Galba

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Riferimento: S30507
Autore Domenico FALCINI
Anno: 1603
Misure: 367 x 515 mm
575,00 €

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Riferimento: S30507
Autore Domenico FALCINI
Anno: 1603
Misure: 367 x 515 mm
575,00 €

Descrizione

Bulino, 1603, privo di firma e indicazioni editoriali.

Della serie "I dodici Imperatori", da soggetti di Antonio Tempesta (Firenze 1555 – Roma 1630).

La serie dei I dodici Imperatori è pubblicata per la prima volta a Roma dall'editore Tommaso Moneta (attivo 1590-1603) nel 1596, su direzione e per conto di Antonio Tempesta, come dimostra la scritta in basso "Antonius temp figurauit 1596". Non è noto il nome dell’incisore delle 12 lastre, di grande formato. Della raccolta di Tommaso Moneta sono conosciuti solo 3 serie complete, conservate ad Amburgo, Dresda e alla Farnesina di Roma.

La medesima serie venne successivamente interpretata, per conto dell'editore Andrea Vaccari nel 1606, da Raffaello Schiaminossi (Bartsch XVII.235.98-110).

Tra le due versioni, si colloca temporalmente questa incisione anonima, priva dell’imprint di Tommaso Moneta; si tratta di una fedele e ingannevole replica della versione voluta dal Tempesta. Viene attribuita, per ragioni stilistiche, alla mano dell’incisore senese Domenico Falcini. La conferma viene dal fatto che l’artista, nel dicembre del 1603, presentò una richiesta ufficiale per un privilegio papale al fine di stampare e tutelare una propria serie di incisioni dedicata a tutti gli Imperatori Romani, a partire da Giulio Cesare (Archivio Stato Vaticano, Sec. Brev. 340, f. 346r, cfr. M. Bury, 'The Print in Italy 1550-1625', British Museum, London 2001, p. 225. Questo tipo di raccolte grafiche – come quella di Antonio Tempesta menzionata in precedenza – era un genere di enorme successo editoriale tra i collezionisti e gli eruditi a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Probabile che il privilegio concesso fosse destinato alla vendita per il mercato toscano.

Domenico Falcini (Del Falcino) nacque a Siena l'8 maggio 1575; è molto probabile che la sua formazione artistica si compisse in patria alla scuola di Francesco Vanni e Ventura Salimbeni e che il Falcini collaborasse con l'editore e incisore Matteo Florimi, come suggeriscono alcuni elementi decorativi, derivati da quest'ultimo, frequenti nelle prime incisioni. Del Falcini si conoscono circa una ottantina di opere, quasi tutte a bulino: questo numero, ad eccezione di pochi esemplari perduti o non reperiti, è stato confermato dalle più recenti indagini storiografiche (cfr. Piazzi, 1985-86).

Bellissima prova, impressa su carta vergata con filigrana "doppio cerchio e giglio", con margini, traccia di piega centrale orizzontale, piccole ossidazioni in basso, per il resto in ottimo stato di conservazione.

Opera molto rara.

Ex collezione Bernfeld, Akim Gregorowitsch (Lugt 127).

Bibliografia

Piazzi, Domenico del Falcino incisore senese del XVII secolo, tesi di laurea, Univ. di Siena, fac. di lettere, aa. 1985-86; E. Leuschner, The Pinting Privilege in Tuscany: Falcini, the Florimis and Callot, in “Print Quarterly”, XXV, pp. 243-254; Charles Le Blanc, Manuel de l'amateur d'estampes, Paris 1856, II, p. 214; G.K. Nagler, Die Monogrammisten, II, München 1860, nn. 1100 s., 1299; Maria Cristina Misiti, Falcini Domenico in “Dizionario Biografico degli Italiani” Volume 44 (1994); M. Bury, 'The Print in Italy 1550-1625', p. 225.

