Veduta della Strada Balbi

Riferimento: S30897
Autore Antonio GIOLFI
Anno: 1760 ca.
Zona: Genova
Luogo di Stampa: Genova
Misure: 670 x 440 mm
1.500,00 €

Riferimento: S30897
Autore Antonio GIOLFI
Anno: 1760 ca.
Zona: Genova
Luogo di Stampa: Genova
Misure: 670 x 440 mm
1.500,00 €

Descrizione

Veduta tratta da Raccolta di diverse vedute della città di Genova e delle principali sue parti e fabbriche,
pubblicata a Genova tra il 1760-9 circa.

 

Magnifico e raro insieme di vedute della città di Genova, pubblicato con gli auspici e la direzione dell’abate Antonio Giolfi, direttore dell’Accademia di pittura e scultura di Genova e, insieme a Giovanni Ratti, il più importante pittore del periodo.

La rarissima serie delle vedute di Genova di Antonio Giolfi, è priva di testo, indice ed elenco delle tavole.

Costituisce uno dei più grandi esempi di lavori di architettura del Settecento in Italia, sulla scia delle grandi vedute di Roma di Piranesi, senza dubbio il più importante lavoro iconografico sulla città mai pubblicato.

Antonio Giolfi, figlio di Francesco, nacque a Genova nel 1721. L'unica notizia circa la sua formazione è relativa alla bottega di Lorenzo De Ferrari, figlio di Gregorio, il quale "istruì alcuni discepoli: niuno però così continuamente sotto lui perseverò, come il vivente Antonio Giolfi, che perciò ebbe comodo di coltivarvi i suoi talenti" (Ratti, 1769).

Come il maestro, Giolfi divenne, in data imprecisata, abate e da lui ereditò le suggestioni di sapore tardobarocco, tendendo verso un fare artistico più composto e controllato, con un nitore di linguaggio dagli accenti narrativi, che si allontanava progressivamente dai toni della grande decorazione genovese di pochi decenni anteriore, quella di Gregorio De Ferrari o di Domenico Piola. All'Accademia ligustica di belle arti, fondata nel 1751, figurò in qualità di accademico di merito per la classe di pittura; in seguito, fu segretario (1752) e poi direttore della Scuola di pittura tra il 1756 e il 1760. Nel 1769 il Giolfi pubblicò, dedicandola a Giuseppe Doria e a suo padre Giovanni Francesco morto prematuramente, la sua opera più nota: Raccolta di diverse vedute della città di Genova e delle principali sue parti e fabbriche, composta da venti acqueforti, eseguite in collaborazione con i toscani Giuseppe Torricelli per la stesura preparatoria, Gian Lorenzo Guidotti (autore di alcune tavole per la seconda edizione dell'Encyclopédie) per l'incisione, oltre a Giuseppe Riviera per l'esecuzione dei disegni delle due tavole di San Pier d'Arena e della Villa Doria a Fassolo e ai Chiesa Tessera, autori di quattro lastre. Giolfi scelse e diresse i collaboratori limitandone talvolta l'invenzione e il disegno (Poleggi, 1986, pp. 17 s.).

Gli esemplari che abbiamo censito, tra raccolte pubbliche e private presentano un numero di tavole variabile e casuale, lasciando pertanto pensare all’ipotesi che venivano assemblate a seconda delle esigenze o delle committenze. Tra questi segnaliamo:

 - Esemplare di 20 tavole, donato dallo stesso Giolfi, presso la biblioteca del Convento dei Cappuccini della Ss. Concezione, considerato da Toncini Cabella come la sola copia conosciuta della “intera raccolta di stampe”;

 - Esemplare di 19 tavole alla British Library;

 - Esemplare di 15 tavole venduto all’asta Christie’s di Londra il 29 Novembre 1995. Prezzo realizzato 20.700 £;

 - Esemplare di 15 tavole + 4 doppie dei panorami, venduto da Christie’s Londra il 3 Dicembre 1997, asta Feltrinelli. Prezzo realizzato 36.700 £.

