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| Riferimento: | S17204 |
| Autore | Marco RICCI |
| Anno: | 1723 ca. |
| Misure: | 355 x 285 mm |
| Riferimento: | S17204 |
| Autore | Marco RICCI |
| Anno: | 1723 ca. |
| Misure: | 355 x 285 mm |
Un fitto paesaggio boschivo e roccioso, tipico dello stile selvaggio e preromantico di Ricci, in cui si muovono due figure di penitenti o eremiti in preghiera.
Acquaforte, circa 1723-30, siglata "MR f" in controparte e a lettere intrecciate nell'inciso in basso a sinistra, firmata per esteso in basso a destra sulla lastra della dedica.
Esemplare nel primo stato di due, avanti l’aggiunta del numero in alto a sinistra e con la dedica incisa su un’altra lastra.
L'iscrizione latina in calce è una dedica formale rivolta a Giacomo Soranzo ("Jacobo Superantio Patricio Veneto"), patrizio veneto e noto collezionista e mecenate letterario dell'epoca ("Literarum Bonarumque Artium Maecenati Optimo"). L'omaggio è firmato in basso al centro dall'editore e incisore veneziano Carlo Orsolini ("Carolus Orsolini D.D.D."), che pubblicò la serie di stampe di Ricci.
Le acqueforti di Marco Ricci sono pubblicate nel 1730 da Carlo Orsolini nella celebre raccolta Varia Marci Ricci Pictoris praestantissimi experimenta ab ipsomet auctore inventa. La raccolta comprende il frontespizio disegnato dal Visentini, il ritratto del Ricci inciso da Faldoni e 20 paesaggi monogrammati in lastra dall’autore.
Marco Ricci è stato un pittore, incisore e paesaggista nato il 5 giugno 1676 a Belluno. A seguito di una rissa, il suo temperamento violento lo costrinse a trasferirsi a Spalato. In questo periodo, creò una serie di opere che raffigurano le coste dalmate e il fiume Piave, che ancora oggi si distinguono per lo stile tizianesco e la fusione di vedute romantiche dei suoi predecessori. Le opere di questo periodo sono caratterizzate dalla colorazione scura o giallognola. In seguito, conobbe Alessandro Magnasco, e la loro collaborazione portò alla creazione di una collezione di scene di tempeste marine, dalle tonalità scurissime. Nel suo ultimo periodo creativo, l'artista si dedicò alla pittura di tempere su pergamena, che ora si possono ammirare a Windsor Castle. Nonostante fosse un paesaggista, si apprezzano ancora oggi i suoi ritratti caricaturali di attori drammatici. Grazie alla sua grande abilità, è stato un esempio per i grandi pittori veneziani del XVIII secolo. Il 21 gennaio 1729, si suicidò a Venezia.
Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con la tipica filigrana delle “tre lune”, con sottili margini, in ottimo stato di conservazione.
Bibliografia
D. Succi, La Serenissima nello Specchio del rame, vol. 2, pp. 166-167, n. 20, I/II; Bartsch n. 18; Succi, Da Carlevarijs ai Tiepolo, n. 430; Bellini (Ricci), n. 18.
Marco RICCI (Belluno 1676 – 1730)
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Marco Ricci si distinse da giovane per la sua rissosità, tanto che dopo aver partecipato ad una rissa conclusasi con un omicidio, dovette rifugiarsi a Spalato, dove lavorò nella bottega di un pittore paesaggista che si può identificare probabilmente con l'anconetano Antonio Francesco Peruzzini.
Nei primi anni del Settecento, divenne fedele collaboratore dello zio Sebastiano Ricci. Nel 1708 seguì Charles Montagu, Conte di Manchester, a Londra dove era stato invitato, assieme ad Giovanni Antonio Pellegrini, allo scopo di approntare scenografie per l'opera italiana nel Queen's Theatre di Haymarket.
Rientrato a Venezia alla fine del 1710, a causa, sembra, di una lite con il Pellegrini, dal 1711 al 1714 fu di nuovo a Londra, stavolta in compagnia dello zio Sebastiano.
Stabilitosi definitivamente a Venezia figura iscritto alla Fraglia dei pittori nel 1726 e nel 1727, dimorando nell'accogliente casa dello zio, col quale visse sino alla morte
Il Ricci produsse vedute di singolare fantasia, lontane dalle ordinate opere del Carlevaris. Rinomate sono le sue vedute di rovine, giocate su forti contrasti luministici, che anticipano le soluzioni del Piranesi.
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Marco RICCI (Belluno 1676 – 1730)
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Marco Ricci si distinse da giovane per la sua rissosità, tanto che dopo aver partecipato ad una rissa conclusasi con un omicidio, dovette rifugiarsi a Spalato, dove lavorò nella bottega di un pittore paesaggista che si può identificare probabilmente con l'anconetano Antonio Francesco Peruzzini.
Nei primi anni del Settecento, divenne fedele collaboratore dello zio Sebastiano Ricci. Nel 1708 seguì Charles Montagu, Conte di Manchester, a Londra dove era stato invitato, assieme ad Giovanni Antonio Pellegrini, allo scopo di approntare scenografie per l'opera italiana nel Queen's Theatre di Haymarket.
Rientrato a Venezia alla fine del 1710, a causa, sembra, di una lite con il Pellegrini, dal 1711 al 1714 fu di nuovo a Londra, stavolta in compagnia dello zio Sebastiano.
Stabilitosi definitivamente a Venezia figura iscritto alla Fraglia dei pittori nel 1726 e nel 1727, dimorando nell'accogliente casa dello zio, col quale visse sino alla morte
Il Ricci produsse vedute di singolare fantasia, lontane dalle ordinate opere del Carlevaris. Rinomate sono le sue vedute di rovine, giocate su forti contrasti luministici, che anticipano le soluzioni del Piranesi.
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