La Maga Circe

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Riferimento: A53183
Autore Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto"
Anno: 1650 ca.
Misure: 305 x 213 mm
2.800,00 €

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Riferimento: A53183
Autore Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto"
Anno: 1650 ca.
Misure: 305 x 213 mm
2.800,00 €

Descrizione

Acquaforte, circa 1650, con firma incisa "G Bened Castilionus Genuensis in pin" nell'angolo inferiore destro.

Esemplare del primo dei due stati descritti da Paolo Bellini (cfr. The Illustrated Bartsch p. 35, 022), prima del segno diagonale sul ciuffo d'erba sotto l'elmo in basso.

Magnifica prova, ricca di toni, stampata su sottile carta vergata coeva con filigrana "giglio in scudo con corona", rifilata alla lastra di rame, in perfette condizioni.

Il soggetto di questa incisione è stato interpretato come l'illustrazione del noto episodio dell'Odissea, in cui la maga Circe trasforma i compagni di Ulisse in bestie. Nell'antica fonte letteraria però il seguito del mitico eroe greco viene trasformato in porci, e non in capre o cani, come appare nella stampa del Castiglione. È probabile, perciò, che questo soggetto sia da interpretare in modo più generico come una scena di stregoneria, considerando anche il fatto che la donna ha ai suoi piedi un libro aperto con simboli magici e astrologici. L'incisione è databile per motivi stilistici agli anni 1650-55, ed è assai affine alla Resurrezione di Lazzaro o all'Entrata nell'Arca di Noé. L'elemento più significativo e caratteristico delle stampe del Castiglione di questo periodo è l'evidente influsso delle acqueforti di Rembrandt, nell'uso assai sapiente e controllato del chiaroscuro, e negli effetti di notturno dosati con grande maestria ed equilibrio.

“The subject of this etching has been interpreted by some authors as a Melancholy (as does Bartsch, for example). Gioconda Albricci, however, argued in support of the contention that it probably refers to Circe and her transformations of Ulysses' companions. Ann Percy also supports this interpretation, whereas Henri Focillon posits a fanciful and unsubstantiated theory that the etching is the artist's attempt to reproduce graphically his volatile moods and his unusual views on art (Maîtres de l'estampe. Images et idées. Paris, 1930). The etching dates to 1650-51, prior to Castiglione's departure from Rome. This is indicated by the presence of the adjective "genuensis" in the signature and by the use of chiaroscuro, characteristic of Castiglione's works of the late 1640s when he was interested in nocturnal illumination.  No preparatory drawing is known for this etching, although several preceding works by the artist may have influenced it” (cfr. Paolo Bellini in The Illustrated Bartsch p. 35).

Forse il più importante artista genovese del Seicento, Castiglione fu un prodotto del singolare cosmopolitismo della città. Ricettivo alle opere di artisti come Paggi, van Dyck e Strozzi, creò uno stile pittorico e incisorio distintamente elaborato ed espressivo che gli valse l'ammirazione di tutta Europa, nonostante il suo carattere irruento. Circe era uno dei soggetti mitologici prediletti di Castiglione. Maga circondata da una moltitudine di uomini che aveva trasformato in animali, la sua storia era proprio il tipo di soggetto esotico che si adattava perfettamente allo stile ricco e stravagante di Castiglione. Con totale padronanza del bulino, offre un tripudio visivo di linee, superfici e texture, alcune che sfumano dolcemente nell'oscurità, altre che si stagliano nettamente contro la carta bianca. Prediligendo tratti rapidi, Castiglione era un incisore di talento naturale e divenne uno degli incisori più talentuosi e sperimentali del Seicento.

