Due soldati

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Riferimento: S47006
Autore Marcello ORETTI
Anno: 1740 ca.
Misure: 80 x 100 mm
500,00 €

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Riferimento: S47006
Autore Marcello ORETTI
Anno: 1740 ca.
Misure: 80 x 100 mm
500,00 €

Descrizione

Acquaforte, circa 1740, monogrammata in lastra in basso a destra.

Copia in controparte dell’incisione di Antonio Balestra

https://www.antiquarius.it/it/scuola-italiana-del-xviii-secolo/15965-due-soldati.html

La stampa, in passato attribuita alla mano di Mauro Oddi (il nostro esemplare riporta antica iscrizione manoscritta con l’attribuzione a Oddi), l’opera viene ora correttamente ascritta a Marcello Oretti.

“Oretti (1714-1787), figlio di un dottore in filosofia e medicina, l'erudito felsineo consacrò l'intera vita agli studi storico-artistici; avendo appreso i «principi del disegno» da Ludovico Mattioli e Donato Creti, si diede pure alla pittura e all'incisione. Nella città scaligera, in particolare, strinse legame con i Muselli, presso i quali lavorò «il disegno del San Giorgio ed altri molti rami intagliati di figure», ponendovi per marca il monogramma “MO”. Uno dei «molti rami» deve essere quello copiato da Balestra. Come propria fatica calcografica, dal medesimo artista, Oretti ricorda una scena sacra “con un santo vescovo, Nostro Signore et le anime purganti”, ad oggi non reperibile. Finalmente sottratte all'oblio sono, invece, le riproduzioni del Martirio di san Giorgio di Paolo Veronese («delineauit et incidit MO») e di un Riposo durante la fuga in Egitto di Giambettino Cignaroli («MO incidit Veronæ”). Stabilire la cronologia di queste stampe non risulta affatto agevole, dal momento che Oretti, nell'arco d'anni che va almeno dal 1741 al 1775, soggiornò più volte in riva all'Adige". A rigor di logica, dovrebbero collocarsi nel periodo giovanile, intorno al primo estremo. Per le incisioni d'après Balestra nulla impedisce di crederlo - piacerebbe addirittura pensare a un tributo nei confronti del maestro ancora in vita” (cfr. Paolo Delorenzi, «Piacevoli carte» intagliate per «spasso». Antonio Balestra peintre-graveur, p. 125).

Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, in buono stato di conservazione. Rarissima.

Bibliografia

Paolo Delorenzi, «Piacevoli carte» intagliate per «spasso». Antonio Balestra peintre-graveur, in “Antonio Balestra. Nel segno della Grazia”, catalogo della mostra (Verona, Museo di Castelvecchio, 19 novembre 2016 - 19 febbraio 2017), a cura di A. Tomezzoli, Verona 2016, pp. 115-127.

Marcello ORETTI (1714 - 1787)

Nacque a Bologna il 27 dicembre 1714 da Francesco Antonio, docente di medicina presso lo Studio bolognese dal 1697 fino alla morte (1746), e da sua moglie Camilla Fabri, nipote di Marcello Malpighi. Si formò nelle scuole dei gesuiti, proseguendo poi nello studio della filosofia e delle lingue straniere all’epoca più in voga, il francese e il tedesco. Nonostante ciò, i suoi manoscritti – nulla infatti è stato pubblicato lui vivente – rivelano una padronanza approssimativa dell’italiano, il che può spiegare perché non meriti una voce nelle Notizie degli scrittori bolognesi di Giovanni Fantuzzi, ma solo una fugace menzione incidentale. Ebbe due fratelli maggiori, Sicinio, di professione notaio (notaio fu anche il figlio Riniero), e Giuseppe, militare di carriera, e almeno una sorella, Gentile, che sposò Giacomo Arnoaldi, professore di diritto all’Università di Bologna dal 1744 alla morte. La famiglia, di antica, piccola nobiltà felsinea, aveva visto le proprie fortune andar progressivamente declinando lungo il corso del Cinque e Seicento. Solo nel 1722 al fidecommesso familiare, istituito nel 1492, si aggiunse quello dei beni di Ercole Rigosa, ultimo esponente di un’altra antica e nobile famiglia bolognese in estinzione, con l’impegno per i tre fratelli Oretti di adottarne il cognome, onde negli atti pubblici Marcello figura come Marcello Rigosa alias Oretti, oppure Oretti Rigosa. A differenza dei fratelli, non sembra che Marcello abbia svolto un’attività professionale, vivendo di modeste rendite fondiarie e immobiliari. Tuttavia non risulta che si sia sposato o che abbia avuto figli, il che gli consentiva, nonostante i mezzi modesti, di viaggiare. Non sono documentati suoi viaggi fuori d’Italia, ma, soprattutto nella seconda metà degli anni Settanta visitò il paese dalla Lombardia al prediletto Veneto, alla Romagna, alla Toscana, a tutto lo Stato pontificio, fino a Napoli. Inoltre poté raccogliere una notevole biblioteca specializzata in campo storico-artistico e dedicarsi al collezionismo di reperti archeologici (la sua raccolta è descritta da Luigi Lanzi nel proprio taccuino del 1782: Firenze, Biblioteca della Galleria degli Uffizi, ms. 36/I, c. 98v), di monete, di grafica e di dipinti, ma anche di reperti naturalistici, specie minerali (gemme, pietre semipreziose, marmi, fossili) e conchiglie. Tutte le raccolte sono descritte da Oretti stesso in alcuni dei suoi circa 60 manoscritti autografi conservati presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna (dove si trovano i manoscritti qui di seguito citati, se non altrimenti specificato; per le collezioni cfr. i mss. B 402-B405), cui giunsero nel 1872, compresi nell’acquisto della sterminata raccolta del principe Filippo Hercolani (1736-1810), che li aveva comprati poco dopo la morte di Oretti. Singoli volumi sparsi sono reperibili in altre biblioteche italiane, come la Biblioteca Estense di Modena.