Domenico FALCINI (Siena 1575 - 1628)

Domenico Falcini (Del Falcino) nacque a Siena l'8 maggio 1575; è molto probabile che la sua formazione artistica si compisse in patria alla scuola di Francesco Vanni e Ventura Salimbeni e che il Falcini collaborasse con l'editore e incisore Matteo Florimi, come suggeriscono alcuni elementi decorativi, derivati da quest'ultimo, frequenti nelle prime incisioni. Falcini apprese anche la tecnica xilografica a chiaroscuro ideata da Ugo da Carpi e poi ripresa da Domenico Beccafumi e Marco Pino. Tuttavia, non sono oggi note delle sue xilografie, nonostante da più fonti gli siano stati attribuiti alcuni intagli a chiaroscuro: delle tavole incise su tre legni raffiguranti la vita di S. Giovanni Battista disegnate da Giovanni Battista Vanni. Nel 1597 era descritto come “lavorante” di Matteo Florimi. Nel 1607, a Siena, pubblicò le incisioni che lui stesso aveva realizzato, insieme con alcune di Cesare Bassano e Ciamberlano, “Il sacro santo senato di Giesu Christo”. Ottenne il privilegio papale il 12 Dicembre 1603 per coprire una serie di incisioni di tutti gli imperatori a partire da Giulio Cesare. La sua morte è registrata il 14 Maggio 1628, l’epigrafe che fa riferimento alla sua attività recita “stampatore di figure in rame”. Contribuì alla realizzazione della “Descrizione del Sacro Monte della Verna” di Moroni del 1612. Del Falcini si conoscono circa una ottantina di opere, quasi tutte a bulino: questo numero, ad eccezione di pochi esemplari perduti o non reperiti, è stato confermato dalle più recenti indagini storiografiche (Piazzi, 1985-86). Il Falcini lavorò molto per illustrazioni, frontespizi e scudi per tesi, non solo eseguendo le tavole, talvolta di sua invenzione, ma spesso curandone direttamente la stampa.

Domenico FALCINI (Siena 1575 - 1628)

Domenico Falcini (Del Falcino) nacque a Siena l'8 maggio 1575; è molto probabile che la sua formazione artistica si compisse in patria alla scuola di Francesco Vanni e Ventura Salimbeni e che il Falcini collaborasse con l'editore e incisore Matteo Florimi, come suggeriscono alcuni elementi decorativi, derivati da quest'ultimo, frequenti nelle prime incisioni. Falcini apprese anche la tecnica xilografica a chiaroscuro ideata da Ugo da Carpi e poi ripresa da Domenico Beccafumi e Marco Pino. Tuttavia, non sono oggi note delle sue xilografie, nonostante da più fonti gli siano stati attribuiti alcuni intagli a chiaroscuro: delle tavole incise su tre legni raffiguranti la vita di S. Giovanni Battista disegnate da Giovanni Battista Vanni. Nel 1597 era descritto come “lavorante” di Matteo Florimi. Nel 1607, a Siena, pubblicò le incisioni che lui stesso aveva realizzato, insieme con alcune di Cesare Bassano e Ciamberlano, “Il sacro santo senato di Giesu Christo”. Ottenne il privilegio papale il 12 Dicembre 1603 per coprire una serie di incisioni di tutti gli imperatori a partire da Giulio Cesare. La sua morte è registrata il 14 Maggio 1628, l’epigrafe che fa riferimento alla sua attività recita “stampatore di figure in rame”. Contribuì alla realizzazione della “Descrizione del Sacro Monte della Verna” di Moroni del 1612. Del Falcini si conoscono circa una ottantina di opere, quasi tutte a bulino: questo numero, ad eccezione di pochi esemplari perduti o non reperiti, è stato confermato dalle più recenti indagini storiografiche (Piazzi, 1985-86). Il Falcini lavorò molto per illustrazioni, frontespizi e scudi per tesi, non solo eseguendo le tavole, talvolta di sua invenzione, ma spesso curandone direttamente la stampa.