- New
| Riferimento: | S52991 |
| Autore | Giovanni Battista FALDA |
| Anno: | 1756 |
| Zona: | Roma |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 890 x 690 mm |
| Riferimento: | S52991 |
| Autore | Giovanni Battista FALDA |
| Anno: | 1756 |
| Zona: | Roma |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 890 x 690 mm |
Rara terza edizione, stampata nel 1756, della famosa "pianta piccola" del Falda, impressa su due fogli, così detta per distinguerla dalla pianta "grande", su 12 fogli, che verrà stampata, sempre da Gian Giacomo de Rossi , nove anni più tardi.
Pianta topografica,a proiezione verticale, con l'alzato che non si limita agli edifici principali, ma a tutto il caseggiato. Importante pianta di Roma, il cui successo è manifestato dalle ristampe, copie ed imitazioni che ne derivarono.
L'epoca della prima edizione di questa pubblicazione si può stabilire con esattezza, tenendo cono che la dedica ampollosa - nell'angolo superiore a sinistra - è diretta a papa Alessandro VII, che morì il 22 maggio 1667, e che compare l'obelisco di S. Maria della Minerva, ultima opera commissionata dal pontefice al Bernini, che fu completata nel febbraio del 1667.
Nell'angolo superiore a destra, una lunga prefazione al lettore, entro cornice decorata con le insegne dei XIV rioni della città. Questa contiene un attacco molto duro, espresso con eleganza barocca attraverso similitudini e metafore colte, contro l’opera di Cruyl pubblicata l’anno precedente dal cugino di Gian Giacomo de Rossi, Giovanni Battista de Rossi, rivendicandone la superiore qualità scientifica e tecnologica (“col compasso, e la bussola”).
Sul margine destro, un elenco non numerato, degli edifici realizzati sotto il pontificato di Alessandro VII.
Negli angoli inferiori destro e sinistro, entro cornice, un indice delle chiese e degli edifici romani, per un totale di 286 voci.
Nel margine inferiore, al centro, vedute delle Sette Chiese giubilari.
In alto: lungo il bordo il titolo RECENTIS ROMAE ICHNOGRAPHIA ET HYPSOGRAPHIA SIVE PLANTA ET FACIES AD MAGNIFICENTIAM QUA SUB ALEXANDRO VII P. M. URBS IPSA DIRECTA EXCULTA ET DECORATA EST IO. BAPTISTA FALDA DE VALLE UDIAE DELINEAVIT ET INCIDIT. CURA ET TYPIS IO. IACOBI DE RUBEIS AD TEMPLUM PACIS. CUM PRIVILEGIO SUMMI PONTIFICIS a sinistra in un drappo sorretto da personaggi ALEXANDRO VII PONT.MAX. Cum Supremus Mundi Faber B.P. non nisi Petri super Petram sua[m] aedificare Ecclesiam voluit, ciusque in capite, et ideo inverso, firmius suis triumphis condere Capitolium; Romam vel tunc suam Columbae sub auspicijs Phoenicem ne initiavit e cineribus redivivum, an Anguem Petrae inter ruinas senium exuentem: Et fortasse cum Columbae simplicitati serpentis prudentiam implicuit, immortalem in illa Religionis ca[n]dorem, aeternum in hoc seculorum Orbem promisit. Numquam tamonditiore oppignoratae fidei foenore, quam cum sub te Parente nova nacia incunabula novum tuo sub sidere Oroscopum, seipsam pene ignorat e tumulo renascentem, miraturque novos, ac fere non suos Septimi sub Montibus Colles. Huius proinde dixerim Microcosmi novissime his in folijs exaratam Imaginem quidni tuos sisterem ad pedes, ad quos Maximus accidit; tuaque sub Umbra, quiae quia Petri est, tuis que maior cadit e Montibus longiorem utrisq[ue], luce inauguratur, ac vitam. Hac tu diu fruore ac tecum Roma; sitque utriusque geminus et unicus Lucifer Solis semper comes, Alter et Idem. Io. Ioacobus de Rubeis. A destra contornata dagli stemmi dei quattordici rioni di Roma la dedica Al lettore, Se fra l’altre prerogative toccasse a Roma quella che sedesse Alessandro, di non esser che d’Apelle dipinto ne scolpito che da Lisippo non incontrerebbe spesso nel’uscir alla luce piu Madrigne che Madri, piu aborto che parto, e come informe sbozzo d’un Orsa il bisogno dessere dall’industria altrui riformata, e corretta. Essi veduta tal Roma, in cui di Roma non era che’l nome, peggio dal bolino, o l’acqua forte trattata, che un tempo dal ferro el foco de Barbari inviluppata senza un filo fra piu laberinti che linee: e fra tanti scogli, quanti punti naufraga in una carta. Sotto Stella più secura dovendo questa navigar dal suo Tevere a dare, una volta per quel Mondo, di cui è porto: ha voluto lontana dagli errori altrui col compasso, e la bussola, comporsi in questo foglio la sua: e forse cosi ben guidata, che possa anch’ella ritornar col nome di Vittoria à piedi del suo Nocchiero; e se non colle spoglie del Novo Mondo, di se stessa hoggi piu che mai rinovata: essendo questo il suo pregio lo scoprirsi sotto la sua Colomba sempre piu bella e ben che varia pur l’istessa. Nella