- New
| Riferimento: | S23405 |
| Autore | Giacomo LAURO |
| Anno: | 1600 |
| Zona: | L'Aquila |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 515 x 385 mm |
| Riferimento: | S23405 |
| Autore | Giacomo LAURO |
| Anno: | 1600 |
| Zona: | L'Aquila |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 515 x 385 mm |
La più importante pianta della città
In alto al centro, sotto il bordo superiore, è inciso il titolo CITTA DELL’ AQUILA. In alto a sinistra è raffigurato lo stemma di Filippo III di Spagna, in alto a destra lo stemma della città. Nel cartiglio in basso a sinistra, sormontato dal blasone di famiglia, troviamo la dedica: Al Ill.mo i Ex mo Senor Don Fernando de Castro i Andrade Conte de Lemos Marques de Sarria, i Conde de Villalba, Virey i Capitan general en el Reyno de Napoles por la Mag.d Catholica. Quanto amasse, i onorasse ala patria Geronymo Pico mi hermano, lo mostro claramente pues ha celebro co[n] su pluma i con esta planta queb hizo de la dicha ciudad, la qual me resolui dehazer enfallar ionrar con publicar al nombre de Vra ex.a aquien esta ciudad reverencia como deve por el lusto i prudentissimo govierno deq assi ella como fodo el Reino de Nopoles goza en este felicissimo de V.ra ex.o Portanto sup.co a V. ex.a se sirva de recibir esta pequena muestra de mi voluntad i deseo de servirle para que se conozca ser igual la benignidad de V. ex.a, a su dignidad i nobleza a quien N[ost]ro S.r conto da felicidad prospere i guarde Del Aguila primero de Noviembre 1600. Ex.mo S.or B.L.M. de V. Ex.a su minor criado Blas Pico. Segue una legenda numerica di 74 rimandi a luoghi e monumenti notabili, distribuita su due colonne. A lato del cartiglio sono riportati i dettagli editoriali: Romae Iacobus Laurus sculpsit Cum Privilegio Summi Pontificis ad Annos .X. Anno Iubilei. 1600. Superiorum Permissu.
Orientazione indicata nei quattro lati al centro con il nome dei venti: SETENTRIONE, MEZODI, LEVANTE, PONENTE, il nord è a sinistra.
Acquaforte e bulino, 1600, firmata e datata in lastra in basso a sinistra.
Splendida veduta a volo d’uccello della città edita come separata pubblicazione a Roma nell’anno giubilare 1600. Dedicata a Don Fernando de Castro, Conte di Lemos e vicerè del Regno di Napoli, la pianta reca in alto a sinistra lo stemma Reale di Spagna, a destra quello della città e al centro vicino alla dedica lo stemma del dedicatore Pico Blas, che probabilmente commissionò l’opera.
“Le prime tre rappresentazioni della città dell’Aquila sono legate al nome dell’agrimensore, matematico e architetto Girolamo Pico Fonticulano. La prima, manoscritta, datata 1575, rappresenta la città in forma di scacchiera secondo uno schema ortogonale che è alla base sia della pianta dipinta da Egnazio Danti nel 1581 nella Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano, che di questa a stampa, incisa da Giacomo Lauro. Di fatto, l’opera del Lauro è la più antica rappresentazione a stampa della città. Pubblicata nel 1600, è riferibile, in quanto a rappresentazione, agli anni 1582-1585. La città è vista da ovest, come nella pianta manoscritta, rispetto alla quale registra una più fedele adesione alla realtà topografica della città. Unica convenzione, è la deformazione delle facciate degli edifici principali che sono rivolte verso l’osservatore, per una maggiore resa artistica. L’impianto viario è ben evidenziato. Rispetto al modello, la pianta del Lauro è ampliata a comprendere il paesaggio dalla parte dell’Aterno che, com’è stato osservato, è una notazione non genericamente descrittiva poiché risulta utile alla comprensione della serie dei percorsi preferenziali di ingresso e di attraversamento. La veduta riporta anche le numerose piazze e fontane pubbliche, tra le quali la celebre Fontana della Rivera (1582-1585), detta delle “Novantanove cannelle”, ove è probabile un intervento progettuale proprio del Fonticulano” (cfr. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2184).
