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| Riferimento: | A51122 |
| Autore | Albrecht DURER |
| Anno: | 1519 ca. |
| Misure: | 380 x 545 mm |
| Riferimento: | A51122 |
| Autore | Albrecht DURER |
| Anno: | 1519 ca. |
| Misure: | 380 x 545 mm |
Ritratto dell'imperatore Massimiliano I, che mostra l'imperatore con il collare del Toson d'oro sopra un mantello di broccato e un cappello bordato di pelliccia con un medaglione ovale della Vergine col Bambino attaccato alla tesa, inserito in una cornice architettonica.
Xilografia, circa 1519, firmata nella matrice in basso a destra.
Esemplare nel secondo stato, con il monogramma aggiunto, nella prima variante di quattro descritta da Meder (a/d).
Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva con filigrana “scudo di Norimberga” (Meder 206, la descrive tipica di questa prima variante del secondo stato della stampa), rifilata alla linea marginale, pieghe di carta e minimi restauri nella parte inferiore visibili al verso, per il resto in ottimo stato di conservazione.
Il Ritratto dell'Imperatore Massimiliano I è un dipinto a olio di Albrecht Dürer, risalente al 1519 e ora conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna, in Austria. Ritrae Massimiliano I, Imperatore del Sacro Romano Impero. Dürer realizzò un ritratto in compagnia dell'imperatore ad Augusta nel 1518, realizzando il disegno oggi conservato all'Albertina di Vienna, da cui in seguito realizzò due dipinti e una xilografia. L'artista e il soggetto si incontrarono per la prima volta nella primavera del 1512, quando il neoeletto imperatore Massimiliano I d'Asburgo soggiornò nella città di Dürer, Norimberga, dove conobbe l'artista. Nell'ambito del considerevole programma di propaganda di Massimiliano mediante l'uso della stampa, all'artista fu commissionata l'enorme xilografia a più fogli "Arco di Trionfo" per celebrare l'imperatore e la sua casata, per la quale ricevette una ricompensa annuale di 100 fiorini. Copie dei fogli furono inviate nelle città dell'impero per essere appese alle pareti di palazzi ed edifici pubblici. Nel 1518, durante la Dieta di Augusta, Massimiliano chiamò Dürer per farsi ritrarre. L'artista incontrò l'imperatore nel castello e ne fece un disegno a matita, da cui in seguito dipinse il ritratto su tavola e anche la sua xilografia. Sul margine del disegno, annotò: “È l'imperatore Massimiliano che Albrecht Dürer ritrasse ad Augusta, lassù nel palazzo, nella sua piccola stanza, lunedì 28 giugno 1518”.
Lo studio (Vienna, Albertina) servì da modello per un ritratto dipinto, che potrebbe essere stato commissionato da Jakob Fugger, fondatore della Fuggerei di Augusta (il più antico insediamento sociale del mondo) e della società commerciale Fugger. Dürer ritrae l'imperatore come un elegante gentiluomo privato. Qui il pittore adottò una tipologia preesistente nella tradizione dei ritratti asburgici, ma la combinò con un'incomparabile padronanza delle esigenze del ritratto di stato. L'imperatore non indossa i segni esteriori del suo alto rango; persino la collana dell'Ordine del Toson d'Oro, altrimenti obbligatoria, non è indossata sul corpo dell'imperatore, ma appare in alto a sinistra sullo sfondo. L'impressione desiderata di potere e dignità è invece fornita dal modo in cui l'imperatore riempie l'inquadratura, dai tessuti preziosi e dal colletto di pelliccia brillantemente dipinto. L'atemporalità e la distanza sono suggerite dallo sfondo monocromo. La monumentalità dell'aspetto fisico di Massimiliano ha un carattere imperiale; la precisa rappresentazione della quieta malinconia e della stanchezza sul suo volto non sminuisce in alcun modo la straordinaria importanza del soggetto.
La xilografia fu forse realizzata poco dopo; ben quattro versioni differenti del ritratto sono note: “Opinion is still divided regarding exactly which of the four remaining blocks of this portrait of Emperor Maximilian I is the original. Because Dürer's monogram is absent on all of them it is uncertain whether Dürer is to be credited with the actual publication of this woodcut portrait. There cannot be any question, however, that all versions are based on Dürer's portrait drawing of the emperor, done on 28 June 1518 at Augsburg (SD.1518/19). Maximilian is pictured without any of the usual Imperial regalia, save the collar of the Order of the Golden Fleece. Great attention has been paid to details of this decoration, as well as to other ornamental facets: the lozenge pattern of the lapel, the pomegranate embroidery of the fabric, the medallion of the Madonna on the beret. Yet for all of this filigree work, the bust of the emperor is placed on a stark white background, thus emphasizing the subject in the most drastic manner. Nothing interferes with the image of majesty, "of a noble gentleman, full of affability, fantasy, and temperament-spirited and flexible, and with the characteristic anomalies of the Hapsburg profile humanized. The artist - none other than Dürer - has succeeded in establishing for posterity a lasting image, sympathetic yet uncompromising, that has become a part of our visual vocabulary of history” (cfr. W. Strauss, The Woodcuts and woodblocks of Albrecht Durer, p. 543).