carta una legenda divisa in due riquadri di 266 rimandi, quella in basso a destra INDEX ECCLESIAURUM URBIS ROMAE SUIS LOCIS ET REGIONIBUS DE SCRIPTARUM dal numero 1 al 177, la seconda a sinistra INDEX AEDIUM ANTIQUITATUM ALIQUORUMQ. AEDIFICIORUM URBIS ROMAE SUIS LOCIS ET REGIONIBUS dal numero 178 al 254, a luoghi e monumenti notabili, in questo riquadro in basso al centro nel bordo la firma Joannes Lhuilier Sc. Nel lato destro in un cartiglio ALEXSANDRI VII PONT. MAX. AEDIFICA segue un elenco di opere pubbliche eseguite durante il pontificato. In basso al centro in un basamento SEPTEM ECCLESIAE SANC TORUM RELIQUIIS ET INDULGENTIAR THESAURIS VISITANDAE e le vedute delle chiese dove è possibile acquistare le indulgenze. Orientazione con una rosa dei venti, il nord in alto.
Incisione su rame, impressa su due fogli di carta vergata coeva uniti insieme, con piccoli margini, restauri nella parte inferiore del foglio, con parziale perdita di testo nella legenda in basso a destra, alcune abrasioni e difetti minori, per il resto in buono stato di conservazione.
Bibliografia
Arrigoni-Bertarelli (1939): n. 168; Bartsch, 4725.281; Christie’s (1998): n. 1044; Frutaz (1962): pp. 218-219, n. CLVIa-b, Tavv. 345-349; Hülsen (1915): XXV, pp. 89-91, nn. 116-118; Scaccia Scarafoni (1939): pp. 102-103, n. 191.
Giovanni Battista FALDA (Valduggia, Novara, 1643; Rome, 1678)
|
Nato a Valduggia (od. Provincia di Vercelli) all'età di 14 anni fu inviato a Roma ed affidato alle cure di uno zio che lo segnalò a G. L. Bernini. Ma fu l'incontro con lo stampatore G. G. De Rossi a segnare una svolta nella carriera artistica del Falda: infatti il suo talento venne indirizzato dall'editore all'arte dell'incisione. Nella bottega del De Rossi poté apprezzare anche l'opera di grandi incisori quali J. Callot, S. Della Bella e I. Silvestre.Terminato il suo tirocinio, venne benevolmente accolto alla corte papale, tanto che Alessandro VII gli affidò l'incarico di disegnare le fabbriche della residenza di Castel Gandolfo, ma di questa prima produzione non si conserva traccia. Nel 1665, Falda diede alle stampe per l'editore De Rossi il suo capolavoro: le tavole del primo libro del Nuovo Teatro delle fabbriche, et edificii, in prospettiva di Roma moderna sotto il felice pontificato di n. s. Alessandro VII, al quale seguirono, tra il 1665 e il '69, il secondo ed il terzo. L'opera aveva lo scopo di divulgare la nuova immagine di Roma: il Papa, infatti, decise di aprire nuove strade, di abbellire con fontane e monumenti la città, anche a dimostrazione della potenza finanziaria e culturale della sua famiglia. Bisognerà attendere proprio il completamento dei rinnovamenti urbanistici e delle realizzazioni architettoniche dei papi seicenteschi, per assistere alla diffusione di raccolte dedicate alla città moderna: prima di allora l'incisione di veduta a Roma, che pure aveva prodotto numerose serie di stampe da E. Dupérac a G. Lauro, si era interessata principalmente alla ripresa della città antica. Con il Nuovo Teatro, come poi con le successive raccolte dedicate alle fontane e ai palazzi, Falda diventò il divulgatore di questi aspetti; le sue vedute incise, caratterizzate dall'attenzione sia alle regole prospettiche sia agli effetti scenografici, sfruttano abilmente il vigore della linea e la ricchezza del contrasto fra bianco e nero, in sintonia con i criteri spaziali dell'arte barocca. L'aspetto specificatamente divulgativo e commerciale delle vedute incise venne abilmente sfruttato dall'editore De Rossi che stabilì con il Falda un inscindibile ed efficace sodalizio, al quale si deve gran parte della produzione a stampa del secolo a Roma, con una fortuna paragonabile solo a quella che sarà tributata all'opera di G. B. Piranesi. Testimonianza dell'efficacia del binomio Falda-De Rossi è la grande diffusione che ebbe la notissima Pianta di Roma del 1676, in 12 fogli, che si può considerare una rappresentazione di Roma nel momento centrale del periodo barocco: le numerose edizioni successive della pianta (1697, 1705, 1730, 1756) di volta in volta aggiornate, resteranno un punto di riferimento fondamentale nell'ambito della cartografia romana, fino alla pianta della città curata da G.B. Nolli nel 1748. L'attività del Falda fu instancabile nonostante la brevità dell'arco di tempo in cui operò ( morì trentacinquenne per un tumore, a Roma, il 22 agosto 1678 e fu sepolto in S. Maria della Scala a Trastevere). Al termine della sua vita egli aveva inciso circa 300 lastre: molte di queste si conservano a Roma presso la Calcografia nazionale (Petrucci, 1953, nn. 1413-1416, 1418).
