| Riferimento: | A53200 |
| Autore | Laurent de La Hyre |
| Anno: | 1639 |
| Misure: | 220 x 285 mm |
| Riferimento: | A53200 |
| Autore | Laurent de La Hyre |
| Anno: | 1639 |
| Misure: | 220 x 285 mm |
Acquaforte, 1639, datata e firmata su lastra: "L. De la Hyre in. & Scul."; iscrizione in latino e dedica all'abate Nicolas Lumague.
Da un disegno dell'artista, ora all'Albertina di Vienna (Inv. 11.558).
Esemplare nel secondo stato di tre.
Laurent de La Hyre si fece un nome nella sua nativa Parigi nella prima metà del XVII secolo soprattutto come pittore di scene religiose e mitologiche, sebbene si interessasse presto anche alla stampa e lasciò una superba serie di acqueforti di alta qualità. Dopo aver studiato a Fontainebleau, fu attivo per un certo periodo a Parigi nel fiorente studio diretto da Georges Lallemand.
Bellissima prova, impressa su sottile carta vergata coeva priva di filigrana, rifilata al rame, in ottimo stato di conservazione.
Rara.
Bibliografia
Robert-Dumesnil, Le Peintre-Graveur Français, I.81.8.II; Rosenberg & Thuillier, Laurent de la Hyre, 155.II.
Laurent de La Hyre (Parigi, 27 febbraio 1606 – Parigi, 28 dicembre 1656)
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Fu certamente allievo di Georges Lallemant, così come è certo ch'egli studiò e fu influenzato dall'opera di Francesco Primaticcio nel castello di Fontainebleau. Non risulta però che si sia mai recato in Italia, come era allora l'abitudine dei pittori francesi, che si recavano a Roma per studiare i modelli dell'Antichità e del Rinascimento prima di ritornare in patria.
La Hyre è stato, forse, il più perfetto esempio di quella espressività piena di ritegno e di moderazione che prese il nome di "atticismo parigino", e che si contrappose alle tendenze barocche di Simon Vouet, tornato dall'Italia nel 1627 e che domina la scena pittorica francese negli anni 1630 e 1640.
Agli inizi La Hyre fu, come il suo maestro Lallemant, un tipico esponente del tardo manierismo ancora in voga in Francia. Per il giovane La Hyre, gli anni trenta, periodo di effervescenza della pittura francese dopo il rientro di Vouet, sono quelli delle sperimentazioni: dopo alcuni brevi tentativi di fuga sulla scia del Caravaggio, la sua opera si colloca in quella fase di transizione che, dalla pittura post-rinascimentale di maniera, apre le porte all'esperienza barocca per stabilizzarsi, infine, negli ultimi anni 1630, verso un classicismo ispirato dall'esempio di Nicolas Poussin, che soggiornò per due anni a Parigi, tra il 1640 e il 1642.
Pittore colto, interessato dalla matematica, La Hyre amò trattare soggetti mitologici di solito poco rappresentati dagli altri pittori. Tuttavia è proprio nel campo della pittura del paesaggio che La Hire fu insuperabile negli anni 1640 e 1650. Accanto a Claude Lorrain, La Hyre fu infatti uno dei migliori paesaggisti del suo tempo, creando scene equilibrate, con colori chiari e armonici, e con una particolare attenzione al disegno delle rovine antiche che popolano le sue vedute di fantasia. I suoi interessi per la geometria, le proporzioni architettoniche e l'armonia matematica delle forme si riscontrano anche nei suoi disegni e le sue stampe.
Dalla metà degli anni 1630 divenne uno dei più ricercati pittori parigini, realizzando grandi pale d'altare per le maggiori chiese della capitale del regno, tra cui due cosiddetti "Mays" per la cattedrale di Notre-Dame. Realizzò anche modelli per una grande serie di arazzi per la Reale manifattura dei Gobelins. Prova della sua fama, nel 1648 fu l'uno dei dodici membri fondatori dell'Académie royale de peinture et de sculpture, la massima istituzione reggente le Belle Arti in Francia.
Ammalatosi, morì a Parigi all'età di 50 anni, nel dicembre del 1656.
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Laurent de La Hyre (Parigi, 27 febbraio 1606 – Parigi, 28 dicembre 1656)
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Fu certamente allievo di Georges Lallemant, così come è certo ch'egli studiò e fu influenzato dall'opera di Francesco Primaticcio nel castello di Fontainebleau. Non risulta però che si sia mai recato in Italia, come era allora l'abitudine dei pittori francesi, che si recavano a Roma per studiare i modelli dell'Antichità e del Rinascimento prima di ritornare in patria.
La Hyre è stato, forse, il più perfetto esempio di quella espressività piena di ritegno e di moderazione che prese il nome di "atticismo parigino", e che si contrappose alle tendenze barocche di Simon Vouet, tornato dall'Italia nel 1627 e che domina la scena pittorica francese negli anni 1630 e 1640.
Agli inizi La Hyre fu, come il suo maestro Lallemant, un tipico esponente del tardo manierismo ancora in voga in Francia. Per il giovane La Hyre, gli anni trenta, periodo di effervescenza della pittura francese dopo il rientro di Vouet, sono quelli delle sperimentazioni: dopo alcuni brevi tentativi di fuga sulla scia del Caravaggio, la sua opera si colloca in quella fase di transizione che, dalla pittura post-rinascimentale di maniera, apre le porte all'esperienza barocca per stabilizzarsi, infine, negli ultimi anni 1630, verso un classicismo ispirato dall'esempio di Nicolas Poussin, che soggiornò per due anni a Parigi, tra il 1640 e il 1642.
Pittore colto, interessato dalla matematica, La Hyre amò trattare soggetti mitologici di solito poco rappresentati dagli altri pittori. Tuttavia è proprio nel campo della pittura del paesaggio che La Hire fu insuperabile negli anni 1640 e 1650. Accanto a Claude Lorrain, La Hyre fu infatti uno dei migliori paesaggisti del suo tempo, creando scene equilibrate, con colori chiari e armonici, e con una particolare attenzione al disegno delle rovine antiche che popolano le sue vedute di fantasia. I suoi interessi per la geometria, le proporzioni architettoniche e l'armonia matematica delle forme si riscontrano anche nei suoi disegni e le sue stampe.
Dalla metà degli anni 1630 divenne uno dei più ricercati pittori parigini, realizzando grandi pale d'altare per le maggiori chiese della capitale del regno, tra cui due cosiddetti "Mays" per la cattedrale di Notre-Dame. Realizzò anche modelli per una grande serie di arazzi per la Reale manifattura dei Gobelins. Prova della sua fama, nel 1648 fu l'uno dei dodici membri fondatori dell'Académie royale de peinture et de sculpture, la massima istituzione reggente le Belle Arti in Francia.
Ammalatosi, morì a Parigi all'età di 50 anni, nel dicembre del 1656.
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