La vecchia e la morte [Memento Mori]

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Riferimento: S47011
Autore Agostino de Musi detto VENEZIANO
Anno: 1528
Misure: 85 x 130 mm
1.500,00 €

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Riferimento: S47011
Autore Agostino de Musi detto VENEZIANO
Anno: 1528
Misure: 85 x 130 mm
1.500,00 €

Descrizione

Bulino, 1528, monogrammato e datato in lastra.

Da un disegno della bottega di Raffaello Sanzio.

L’incisione di Agostino Veneziano, nota come "La vecchia che va alla fossa", raffigura una donna anziana che cammina verso una tomba, simboleggiando il tema del memento mori. L’opera è probabilmente creata a seguito del Sacco di Roma del 1527, come dimostrerebbe il paesaggio cittadino presente sullo sfondo. Sulla sinistra, in basso vicino alla tomba, si notano un teschio e una clessidra alata sorretta dal braccio di uno scheletro; sulla destra, una seconda donna è intenta a bruciare legna sopra un altare sacrificale. Tutti questi elementi macabri contribuiscono a fornire alla composizione una decisa connotazione riguardo al tema della mortalità e della vacuità della vita terrena.

Bellissima prova, nitida e brillante, nell'unico stato conosciuto, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana ma comunque databile alla prima metà del Cinquecento, rifilata al rame o con sottiissimi margini, in buono stato di conservazione.

Bibliografia

Bartsch, n. 457; Delaborde, pp. 41, 290; Passavant, n. 104; Ferrara-D'Amico, n. 67.

Agostino de Musi detto VENEZIANO (Venezia 1490 ca. - Roma 1536/38)

Erede della grande tradizione del Raimondi è Agostino Musi cioè della famiglia de Masys o dè Musis detto Veneziano, appellativo che deriva dal nome della città dove ha luogo la sua formazione nello stile giorgionesco delle opere di Giulio Campagnola, di Jacopo dè Barbari e del Durer. Prima di giungere a Roma, Agostino soggiorna a Firenze dove traduce opere di Andrea del Sarto. A Roma nella bottega di Bavero di Carrocci detto il Baviera, Agostino risulta dal 1516 ca. fino al Sacco di Roma che costringerà Marcantonio alla fuga e causerà la morte di Marco Dente. Dopo il Sacco, è facilmente ipotizzabile un soggiorno del Veneziano a Firenze e a Mantova, dove traduce i modelli di Giulio Romano. Di ritorno a Roma già nel 1530/31, Agostino incide bellissimi Vasi antichi e moderni con gli Stemmi di Clemente VII de' Medici , all’insegna di quel decorativismo lineare che gli è proprio e con cui realizzerà opere dal vibrante colorismo alla bottega di Antonio Salamanca ,il primo dei grandi editori romani. Sono 181 le stampe che il Bartsch gli assegna, le cui date vanno dal 1509 al 1536; ad esse il Passavant aggiunge altri 7 soggetti(VI, pp.49-68)

Agostino de Musi detto VENEZIANO (Venezia 1490 ca. - Roma 1536/38)

Erede della grande tradizione del Raimondi è Agostino Musi cioè della famiglia de Masys o dè Musis detto Veneziano, appellativo che deriva dal nome della città dove ha luogo la sua formazione nello stile giorgionesco delle opere di Giulio Campagnola, di Jacopo dè Barbari e del Durer. Prima di giungere a Roma, Agostino soggiorna a Firenze dove traduce opere di Andrea del Sarto. A Roma nella bottega di Bavero di Carrocci detto il Baviera, Agostino risulta dal 1516 ca. fino al Sacco di Roma che costringerà Marcantonio alla fuga e causerà la morte di Marco Dente. Dopo il Sacco, è facilmente ipotizzabile un soggiorno del Veneziano a Firenze e a Mantova, dove traduce i modelli di Giulio Romano. Di ritorno a Roma già nel 1530/31, Agostino incide bellissimi Vasi antichi e moderni con gli Stemmi di Clemente VII de' Medici , all’insegna di quel decorativismo lineare che gli è proprio e con cui realizzerà opere dal vibrante colorismo alla bottega di Antonio Salamanca ,il primo dei grandi editori romani. Sono 181 le stampe che il Bartsch gli assegna, le cui date vanno dal 1509 al 1536; ad esse il Passavant aggiunge altri 7 soggetti(VI, pp.49-68)