Questa versione del ritratto silografico a stampa, l’unica arricchita da una meravigliosa cornice allegorica altamente decorativa - il quale intaglio viene attribuito al collaboratore Hans Weiditz (cf. Heinrich Rottinger, Dürer Doppelanger, 1926) - è l’unica che presenta, nella sua stesura definitiva, il monogramma di Durer in basso a destra..
Magnifico esemplare di questo iconico ritratto.
Bibliografia
Meder, Dürer Katalog (255.4.2 a/d); Bartsch, Le Peintre graveur (VII.163.154); Schoch, Albrecht Dürer, das druckgraphische Werk (II.252.4.2); W. Strauss, The Woodcuts and woodblocks of Albrecht Durer, 190, Block IV; Campbell Dodgson, Dürer's portrait of Maximilian I, in 'The British Museum Quarterly”, 3 (1928/9), pp.77-79; Katherine Crawford Luber, Albrecht Dürer's Maximilian portraits: an investigation of versions, in “Master Drawings”, 29, 1991(1), pp. 30-47.
Albrecht DURER (Norimberga 1471 - 1528)
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Pittore, disegnatore, incisore e teorico dell'arte tedesco (Norimberga 1471-1528). Figlio dell'orafo magiaro Albrecht il Vecchio, fu apprendista nella bottega paterna dal 1483 al 1486; poi studiò presso Michael Wolgemut, il maggior pittore e xilografo di Norimberga. Nel 1490 Dürer iniziò un lungo viaggio nelle terre tedesche; nel 1492 soggiornò a Colmar, poi fu a Basilea e a Strasburgo (1493). Lavorando di volta in volta nei luoghi dove soggiornava, Dürer si fece un nome anche come xilografo. Nel 1494 tornò a Norimberga (dove sposò Agnes Frey), e ripartì subito dopo per Venezia. Stabilitosi in patria nel 1495, vi aprì una bottega fiorentissima e un anno dopo ebbe inizio il lungo sodalizio con il grande elettore di Sassonia Federico il Saggio. Negli anni 1505-07 fu ancora a Venezia: già celebre, soprattutto per le sue incisioni, fu al centro della raffinata società di nobili, artisti e umanisti della Serenissima. Tornato a Norimberga ebbe la protezione di Massimiliano I, lavorando specialmente come xilografo, fino al 1519, anno della morte dell'imperatore. A Norimberga continuò la sua attività, sebbene a ritmo meno serrato per il fisico indebolito da una grave malattia, occupandosi inoltre fino alla morte della pubblicazione delle sue opere teoriche. Nelle primissime opere sono già realizzati pienamente quei caratteri di acuta penetrazione psicologica e di trasfigurato realismo che saranno costanti nella sua opera. Il primo viaggio a Venezia (1494-95), con puntate anche a Padova e a Mantova, fu fondamentale per il completamento della sua formazione, che si arricchì del plastico monumentalismo di Mantegna e delle armonie classiche del Pollaiolo e di Giovanni Bellini. Nel 1498 Dürer illustrò l'Apocalisse con 15 xilografie che rappresentano uno dei massimi capolavori dell'arte tedesca. Tra queste tavole: S. Giovanni davanti a Dio e ai vegliardi, i Quattro Cavalieri, il S. Michele. La popolarità e la larga diffusione che ebbe l'Apocalisse toccò anche alle xilografie eseguite per altri cicli religiosi: la Grande Passione (iniziata 1500, edita 1511, di cui si ricorda l'Ecce Homo), la Piccola Passione (1509-11), la Vita della Vergine (1500-11, comprendente la famosa tavola con il Riposo durante la fuga in Egitto), nei quali è evidente il proposito di una nuova interpretazione del Vangelo. In questi stessi anni Dürer eseguì numerose pale d'altare (spesso con aiuti di bottega), creando capolavori in cui lo spazio prospettico, i colori di smalto, il senso della quotidianità del divino sono le caratteristiche essenziali.Il secondo viaggio a Venezia gli pose problemi più specificamente coloristici, stimolati dal contatto con Giorgione e Tiziano. Rivolse inoltre la sua attenzione al nudo classico vitruviano (incisione con Adamo ed Eva, 1504), ma si sciolse dalle rigidezze canoniche, per un ideale di bellezza tutta umana, con le tavole a olio a grandezza naturale dell'Adamo ed Eva del Prado (1507). Ben presto tornò però a esprimersi con l'incisione, realizzando le sue 3 opere più note: Cavaliere, la Morte e il Diavolo (1513), S. Girolamo nello studio (1514), Melencolia I (1514). Nell'ultimo periodo di vita si occupò principalmente della pubblicazione dei suoi scritti teorici, arricchiti da disegni scientifici: il trattato di geometria (1525); il trattato sulle fortificazioni (1527); il trattato sulle proporzioni (1528). Con essi, oltre alla divulgazione dei principi matematici che erano alla base dell'arte rinascimentale italiana, Dürer si proponeva di trasmettere le conclusioni cui era giunto in merito alla creazione artistica: in un vero artista, al Brauch, l'abilità tecnica, doveva accompagnarsi la Kunst, la capacità intellettuale di teorizzare e realizzare i principi generali dell'arte, concetto strettamente connesso alla figura dell'artista umanista e gentiluomo.
