- New
| Riferimento: | A53182 |
| Autore | Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto" |
| Anno: | 1647 ca. |
| Misure: | 310 x 225 mm |
| Riferimento: | A53182 |
| Autore | Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto" |
| Anno: | 1647 ca. |
| Misure: | 310 x 225 mm |
Acquaforte, circa 1647-51, con firma incisa "GB Castilione Genovese p" in basso a destra sul margine bianco.
Esemplare del secondo dei quattro stati descritti da Paolo Bellini, con una linea orizzontale, di circa 90 mm, sopra la figura di Cristo, a circa 23 mm dalla sua testa. Diverse macchie appaiono in alto a destra, probabilmente dovute all'ossidazione. Bellini ritiene che l'ossidazione della parte superiore della lastra suggerisca l'esistenza di un primo stato, che ammette di non aver mai visto. Pertanto, quello che lui descrive come il secondo stato dovrebbe essere considerato, virtualmente, come primo.
L'acquaforte risale al periodo 1647-51, il periodo dell'interesse di Castiglione per gli effetti dell'illuminazione notturna. Sia "Tobia che seppellisce i morti" che "Il presunto ritrovamento dei resti di San Pietro e San Paolo" possono essere datati a questo stesso periodo. Non sono state rinvenute stampe del primo stato, sebbene la sua esistenza sia confermata dai danni (ossidazione e graffi) che compaiono nel secondo stato e che certamente non erano presenti nel primo. Un disegno conservato al Cooper Union Museum è probabilmente uno studio preparatorio parziale per l'acquaforte. È invertito e si riferisce alla figura di Cristo e all'area centrale dell'acquaforte. Castiglione eseguì questo stesso soggetto in altri due disegni, entrambi a Windsor (inv. 3834 e 3832), uno che rappresenta l'immagine invertita e con diverse varianti, e il secondo in formato verticale. Il soggetto appare anche in un monotipo (Albertina; 122-Mon. 6), invertito e con varianti.
Bisogna, inoltre, notare che il Cristo di Castiglione si basa sull'aspetto del salvatore nel Cristo che guarisce i lebbrosi di Parmigianino, un soggetto tematicamente simile a Lazzaro e quindi un riferimento naturale per Castiglione. Il disegno di Parmigianino fu diffuso in una xilografia di Niccolò Vicentino e successivamente riprodotto in un'acquaforte da Andrea Meldolla.
Forse il più importante artista genovese del Seicento, Castiglione fu un prodotto del singolare cosmopolitismo della città. Ricettivo alle opere di tutti, da Paggi a van Dyck e Strozzi, creò uno stile pittorico e grafico distintamente elaborato ed espressivo che gli valse l'ammirazione di tutta Europa, nonostante il suo carattere irruento. Prediligendo linee rapide, Castiglione era un incisore di talento naturale e divenne uno degli incisori più dotati e sperimentali del Seicento.
Acquaforte, stampata con eccezionale tono su carta vergata coeva con filigrana non identificata, rifilata al segno della lastra, in ottime condizioni. Prova straordinaria, con i tipici graffi di lastra delle primissime impressioni.
Bibliografia
Bartsch, Le Peintre graveur (XXI.12.6); The Illustrated Bartsch, 006, II/IV; Bellini, L'Opera incisa di Giovanni Benedetto Castiglione, n. 57, II/IV; Le Blanc, 1858, L. n. 16, Percy, 1971, n. E 22.
Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto" (Genova 1616 - Mantova 1670)
|
L’origine e la formazione genovese portarono il Castiglione a conoscere la pittura fiamminga, in particolare attraverso gli artisti Jaan Roos e Van Dyck, dai quali derivò un cromatismo caldo e vibrante. A Roma, dove fu dal 1632 al ’35, e in un secondo soggiorno dal 1647 al ’51, intramezzato da un viaggio a Napoli nel 1635, fu attratto dal classicismo intellettualistico del Poussin. Le sue tematiche preferite, tanto in pittura che nei disegni e nelle incisioni, si rifanno al moralismo classicheggiante, ispirato alla filosofia stoica, tipicamente poussiniano, che lo portò a creare un repertorio di soggetti iconografici assai colto rispetto ad altri artisti, tra cui Salvator Rosa. Trascorse l’ultimo periodo di attività alla corte del Duca di Mantova e la sua produzione di quegli anni accentua gli elementi visionari e il cromatismo violento, presente già nelle opere del periodo precedente. Abile incisore, amò esprimersi attraverso questo mezzo tecnico per diffondere le sue complesse iconografie intellettualistiche e fu il primo in Italia ad apprezzare ed imitare le stupende acqueforti del Rembrandt.
|
Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto" (Genova 1616 - Mantova 1670)
|
L’origine e la formazione genovese portarono il Castiglione a conoscere la pittura fiamminga, in particolare attraverso gli artisti Jaan Roos e Van Dyck, dai quali derivò un cromatismo caldo e vibrante. A Roma, dove fu dal 1632 al ’35, e in un secondo soggiorno dal 1647 al ’51, intramezzato da un viaggio a Napoli nel 1635, fu attratto dal classicismo intellettualistico del Poussin. Le sue tematiche preferite, tanto in pittura che nei disegni e nelle incisioni, si rifanno al moralismo classicheggiante, ispirato alla filosofia stoica, tipicamente poussiniano, che lo portò a creare un repertorio di soggetti iconografici assai colto rispetto ad altri artisti, tra cui Salvator Rosa. Trascorse l’ultimo periodo di attività alla corte del Duca di Mantova e la sua produzione di quegli anni accentua gli elementi visionari e il cromatismo violento, presente già nelle opere del periodo precedente. Abile incisore, amò esprimersi attraverso questo mezzo tecnico per diffondere le sue complesse iconografie intellettualistiche e fu il primo in Italia ad apprezzare ed imitare le stupende acqueforti del Rembrandt.
|