Ultimo disegno delli forti di Malta venuto nuovamente

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Riferimento: S29757
Autore Antonio LAFRERI
Anno: 1565
Zona: La Valletta
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 510 x 535 mm
13.000,00 €

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Riferimento: S29757
Autore Antonio LAFRERI
Anno: 1565
Zona: La Valletta
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 510 x 535 mm
13.000,00 €

Descrizione

In alto a destra, in un riquadro, si legge: Ultimo disegno delli forti di Malta venuto nuovamente. Dove si vede la battaria che fanno li Turchi per li artegliaria posta in diversi luoghi. Appresso si mostra il luogo de dove li Turchi hanno transportato li schifi e Barche per Terra in Mare, per dare l’assalto d’Inproviso a San Michele, & come sono state affondate dalli ss.ri Cavalieri et soldati& si Vedo il porto di Marza musetto dove hoggi sta l’Armata del Turco segnato per lettera .A. & se il tutto non e cosi limato come si dovria Imputase alli torbolenti tempi, che non lassano fare a quelli che sonno in malta (quali hanno mandato il disegno) le cose con quella Comodita che se recerca, et quello che si fa, tutto e, accio li gentili spiritj habbino Continuo Cose Nuove: Ant. Lafrerj Romae formis 1565 de mese Augusti.

Opera priva di orientazione, e scala grafica, relativa al Grande Assedio di Malta del 1565.

Acquaforte e bulino, 1565, firmata e datata in lastra nel cartiglio. Esemplare nel rarissimo primo stato di quattro descritto da Albert Ganado.

Pianta dell’assedio del 1565 a La Valletta, realizzata nell’agosto del 1565, come dichiarato nel cartiglio Ant. Lafrej Romae formis 1565 de mese Augusti.

“Per illustrare le notizie che arrivavano da Malta relative al Grande Assedio, Lafreri non si limitò ad aggiornare la sua precedente tavola, ma fece incidere questa nuova versione del porto di Malta. L’opera raffigura una fase avanzata dell’assedio, con gli avvenimenti relativi alla metà di luglio, ed e stampata nell’agosto del 1565. Un aggiornamento della tavola, con piccole modifiche nella baia di Dockyard Creek, venne pubblicato a stretto giro, sempre nel mese di agosto. La matrice doveva essere tra le opere del catalogo della tipografia Lafreri (n. 91) raggruppate sotto la voce “Malta con li suoi assedi diversi”. Attraverso Claudio Duchetti e i suoi eredi, la matrice fu acquistata da Giovanni Orlandi, che la stampa nel 1602” (cfr. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1766).

Le vicende dell’isola di Malta, della costruzione della città fortificata, la guerra contro i Turchi e il celebre assedio dell’isola costituiscono motivo di grande interesse nella civiltà rinascimentale europea, tanto da produrre una relativa cospicua letteratura e soprattutto una notevole produzione iconografica del susseguirsi degli eventi. Il Grande Assedio di Malta del 1565 rappresenta una pietra miliare nella storia delle isole maltesi, e anche un punto di svolta nella guerra tra i cristiani contro le forze dell'Impero Ottomano, conclusa con la celebre battaglia di Lepanto nel 1571. Nonostante queste due sconfitte catastrofiche, i Turchi continuarono a fare incursioni lungo le coste del Mediterraneo occidentale per il resto del secolo, dopo aver recuperato Cipro dai Veneziani e Tunisi dagli Spagnoli, ma il declino del loro impero era ormai annunciato. L'Assedio di Malta, che durò da maggio a settembre 1565, fu seguito con trepidazione non solo a Napoli, Roma e Venezia, ma anche a Vienna, Londra e Madrid, a Parigi, Anversa e Bruxelles. La notizia della lentezza degli assedianti e della disperata difesa dell'isola raggiunse la Sicilia attraverso le lettere scritte dal Gran Maestro Jean de La Valette- Parisot, bozzetti di battaglie spediti dai Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni e Relationi, scritte da soldati o marinai. Scene e mappe dell’assedio furono realizzate in Francia, Germania, Spagna e Italia per raccontare in immagini le diverse fasi della strenua resistenza di Malta contro le forze armate della Mezzaluna. In Italia i principali centri di produzione furono Roma e Venezia. Dato la finalità essenzialmente informativa di questi lavori, gli acquirenti non sempre si curavano della loro conservazione, ragione per cui sono oggi di incredibile rarità. Albert Ganado, il maggiore esperto di cartografia maltese, elenca oltre 60 lavori cartografici sull’isola, nelle loro varie diverse ristampe, concentrati nel brevissimo spazio di soli 10 anni.

Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “aquila nel cerchio con corona” (Woodward 55), rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, in perfetto stato di conservazione.

Meraviglioso esemplare di questo importante documento.

 

Bibliografia

Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1766, n. 892 I/IV; A. Ganado, A study in depth of 143 Maps representing the Great Siege of Malta of 1565, pp. 237/246, n. 50; Tooley, Italian Atlases, n. 384; Ganado-Vadalà (1995): pp. 237-246, nn. 50-52, tavv. 48-51; Rubach (2016): n. 237.