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Albrecht DURER (Norimberga 1471 - 1528)
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Pittore, disegnatore, incisore e teorico dell'arte tedesco (Norimberga 1471-1528). Figlio dell'orafo magiaro Albrecht il Vecchio, fu apprendista nella bottega paterna dal 1483 al 1486; poi studiò presso Michael Wolgemut, il maggior pittore e xilografo di Norimberga. Nel 1490 Dürer iniziò un lungo viaggio nelle terre tedesche; nel 1492 soggiornò a Colmar, poi fu a Basilea e a Strasburgo (1493). Lavorando di volta in volta nei luoghi dove soggiornava, Dürer si fece un nome anche come xilografo. Nel 1494 tornò a Norimberga (dove sposò Agnes Frey), e ripartì subito dopo per Venezia. Stabilitosi in patria nel 1495, vi aprì una bottega fiorentissima e un anno dopo ebbe inizio il lungo sodalizio con il grande elettore di Sassonia Federico il Saggio. Negli anni 1505-07 fu ancora a Venezia: già celebre, soprattutto per le sue incisioni, fu al centro della raffinata società di nobili, artisti e umanisti della Serenissima. Tornato a Norimberga ebbe la protezione di Massimiliano I, lavorando specialmente come xilografo, fino al 1519, anno della morte dell'imperatore. A Norimberga continuò la sua attività, sebbene a ritmo meno serrato per il fisico indebolito da una grave malattia, occupandosi inoltre fino alla morte della pubblicazione delle sue opere teoriche. Nelle primissime opere sono già realizzati pienamente quei caratteri di acuta penetrazione psicologica e di trasfigurato realismo che saranno costanti nella sua opera. Il primo viaggio a Venezia (1494-95), con puntate anche a Padova e a Mantova, fu fondamentale per il completamento della sua formazione, che si arricchì del plastico monumentalismo di Mantegna e delle armonie classiche del Pollaiolo e di Giovanni Bellini. Nel 1498 Dürer illustrò l'Apocalisse con 15 xilografie che rappresentano uno dei massimi capolavori dell'arte tedesca. Tra queste tavole: S. Giovanni davanti a Dio e ai vegliardi, i Quattro Cavalieri, il S. Michele. La popolarità e la larga diffusione che ebbe l'Apocalisse toccò anche alle xilografie eseguite per altri cicli religiosi: la Grande Passione (iniziata 1500, edita 1511, di cui si ricorda l'Ecce Homo), la Piccola Passione (1509-11), la Vita della Vergine (1500-11, comprendente la famosa tavola con il Riposo durante la fuga in Egitto), nei quali è evidente il proposito di una nuova interpretazione del Vangelo. In questi stessi anni Dürer eseguì numerose pale d'altare (spesso con aiuti di bottega), creando capolavori in cui lo spazio prospettico, i colori di smalto, il senso della quotidianità del divino sono le caratteristiche essenziali.Il secondo viaggio a Venezia gli pose problemi più specificamente coloristici, stimolati dal contatto con Giorgione e Tiziano. Rivolse inoltre la sua attenzione al nudo classico vitruviano (incisione con Adamo ed Eva, 1504), ma si sciolse dalle rigidezze canoniche, per un ideale di bellezza tutta umana, con le tavole a olio a grandezza naturale dell'Adamo ed Eva del Prado (1507). Ben presto tornò però a esprimersi con l'incisione, realizzando le sue 3 opere più note: Cavaliere, la Morte e il Diavolo (1513), S. Girolamo nello studio (1514), Melencolia I (1514). Nell'ultimo periodo di vita si occupò principalmente della pubblicazione dei suoi scritti teorici, arricchiti da disegni scientifici: il trattato di geometria (1525); il trattato sulle fortificazioni (1527); il trattato sulle proporzioni (1528). Con essi, oltre alla divulgazione dei principi matematici che erano alla base dell'arte rinascimentale italiana, Dürer si proponeva di trasmettere le conclusioni cui era giunto in merito alla creazione artistica: in un vero artista, al Brauch, l'abilità tecnica, doveva accompagnarsi la Kunst, la capacità intellettuale di teorizzare e realizzare i principi generali dell'arte, concetto strettamente connesso alla figura dell'artista umanista e gentiluomo.
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