'interno di S. Pietro con la canonizzazione di Carlo Borromeo; i disegni per le trenta Stampe colle pitture e statue degli altari di diverse chiese di Roma e per la grande pianta prospettica di Roma, intagliate da Matteo Greuter e stampate da Paolo Maupin. Ma il Maggi, a testimonianza del suo temperamento eclettico, fu anche autore di un'opera assai singolare: si tratta di una raccolta di tavole suddivisa in 4 volumi con la rappresentazione di numerose fogge di bicchieri caratterizzati da stili compositi, forme insolite e stravaganti, con infinite variazioni sul tema. Intorno all'inizio del terzo decennio del secolo, forse mentre lavorava ancora alla grande pianta della città, il Maggi morì, a Roma, in ristrettezze economiche, "con poca comodità, sopra il corso de gli anni cinquanta" (Baglione, p. 394).
|
|
Nato intorno al 1566, probabilmente a Roma, è ricordato da Giovanni Baglione come "dipintore, et intagliatore all'acqua forte", "virtuoso in diverse materie; et intendente anche d'architettura" con una "vena di Poesia in cose burlesche". Non si conosce nulla della sua formazione artistica, maturata durante il pontificato di Sisto V (1585-90) forse a contatto con un intagliatore straniero, e assai scarse sono anche le notizie relative alla biografia.
Dai documenti conservati presso l'Archivio dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon, risulta inoltre che il 9 genn. 1611 il M. fu ammesso, in qualità di pittore e su presentazione di Durante Alberti, alla Congregazione di S. Giuseppe, a riprova del pieno riconoscimento del suo status di artista. La sua produzione di incisioni, mostra la predilezione per le vedute urbane e le rappresentazioni architettoniche: 1608 Edifizi antichi e moderni di Roma e la Facciata di S. Pietro; la veduta dell'interno di S. Pietro con la canonizzazione di Carlo Borromeo; i disegni per le trenta Stampe colle pitture e statue degli altari di diverse chiese di Roma e per la grande pianta prospettica di Roma, intagliate da Matteo Greuter e stampate da Paolo Maupin. Ma il Maggi, a testimonianza del suo temperamento eclettico, fu anche autore di un'opera assai singolare: si tratta di una raccolta di tavole suddivisa in 4 volumi con la rappresentazione di numerose fogge di bicchieri caratterizzati da stili compositi, forme insolite e stravaganti, con infinite variazioni sul tema. Intorno all'inizio del terzo decennio del secolo, forse mentre lavorava ancora alla grande pianta della città, il Maggi morì, a Roma, in ristrettezze economiche, "con poca comodità, sopra il corso de gli anni cinquanta" (Baglione, p. 394).
|