Antonio LAFRERI (Orgelet 1512 - Roma 1577)

Antoine de Lafrery, meglio conosciuto con la forma italianizzata del nome Antonio Lafreri (1512 - 1577), era nativo di Orgelet, come riporta la sua iscrizione sepolcrale, e si trasferì a Roma intorno al 1540, dove lavorò in qualità di mercante ed editore di stampe. La sua bottega in via di Parione per quasi mezzo secolo (1544 - 1577) fu il punto di riferimento per questo tipo di commercio. Lafreri si formò nell’officina di Antonio Salamanca, un milanese che si trasferì a Roma dopo il Sacco del 1527. Già nel 1544 iniziò a pubblicare a suo nome, come dimostrano due stampe: la Colonna Traiana e Il sacrificio di Abele, che recano la sottoscrizione Ant. Lafrerij sequani formis Romae 1544. Non è dimostrabile se sia stato anche incisore, come si potrebbe dedurre da un atto notarile del 23 dicembre 1580, che parla dell’eredità quondam Antonii Lafrerii incisoris e stampatoris in Urbe; in ogni caso, questa attività fu certamente di minore rilevanza in confronto a quella primaria di commerciante e stampatore. Non è un caso, infatti, che quasi tutte le stampe a lui riconducibili siano firmate Antonii Lafrerij formis, espressione che lo qualifica editore e proprietario dei rami, ma non anche incisore. Un avvenimento fondamentale nella carriera del Lafreri è la costituzione, nel 1553, di una società con Antonio Salamanca. È indubbio che Lafreri - dotato probabilmente di maggiore carisma e spirito imprenditoriale - esercitò sempre il ruolo di leader. Alla morte del Salamanca, nel 1562, subentrò il figlio Francesco, ma il sodalizio si sciolse l’anno seguente e i rami del Salamanca furono acquistati da Lafreri per la somma di circa 3.000 scudi. L’editore continuò ad incrementare il suo commercio producendo stampe di soggetto religioso, mitologico e di antichità, ma anche carte geografiche e libri illustrati. Nella bottega al Parione vi passarono i più importanti incisori del tempo: Mario Cartaro, Nicolas Beatrizet, Enea Vico ed altri. Aveva contatti anche con altri centri editoriali: Venezia - come provano sia le richieste di privilegio al Senato, sia la presenza di suoi rami in edizioni veneziane - ma anche Siena. La sua raccolta di carte geografiche, riunita con un frontespizio dal titolo Tavole moderne di geografia, veniva assemblata da o per il singolo cliente; pertanto, le raccolte di carte geografiche lafreriane risultano, per numero, formato e tipologia di stampe, sempre diverse tra loro. Lafreri morì il 20 luglio 1577 e fu tumulato nella chiesa di San Luigi dei Francesi; non avendo lasciato disposizioni testamentarie, il suo patrimonio di rami fu diviso tra i suoi parenti più prossimi, Claudio e Stefano Duchetti, per poi essere acquistati da diversi stampatori.

Antonio LAFRERI (Orgelet 1512 - Roma 1577)

Antoine de Lafrery, meglio conosciuto con la forma italianizzata del nome Antonio Lafreri (1512 - 1577), era nativo di Orgelet, come riporta la sua iscrizione sepolcrale, e si trasferì a Roma intorno al 1540, dove lavorò in qualità di mercante ed editore di stampe. La sua bottega in via di Parione per quasi mezzo secolo (1544 - 1577) fu il punto di riferimento per questo tipo di commercio. Lafreri si formò nell’officina di Antonio Salamanca, un milanese che si trasferì a Roma dopo il Sacco del 1527. Già nel 1544 iniziò a pubblicare a suo nome, come dimostrano due stampe: la Colonna Traiana e Il sacrificio di Abele, che recano la sottoscrizione Ant. Lafrerij sequani formis Romae 1544. Non è dimostrabile se sia stato anche incisore, come si potrebbe dedurre da un atto notarile del 23 dicembre 1580, che parla dell’eredità quondam Antonii Lafrerii incisoris e stampatoris in Urbe; in ogni caso, questa attività fu certamente di minore rilevanza in confronto a quella primaria di commerciante e stampatore. Non è un caso, infatti, che quasi tutte le stampe a lui riconducibili siano firmate Antonii Lafrerij formis, espressione che lo qualifica editore e proprietario dei rami, ma non anche incisore. Un avvenimento fondamentale nella carriera del Lafreri è la costituzione, nel 1553, di una società con Antonio Salamanca. È indubbio che Lafreri - dotato probabilmente di maggiore carisma e spirito imprenditoriale - esercitò sempre il ruolo di leader. Alla morte del Salamanca, nel 1562, subentrò il figlio Francesco, ma il sodalizio si sciolse l’anno seguente e i rami del Salamanca furono acquistati da Lafreri per la somma di circa 3.000 scudi. L’editore continuò ad incrementare il suo commercio producendo stampe di soggetto religioso, mitologico e di antichità, ma anche carte geografiche e libri illustrati. Nella bottega al Parione vi passarono i più importanti incisori del tempo: Mario Cartaro, Nicolas Beatrizet, Enea Vico ed altri. Aveva contatti anche con altri centri editoriali: Venezia - come provano sia le richieste di privilegio al Senato, sia la presenza di suoi rami in edizioni veneziane - ma anche Siena. La sua raccolta di carte geografiche, riunita con un frontespizio dal titolo Tavole moderne di geografia, veniva assemblata da o per il singolo cliente; pertanto, le raccolte di carte geografiche lafreriane risultano, per numero, formato e tipologia di stampe, sempre diverse tra loro. Lafreri morì il 20 luglio 1577 e fu tumulato nella chiesa di San Luigi dei Francesi; non avendo lasciato disposizioni testamentarie, il suo patrimonio di rami fu diviso tra i suoi parenti più prossimi, Claudio e Stefano Duchetti, per poi essere acquistati da diversi stampatori.