| Riferimento: | S48891 |
| Autore | Giambattista TIEPOLO |
| Anno: | 1740 ca. |
| Misure: | 170 x 135 mm |
| Riferimento: | S48891 |
| Autore | Giambattista TIEPOLO |
| Anno: | 1740 ca. |
| Misure: | 170 x 135 mm |
Acquaforte, circa 1740/43, firmata in lastra in basso a destra Tiepolo.
Della serie Vari Capricci inventati ed incisi dal celebre Gio. Battista Tiepolo.
Bellissima prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, con piccoli margini, in perfetto stato di conservazione.
La storia di questa serie denominata Vari Capricci inventati ed incisi dal celebre Gio. Battista Tiepolo è piuttosto curiosa: i rami vennero sottratti al Tiepolo da un suo amico, il conte Antonio Maria Zanetti, celebre incisore e collezionista veneziano, che li pubblicò per la prima volta nel 1743, inserendoli nella terza edizione della sua “Raccolta di Chiaroscuri”. Alla morte di Giambattista, vennero pubblicati separatamente per la prima volta nel 1785, probabilmente a cura dell’inglese John Strange, che acquistò i rami l’anno precedente dagli eredi di Zanetti.
Giovanni Battista Tiepolo fu uno dei maggiori esponenti della pittura veneziana di tutti i tempi. All'inizio della sua attività pittorica fu influenzato principalmente dal Piazzetta e da Sebastiano Ricci. L'esordio dell'attività incisoria del Tiepolo risale alla fine degli anni Trenta del ’700, e comprende le serie dei Capricci, composta da dieci acqueforti, e degli Scherzi di fantasia, 23 acqueforti incise intorno al 1750.
Bibliografia
A. D. Vesme, Le peintre-graveur italien: ouvrage faisant suite au Peintre-graveur de Bartsch, Milano 1906, p. 408 n. 11; A. Rizzi, L'opera grafica dei Tiepolo. Le acqueforti, Milano 1971, n. 95; D. Succi, La Serenissima nello specchio di rame, Splendore di una civiltà figurativa del Settecento, L’opera completa dei Grandi Maestri veneti, n. 53.
Giambattista TIEPOLO (Venezia, 1696 - Madrid, 1770)
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Fu il più famoso pittore del XVIII secolo italiano, e ultimo grande rappresentante dell’importante tradizione artistica d’Italia. Fu disegnatore e pittore di affreschi particolarmente dotato. I suoi cicli di affreschi e le tele religiose e mitologiche mostrano come egli fosse dotato anche di una certa sensibilità nella comprensione delle richieste dei suoi committenti, unita al talento, unico per l’epoca, di proiettare soggetti narrativi e devozionali con una forza drammatica. Godette del supporto di mecenati internazionali e dipinse cicli di affreschi che diedero lustro e gloria al Principe Karl Philipp von Greiffenklau of Würzburg e Carlo III di Spagna. Dipinse anche opere religiose - immagini della Vergine, le sofferenze dei Santi, miracoli e scene dal Vecchio e Nuovo Testamento - per una vasta gamma di patroni, tra cui sono annoverate anche confraternite piccole e grandi, chiese urbane e provinciali, privati cittadini e ordini religiosi. Apelle che dipinge il Ritratto di Campaspe (c. 1725–7; Montreal, Mus. F.A.) rissume i temi della sua arte. Apelle, pittore di corte di Alessandro Magno (qui un autoritratto del Tiepolo), dipinge Campaspe, la concubina di Alessandro (il cui modello fu Cecilia Guardi) Dietro di loro due tele terminate, Il Serpente di Bronzo e Lo sposalizio dei SS Cecilia e Valeriano, appoggiati contro due enormi pilastri. Sempre sullo sfondo, un’enorme scultura antica, il celebre Ercole Farnese, e una loggia in lontananza, ispirata a Jacopo Sansovino. I paralleli sono evidenti: come Apelle, Tiepolo lavorò per le classi governative. I suoi dipinti rappresentavano i grandi temi della tradizione pittorica occidentale e le ambientazioni scelte rivelano la sua fedeltà all’eredità artistica veneta.
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Giambattista TIEPOLO (Venezia, 1696 - Madrid, 1770)
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Fu il più famoso pittore del XVIII secolo italiano, e ultimo grande rappresentante dell’importante tradizione artistica d’Italia. Fu disegnatore e pittore di affreschi particolarmente dotato. I suoi cicli di affreschi e le tele religiose e mitologiche mostrano come egli fosse dotato anche di una certa sensibilità nella comprensione delle richieste dei suoi committenti, unita al talento, unico per l’epoca, di proiettare soggetti narrativi e devozionali con una forza drammatica. Godette del supporto di mecenati internazionali e dipinse cicli di affreschi che diedero lustro e gloria al Principe Karl Philipp von Greiffenklau of Würzburg e Carlo III di Spagna. Dipinse anche opere religiose - immagini della Vergine, le sofferenze dei Santi, miracoli e scene dal Vecchio e Nuovo Testamento - per una vasta gamma di patroni, tra cui sono annoverate anche confraternite piccole e grandi, chiese urbane e provinciali, privati cittadini e ordini religiosi. Apelle che dipinge il Ritratto di Campaspe (c. 1725–7; Montreal, Mus. F.A.) rissume i temi della sua arte. Apelle, pittore di corte di Alessandro Magno (qui un autoritratto del Tiepolo), dipinge Campaspe, la concubina di Alessandro (il cui modello fu Cecilia Guardi) Dietro di loro due tele terminate, Il Serpente di Bronzo e Lo sposalizio dei SS Cecilia e Valeriano, appoggiati contro due enormi pilastri. Sempre sullo sfondo, un’enorme scultura antica, il celebre Ercole Farnese, e una loggia in lontananza, ispirata a Jacopo Sansovino. I paralleli sono evidenti: come Apelle, Tiepolo lavorò per le classi governative. I suoi dipinti rappresentavano i grandi temi della tradizione pittorica occidentale e le ambientazioni scelte rivelano la sua fedeltà all’eredità artistica veneta.
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