Giacomo Lauro, cartografo, incisore e editore attivo a Roma tra il 1585 ed il 1612, è autore di diverse piante e vedute finemente intagliate al bulino. Ereditando la tradizione di Antonio Lafrery nel pubblicare carte geografiche su richiesta, il Lauro viene in concorrenza con gli altri editori romani del periodo quali Claudio Duchetti e Giovanni Orlandi. La sua opera più importante rimane Antiqua Urbis Splendor, raccolta di 166 bulini sulle antichità romane.
Magnifica prova, impressa su singolo foglio reale di carta vergata coeva, rifilata al rame, in ottimo stato di conservazione.
Opera molto rara, censita in soli 9 esemplari istituzionali in Bifolco-Ronca: [Chicago, Newberry Library; Fano, Federiciana; L’Aquila, Biblioteca Provinciale; Londra, British Library; Londra, Royal Geographical Society; Malta, National Library (2); Perugia, Biblioteca Augusta; Stanford, University Library].
Bibliografia
Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2184, n. 1115; Bella, Cartografia Rara, p. 79, 71; The Giannalisa Feltrinelli Library, vol. 5, p. 73, 1075; C. de Seta, L'immagine delle città italiane dal XV al XIX secolo, p. 145 n. 32.
|
Incisore, stampatore e conoscitore di antichità attivo prevalentemente in ambito romano tra il 1583 e il 1645. Non si conosce la data e il luogo di nascita, ma il fatto che egli firmasse le sue opere come "Jacobus Laurus Romanus" lascia presumere che fosse originario di Roma. Nulla si conosce della sua formazione. La prima testimonianza documentaria che attesta la sua presenza a Roma, in cui è definito "intagliatore di rame romano", risale al 1583; mentre la sua prima stampa conosciuta è un Tiberio con la daga (o Il gladiatore), pubblicata da C. Duchet nel 1585. Nonostante abbia affrontato tematiche storiche, mitologiche, devozionali, il Lauro è noto soprattutto per la produzione di piante e vedute di città, a cominciare dalla veduta a volo d'uccello di Rocca Contrada (Arcevia), realizzata nel 1594 su disegno di E. Ramazzani. Nel 1599, basandosi su un disegno di A. Tempesta,incise e pubblicò una pianta di Roma, ristampata nel 1630, dal titolo Septem Urbis ecclesiae cum earum reliquiis stationibus et indulgentiis. La fama del Lauro è affidata soprattutto all'Antiquae Urbis splendor, la sua opera più celebre, iniziata nel 1586 e suddivisa in quattro libri. I primi due, datati rispettivamente 1612 e 1613 e pubblicati a Roma, comprendono 99 tavole con i monumenti più rappresentativi della Roma antica. Nella prefazione l’autore ricorda un lavoro preparatorio durato 28 anni. Il terzo libro risale al 1615 e si compone di 34 fogli nei quali sono ancora rappresentate architetture dell'antica Roma. Con il quarto libro, 1628, l'opera raggiunse complessivamente le 177 tavole. Quest'ultima parte contiene ancora immagini della città antica e vedute di rovine, ma soprattutto incisioni con i più significativi edifici realizzati in epoche successive: le grandi basiliche, i palazzi nobiliari, le ville e i giardini. Alla prima edizione seguirono numerose altre.Nel 1699 la calcografia di D. De Rossi ripubblicò in una nuova veste tipografica la serie: fu suddivisa in due parti, quella con i monumenti della Roma antica (Romanae magnitudinis monumenta) e quella con le vedute e gli edifici della città moderna (Collectio antiquitatum Urbis). In entrambe, le immagini del Lauro, che costituiscono comunque la parte preponderante, furono integrate con vedute di altri incisori. Nel suo intento di ricostruire l'immagine della Roma antica, Lauro elaborò un linguaggio semplice ed essenziale, ispirato in parte a modelli di artisti come P. Ligorio, A. Lafréry, E. Du Pérac. Tra i suoi propositi non c'era quello di operare una ricostruzione corretta e fedele dei monumenti, che infatti furono spesso reintegrati con elementi di fantasia, ma il desiderio di suscitare stupore e meraviglia, rendendo manifesti la grandezza e lo splendore degli antichi. Negli anni 1630-45, Lauro si dedicò alla pubblicazione di una serie di piante e descrizioni di città italiane e straniere in forma di piccoli opuscoli, alcuni dei quali furono raccolti nel 1639 sotto il titolo di Heroico splendore delle città del mondo.