Bibliografia

Alessandra Toncini Cabella, Antonio Giolfi in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 55; G. Giubbini, Genova nelle vecchie stampe (catal.), Genova 1970, pp. 20-38; E. Poleggi, Paesaggio e immagine di Genova, Genova 1982, pp. 75, 88; Genova nel Sette

Antonio GIOLFI (Genova 1721 - 1796)

L'unica notizia circa la formazione di Giolfi è relativa alla bottega di Lorenzo De Ferrari, figlio di Gregorio, il quale "istruì alcuni discepoli: niuno però così continuamente sotto lui perseverò, come il vivente Antonio Giolfi, che perciò ebbe comodo di coltivarvi i suoi talenti" (Ratti, 1769). Come il maestro, divenne, in data imprecisata, abate, e da lui ereditò le suggestioni di sapore tardobarocco, tendendo verso un fare artistico più composto e controllato, con un nitore di linguaggio dagli accenti narrativi, che si allontanava progressivamente dai toni della grande decorazione genovese di pochi decenni anteriore: quella di Gregorio De Ferrari o di Domenico Piola. Nel 1769 il G. pubblicò, dedicandola a Giuseppe Doria e a suo padre Giovanni Francesco morto prematuramente, la sua opera più nota: Raccolta di diverse vedute della città di Genova e delle principali sue parti e fabbriche, composta da 20 acqueforti eseguite in collaborazione con i toscani Giuseppe Torricelli per la stesura preparatoria, Gian Lorenzo Guidotti per l'incisione, oltre a Giuseppe Riviera per l'esecuzione dei disegni delle due tavole di San Pier d'Arena e della Villa Doria a Fassolo e ai Chiesa Tessera, autori di quattro lastre. Il Giolfi scelse e diresse i collaboratori limitandone talvolta l'invenzione e il disegno. L'opera ebbe molto successo, sia nell'ambiente accademico sia in quello dell'editoria locale: oltre a essere ristampata e ampliata, alcune tavole furono inserite da Carlo Giuseppe Ratti nell'Instruzione del 1780; anche il libraio-editore Yves Gravier ornò di alcune vedute del Giolfi le edizioni della sua Description des beautés de Gênes et de ses environs. Ancora a Genova è dedicata l'ultima veduta di Giolfi: la città nel solo giro delle sue mura vecchie con l'esposizione delle Chiese e luoghi principali, una planimetria derivante direttamente da un disegno acquerellato datato 1766 e firmato da Giacomo Brusco. L'incisione verrà più volte riprodotta ad accompagnamento delle guide settecentesche della città.

Bibliografia

Alessandra Toncini Cabella, Antonio Giolfi in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 55; G. Giubbini, Genova nelle vecchie stampe (catal.), Genova 1970, pp. 20-38; E. Poleggi, Paesaggio e immagine di Genova, Genova 1982, pp. 75, 88; Genova nel Sette

Antonio GIOLFI (Genova 1721 - 1796)

L'unica notizia circa la formazione di Giolfi è relativa alla bottega di Lorenzo De Ferrari, figlio di Gregorio, il quale "istruì alcuni discepoli: niuno però così continuamente sotto lui perseverò, come il vivente Antonio Giolfi, che perciò ebbe comodo di coltivarvi i suoi talenti" (Ratti, 1769). Come il maestro, divenne, in data imprecisata, abate, e da lui ereditò le suggestioni di sapore tardobarocco, tendendo verso un fare artistico più composto e controllato, con un nitore di linguaggio dagli accenti narrativi, che si allontanava progressivamente dai toni della grande decorazione genovese di pochi decenni anteriore: quella di Gregorio De Ferrari o di Domenico Piola. Nel 1769 il G. pubblicò, dedicandola a Giuseppe Doria e a suo padre Giovanni Francesco morto prematuramente, la sua opera più nota: Raccolta di diverse vedute della città di Genova e delle principali sue parti e fabbriche, composta da 20 acqueforti eseguite in collaborazione con i toscani Giuseppe Torricelli per la stesura preparatoria, Gian Lorenzo Guidotti per l'incisione, oltre a Giuseppe Riviera per l'esecuzione dei disegni delle due tavole di San Pier d'Arena e della Villa Doria a Fassolo e ai Chiesa Tessera, autori di quattro lastre. Il Giolfi scelse e diresse i collaboratori limitandone talvolta l'invenzione e il disegno. L'opera ebbe molto successo, sia nell'ambiente accademico sia in quello dell'editoria locale: oltre a essere ristampata e ampliata, alcune tavole furono inserite da Carlo Giuseppe Ratti nell'Instruzione del 1780; anche il libraio-editore Yves Gravier ornò di alcune vedute del Giolfi le edizioni della sua Description des beautés de Gênes et de ses environs. Ancora a Genova è dedicata l'ultima veduta di Giolfi: la città nel solo giro delle sue mura vecchie con l'esposizione delle Chiese e luoghi principali, una planimetria derivante direttamente da un disegno acquerellato datato 1766 e firmato da Giacomo Brusco. L'incisione verrà più volte riprodotta ad accompagnamento delle guide settecentesche della città.