Marcello ORETTI (1714 - 1787)

Nacque a Bologna il 27 dicembre 1714 da Francesco Antonio, docente di medicina presso lo Studio bolognese dal 1697 fino alla morte (1746), e da sua moglie Camilla Fabri, nipote di Marcello Malpighi. Si formò nelle scuole dei gesuiti, proseguendo poi nello studio della filosofia e delle lingue straniere all’epoca più in voga, il francese e il tedesco. Nonostante ciò, i suoi manoscritti – nulla infatti è stato pubblicato lui vivente – rivelano una padronanza approssimativa dell’italiano, il che può spiegare perché non meriti una voce nelle Notizie degli scrittori bolognesi di Giovanni Fantuzzi, ma solo una fugace menzione incidentale. Ebbe due fratelli maggiori, Sicinio, di professione notaio (notaio fu anche il figlio Riniero), e Giuseppe, militare di carriera, e almeno una sorella, Gentile, che sposò Giacomo Arnoaldi, professore di diritto all’Università di Bologna dal 1744 alla morte. La famiglia, di antica, piccola nobiltà felsinea, aveva visto le proprie fortune andar progressivamente declinando lungo il corso del Cinque e Seicento. Solo nel 1722 al fidecommesso familiare, istituito nel 1492, si aggiunse quello dei beni di Ercole Rigosa, ultimo esponente di un’altra antica e nobile famiglia bolognese in estinzione, con l’impegno per i tre fratelli Oretti di adottarne il cognome, onde negli atti pubblici Marcello figura come Marcello Rigosa alias Oretti, oppure Oretti Rigosa. A differenza dei fratelli, non sembra che Marcello abbia svolto un’attività professionale, vivendo di modeste rendite fondiarie e immobiliari. Tuttavia non risulta che si sia sposato o che abbia avuto figli, il che gli consentiva, nonostante i mezzi modesti, di viaggiare. Non sono documentati suoi viaggi fuori d’Italia, ma, soprattutto nella seconda metà degli anni Settanta visitò il paese dalla Lombardia al prediletto Veneto, alla Romagna, alla Toscana, a tutto lo Stato pontificio, fino a Napoli. Inoltre poté raccogliere una notevole biblioteca specializzata in campo storico-artistico e dedicarsi al collezionismo di reperti archeologici (la sua raccolta è descritta da Luigi Lanzi nel proprio taccuino del 1782: Firenze, Biblioteca della Galleria degli Uffizi, ms. 36/I, c. 98v), di monete, di grafica e di dipinti, ma anche di reperti naturalistici, specie minerali (gemme, pietre semipreziose, marmi, fossili) e conchiglie. Tutte le raccolte sono descritte da Oretti stesso in alcuni dei suoi circa 60 manoscritti autografi conservati presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna (dove si trovano i manoscritti qui di seguito citati, se non altrimenti specificato; per le collezioni cfr. i mss. B 402-B405), cui giunsero nel 1872, compresi nell’acquisto della sterminata raccolta del principe Filippo Hercolani (1736-1810), che li aveva comprati poco dopo la morte di Oretti. Singoli volumi sparsi sono reperibili in altre biblioteche italiane, come la Biblioteca Estense di Modena.