Tobia seppelisce i morti

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Riferimento: A53184
Autore Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto"
Anno: 1647 ca.
Misure: 295 x 200 mm
Non Disponibile

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Riferimento: A53184
Autore Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto"
Anno: 1647 ca.
Misure: 295 x 200 mm
Non Disponibile

Descrizione

Acquaforte, circa 1647-51, firmata sopra il cane, sul lato alto di sinistra, "Gio Benedetto Castiglione P" e in basso a destra "G. B. C.".

Il pio Tobia osserva mentre un cadavere viene segretamente preparato per la sepoltura nel cuore della notte durante l'esilio degli ebrei in Assiria. L'unica fonte di luce è una torcia così potente che un passante è costretto a coprirsi gli occhi. L'incisione notturna di Castiglione è molto più luminosa di quelle dei suoi contemporanei olandesi. Invece di scurire l'immagine, utilizza uno stile di disegno molto libero. Questo stile, di difficile lettura, è efficace perché lo spettatore riesce a distinguere lentamente i dettagli dall'intreccio di linee, in un processo che rispecchia la nostra visione mentre i nostri occhi si adattano all'oscurità.

La figura di Tobia appare, con alcune varianti, in un disegno attribuito a Castiglione nella Collezione Parson di Londra. Il disegno è nella stessa direzione dell’incisione. Questo lavoro è databile al periodo 1647-51, periodo durante il quale il Castiglione mostrava interesse per le composizioni con un’illuminazione notturna, ispirata dal chiaroscuro di Rembrandt. (cfr. Paolo Bellini in The Illustrated Bartsch, p. 18).

Acquaforte, stampata con tono su carta vergata coeva con filigrana non identificata, rifilata al segno della lastra, in ottime condizioni. Esemplare molto bello, con graffi di lastra tipici delle primissime prove.

Bibliografia

Bartsch, Le Peintre graveur (XXI.12.5); The Illustrated Bartsch, 006; Bellini, L'Opera incisa di Giovanni Benedetto Castiglione, n. 57); Le Blanc, 1858, L. n. 4, Percy, 1971, n. E 20.

Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto" (Genova 1616 - Mantova 1670)

L’origine e la formazione genovese portarono il Castiglione a conoscere la pittura fiamminga, in particolare attraverso gli artisti Jaan Roos e Van Dyck, dai quali derivò un cromatismo caldo e vibrante. A Roma, dove fu dal 1632 al ’35, e in un secondo soggiorno dal 1647 al ’51, intramezzato da un viaggio a Napoli nel 1635, fu attratto dal classicismo intellettualistico del Poussin. Le sue tematiche preferite, tanto in pittura che nei disegni e nelle incisioni, si rifanno al moralismo classicheggiante, ispirato alla filosofia stoica, tipicamente poussiniano, che lo portò a creare un repertorio di soggetti iconografici assai colto rispetto ad altri artisti, tra cui Salvator Rosa. Trascorse l’ultimo periodo di attività alla corte del Duca di Mantova e la sua produzione di quegli anni accentua gli elementi visionari e il cromatismo violento, presente già nelle opere del periodo precedente. Abile incisore, amò esprimersi attraverso questo mezzo tecnico per diffondere le sue complesse iconografie intellettualistiche e fu il primo in Italia ad apprezzare ed imitare le stupende acqueforti del Rembrandt.

Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto" (Genova 1616 - Mantova 1670)

L’origine e la formazione genovese portarono il Castiglione a conoscere la pittura fiamminga, in particolare attraverso gli artisti Jaan Roos e Van Dyck, dai quali derivò un cromatismo caldo e vibrante. A Roma, dove fu dal 1632 al ’35, e in un secondo soggiorno dal 1647 al ’51, intramezzato da un viaggio a Napoli nel 1635, fu attratto dal classicismo intellettualistico del Poussin. Le sue tematiche preferite, tanto in pittura che nei disegni e nelle incisioni, si rifanno al moralismo classicheggiante, ispirato alla filosofia stoica, tipicamente poussiniano, che lo portò a creare un repertorio di soggetti iconografici assai colto rispetto ad altri artisti, tra cui Salvator Rosa. Trascorse l’ultimo periodo di attività alla corte del Duca di Mantova e la sua produzione di quegli anni accentua gli elementi visionari e il cromatismo violento, presente già nelle opere del periodo precedente. Abile incisore, amò esprimersi attraverso questo mezzo tecnico per diffondere le sue complesse iconografie intellettualistiche e fu il primo in Italia ad apprezzare ed imitare le stupende acqueforti del Rembrandt.