|
Giovanni Battista FALDA (Valduggia, Novara, 1643; Rome, 1678)
|
Nato a Valduggia (od. Provincia di Vercelli) all'età di 14 anni fu inviato a Roma ed affidato alle cure di uno zio che lo segnalò a G. L. Bernini. Ma fu l'incontro con lo stampatore G. G. De Rossi a segnare una svolta nella carriera artistica del Falda: infatti il suo talento venne indirizzato dall'editore all'arte dell'incisione. Nella bottega del De Rossi poté apprezzare anche l'opera di grandi incisori quali J. Callot, S. Della Bella e I. Silvestre.Terminato il suo tirocinio, venne benevolmente accolto alla corte papale, tanto che Alessandro VII gli affidò l'incarico di disegnare le fabbriche della residenza di Castel Gandolfo, ma di questa prima produzione non si conserva traccia. Nel 1665, Falda diede alle stampe per l'editore De Rossi il suo capolavoro: le tavole del primo libro del Nuovo Teatro delle fabbriche, et edificii, in prospettiva di Roma moderna sotto il felice pontificato di n. s. Alessandro VII, al quale seguirono, tra il 1665 e il '69, il secondo ed il terzo. L'opera aveva lo scopo di divulgare la nuova immagine di Roma: il Papa, infatti, decise di aprire nuove strade, di abbellire con fontane e monumenti la città, anche a dimostrazione della potenza finanziaria e culturale della sua famiglia. Bisognerà attendere proprio il completamento dei rinnovamenti urbanistici e delle realizzazioni architettoniche dei papi seicenteschi, per assistere alla diffusione di raccolte dedicate alla città moderna: prima di allora l'incisione di veduta a Roma, che pure aveva prodotto numerose serie di stampe da E. Dupérac a G. Lauro, si era interessata principalmente alla ripresa della città antica. Con il Nuovo Teatro, come poi con le successive raccolte dedicate alle fontane e ai palazzi, Falda diventò il divulgatore di questi aspetti; le sue vedute incise, caratterizzate dall'attenzione sia alle regole prospettiche sia agli effetti scenografici, sfruttano abilmente il vigore della linea e la ricchezza del contrasto fra bianco e nero, in sintonia con i criteri spaziali dell'arte barocca. L'aspetto specificatamente divulgativo e commerciale delle vedute incise venne abilmente sfruttato dall'editore De Rossi che stabilì con il Falda un inscindibile ed efficace sodalizio, al quale si deve gran parte della produzione a stampa del secolo a Roma, con una fortuna paragonabile solo a quella che sarà tributata all'opera di G. B. Piranesi. Testimonianza dell'efficacia del binomio Falda-De Rossi è la grande diffusione che ebbe la notissima Pianta di Roma del 1676, in 12 fogli, che si può considerare una rappresentazione di Roma nel momento centrale del periodo barocco: le numerose edizioni successive della pianta (1697, 1705, 1730, 1756) di volta in volta aggiornate, resteranno un punto di riferimento fondamentale nell'ambito della cartografia romana, fino alla pianta della città curata da G.B. Nolli nel 1748. L'attività del Falda fu instancabile nonostante la brevità dell'arco di tempo in cui operò ( morì trentacinquenne per un tumore, a Roma, il 22 agosto 1678 e fu sepolto in S. Maria della Scala a Trastevere). Al termine della sua vita egli aveva inciso circa 300 lastre: molte di queste si conservano a Roma presso la Calcografia nazionale (Petrucci, 1953, nn. 1413-1416, 1418).
|