|
|
Incisore, stampatore e conoscitore di antichità attivo prevalentemente in ambito romano tra il 1583 e il 1645. Non si conosce la data e il luogo di nascita, ma il fatto che egli firmasse le sue opere come "Jacobus Laurus Romanus" lascia presumere che fosse originario di Roma. Nulla si conosce della sua formazione. La prima testimonianza documentaria che attesta la sua presenza a Roma, in cui è definito "intagliatore di rame romano", risale al 1583; mentre la sua prima stampa conosciuta è un Tiberio con la daga (o Il gladiatore), pubblicata da C. Duchet nel 1585. Nonostante abbia affrontato tematiche storiche, mitologiche, devozionali, il Lauro è noto soprattutto per la produzione di piante e vedute di città, a cominciare dalla veduta a volo d'uccello di Rocca Contrada (Arcevia), realizzata nel 1594 su disegno di E. Ramazzani. Nel 1599, basandosi su un disegno di A. Tempesta,incise e pubblicò una pianta di Roma, ristampata nel 1630, dal titolo Septem Urbis ecclesiae cum earum reliquiis stationibus et indulgentiis. La fama del Lauro è affidata soprattutto all'Antiquae Urbis splendor, la sua opera più celebre, iniziata nel 1586 e suddivisa in quattro libri. I primi due, datati rispettivamente 1612 e 1613 e pubblicati a Roma, comprendono 99 tavole con i monumenti più rappresentativi della Roma antica. Nella prefazione l’autore ricorda un lavoro preparatorio durato 28 anni. Il terzo libro risale al 1615 e si compone di 34 fogli nei quali sono ancora rappresentate architetture dell'antica Roma. Con il quarto libro, 1628, l'opera raggiunse complessivamente le 177 tavole. Quest'ultima parte contiene ancora immagini della città antica e vedute di rovine, ma soprattutto incisioni con i più significativi edifici realizzati in epoche successive: le grandi basiliche, i palazzi nobiliari, le ville e i giardini. Alla prima edizione seguirono numerose altre.Nel 1699 la calcografia di D. De Rossi ripubblicò in una nuova veste tipografica la serie: fu suddivisa in due parti, quella con i monumenti della Roma antica (Romanae magnitudinis monumenta) e quella con le vedute e gli edifici della città moderna (Collectio antiquitatum Urbis). In entrambe, le immagini del Lauro, che costituiscono comunque la parte preponderante, furono integrate con vedute di altri incisori. Nel suo intento di ricostruire l'immagine della Roma antica, Lauro elaborò un linguaggio semplice ed essenziale, ispirato in parte a modelli di artisti come P. Ligorio, A. Lafréry, E. Du Pérac. Tra i suoi propositi non c'era quello di operare una ricostruzione corretta e fedele dei monumenti, che infatti furono spesso reintegrati con elementi di fantasia, ma il desiderio di suscitare stupore e meraviglia, rendendo manifesti la grandezza e lo splendore degli antichi. Negli anni 1630-45, Lauro si dedicò alla pubblicazione di una serie di piante e descrizioni di città italiane e straniere in forma di piccoli opuscoli, alcuni dei quali furono raccolti nel 1639 sotto il titolo di Heroico splendore delle città del mondo.
|