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| Riferimento: | A53870 |
| Autore | Dominique BARRIERE |
| Anno: | 1658 ca. |
| Zona: | Santa Maria della Pace |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 403 x 320 mm |
| Riferimento: | A53870 |
| Autore | Dominique BARRIERE |
| Anno: | 1658 ca. |
| Zona: | Santa Maria della Pace |
| Luogo di Stampa: | Roma |
| Misure: | 403 x 320 mm |
Acquaforte, 1658, in basso a sinistra “Petrus Berrettin. Corton. Arch.”; in basso a destra “Dominicus Barriere Marsilien delin. et sculp”.
Al centro troviamo la dedica al papa Alessandro VII: "Alexandro VII Pontifici Optimo Maximo Quae olim, Beatissime Pater, sub Glandibus Pax Aurea Terras incoluit,...".
Rarissima incisione della facciata di Santa Maria della Pace, eseguita da Dominique Barriere.
L'opera viene realizzata per documentare e celebrare il radicale rinnovamento barocco commissionato da Papa Alessandro VII (il cui nome appare nella dedica in basso: Alexandro VII Pontifici Optimo Maximo) e realizzato dall'architetto Pietro da Cortona. L'incisione mette in risalto il rivoluzionario protiro semicircolare a colonne doriche e la facciata scenografica che trasforma la piazzetta antistante in un vero e proprio "teatro" barocco.
La veduta mostra anche le ali laterali concave, progettate per regolarizzare lo spazio urbano irregolare intorno alla chiesa. In primo piano è visibile una vivace scena di vita quotidiana del XVII secolo, con nobili in carrozza, cavalieri, popolani e figure religiose, che servono a dare proporzione alla grandiosità dell'edificio.
Sebbene priva di data, è riferibile al 1658, quando l’artista stesso ne incise una versione ridotta e con qualche variante, per la terza edizione dell’opera “Roma ricercata nel suo sito” (la prima edizione della fortunata guida risale al 1644) di Fioravante Martinelli (1599-1667), pubblicata a Roma da Giovanni Battista de Rossi appunto nel 1658.
Il disegnatore e incisore Dominique Barrière si stabilì a Roma intorno al 1640; il suo nome compare per la prima volta nel 1643 nella parrocchia di San Lorenzo in Lucina, vicino alla colonia di artisti intorno a Via del Babuino. Barrière apparteneva al gruppo relativamente numeroso di artisti che tentavano la fortuna nella Roma di quel tempo e che, a differenza dei grandi nomi del loro mestiere come Claude e Gaspar Dughet, dovevano lottare per guadagnarsi da vivere. Sebbene l'artista abbia lasciato un'ampia opera di oltre duecento incisioni alla sua morte, deve aver vissuto in grande povertà per un certo periodo, poiché dovette ripetutamente rivolgersi al Collège Saint Louis des Français per ottenere aiuto nel sostentamento della sua numerosa famiglia.
Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione.
Rara ed importante opera sulla Roma barocca di Alessandro VII.
Bibliografia
Le Blanc C., Manuel de L'amateur D'estampes, p. 158, n. 139; Arrigoni-Bertarelli, n. 1215.
Dominique BARRIERE (Marsiglia, 1618; Roma, 18 Settembre 1678).
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Acquafortista francese e specialista in disegno architettonico. Giunse a Roma nel 1640 e si unì alla comunità di artisti francesi dell’Urbe. Non si hanno notizie sul suo apprendistato ma le prime acqueforti (1640–47) rappresentano soggetti storici e mitologici, come la Battaglia di Bommel (1640), su ispirazione di Guglielmo Cortese, e Apollo e Pitone (c. 1647–52) ripreso da un dipinto del Domenichino nella Villa Aldobrandini di Frascati. Sebbene non occupi un posto di primo piano nell'ambiente artistico romano del Seicento, fu tuttavia un valido esponente di quel nutrito gruppo di artisti francesi presenti in città e lasciò un corpus considerevole di incisioni, tuttora poco conosciuto, ammontante a oltre duecento opere tra invenzioni storiche, allegoriche e topografiche.
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Dominique BARRIERE (Marsiglia, 1618; Roma, 18 Settembre 1678).
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Acquafortista francese e specialista in disegno architettonico. Giunse a Roma nel 1640 e si unì alla comunità di artisti francesi dell’Urbe. Non si hanno notizie sul suo apprendistato ma le prime acqueforti (1640–47) rappresentano soggetti storici e mitologici, come la Battaglia di Bommel (1640), su ispirazione di Guglielmo Cortese, e Apollo e Pitone (c. 1647–52) ripreso da un dipinto del Domenichino nella Villa Aldobrandini di Frascati. Sebbene non occupi un posto di primo piano nell'ambiente artistico romano del Seicento, fu tuttavia un valido esponente di quel nutrito gruppo di artisti francesi presenti in città e lasciò un corpus considerevole di incisioni, tuttora poco conosciuto, ammontante a oltre duecento opere tra invenzioni storiche, allegoriche e topografiche.
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