Nel Libro X dell'Odissea greca, Omero narra la storia di Ulisse e della maga Circe, che trasformò i suoi marinai in maiali. Ovidio ripropone molti racconti dei suoi incantesimi malvagi nei versi latini delle Metamorfosi. Circe viene raffigurata mentre raccoglie erbe e piante velenose nei boschi e nei campi della sua isola magica, oppure seduta su uno "splendido trono in una bellissima abside, avvolta in una veste abbagliante e drappeggiata con un mantello d'oro" nel suo sontuoso palazzo. In questa celebre incisione, dalla ricca tecnica pittorica, l'artista ritrae Circe in atteggiamento contemplativo tra le romantiche rovine dell'antichità classica, con una bacchetta magica in mano, davanti a pile di grimori (libri di incantesimi e diagrammi per l'uso dei negromanti) e simboli occulti sul terreno. Davanti a lei giace un'armatura abbandonata, e gli intrusi trasformati sfilano sotto forma di pecore, capre e cervi con gli zoccoli biforcuti, scortati da un cane e un pavone. Durante i suoi viaggi a metà del secolo, Castiglione entrò in contatto con Salvator Rosa, ed entrambi gli artisti condividono una simile fascinazione per le fantastiche incisioni capricciose raffiguranti figure esotiche "orientali", o filosofi e maghi in romantici paesaggi.

Un magnifico esemplare di questa iconica incisione.

Bibliografia

D. Petherbridge, Withces & Wicked Bodies, p. 37, n. 14; Bartsch, Le Peintre graveur (XXI.21.22); The Illustrated Bartsch, 022, I/II; Bellini, L'Opera incisa di Giovanni Benedetto Castiglione, n. 60 I/II); G. Albricci, La vera Malinconia del Castiglione, in "Quaderni del conoscitore di stampe", 1973, n. 6, pp. 40-43; S. Massari, Tra Mito e Allegoria, p. 416, n. 157; Gori Gandellini, 1810, VIII, n. XVI; Le Blanc, 1858, L. n. 58, Percy, 1971, n. E 23.

Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto" (Genova 1616 - Mantova 1670)

L’origine e la formazione genovese portarono il Castiglione a conoscere la pittura fiamminga, in particolare attraverso gli artisti Jaan Roos e Van Dyck, dai quali derivò un cromatismo caldo e vibrante. A Roma, dove fu dal 1632 al ’35, e in un secondo soggiorno dal 1647 al ’51, intramezzato da un viaggio a Napoli nel 1635, fu attratto dal classicismo intellettualistico del Poussin. Le sue tematiche preferite, tanto in pittura che nei disegni e nelle incisioni, si rifanno al moralismo classicheggiante, ispirato alla filosofia stoica, tipicamente poussiniano, che lo portò a creare un repertorio di soggetti iconografici assai colto rispetto ad altri artisti, tra cui Salvator Rosa. Trascorse l’ultimo periodo di attività alla corte del Duca di Mantova e la sua produzione di quegli anni accentua gli elementi visionari e il cromatismo violento, presente già nelle opere del periodo precedente. Abile incisore, amò esprimersi attraverso questo mezzo tecnico per diffondere le sue complesse iconografie intellettualistiche e fu il primo in Italia ad apprezzare ed imitare le stupende acqueforti del Rembrandt.

Giovanni Benedetto CASTIGLIONE detto "Il Grechetto" (Genova 1616 - Mantova 1670)

L’origine e la formazione genovese portarono il Castiglione a conoscere la pittura fiamminga, in particolare attraverso gli artisti Jaan Roos e Van Dyck, dai quali derivò un cromatismo caldo e vibrante. A Roma, dove fu dal 1632 al ’35, e in un secondo soggiorno dal 1647 al ’51, intramezzato da un viaggio a Napoli nel 1635, fu attratto dal classicismo intellettualistico del Poussin. Le sue tematiche preferite, tanto in pittura che nei disegni e nelle incisioni, si rifanno al moralismo classicheggiante, ispirato alla filosofia stoica, tipicamente poussiniano, che lo portò a creare un repertorio di soggetti iconografici assai colto rispetto ad altri artisti, tra cui Salvator Rosa. Trascorse l’ultimo periodo di attività alla corte del Duca di Mantova e la sua produzione di quegli anni accentua gli elementi visionari e il cromatismo violento, presente già nelle opere del periodo precedente. Abile incisore, amò esprimersi attraverso questo mezzo tecnico per diffondere le sue complesse iconografie intellettualistiche e fu il primo in Italia ad apprezzare ed imitare le stupende acqueforti del Rembrandt.