Gregge e pastori con il bambino nella cesta

Riferimento: s16903
Autore Antonio Maria ZANETTI
Anno: 1760 ca.
Misure: 430 x 295 mm
375,00 €

Riferimento: s16903
Autore Antonio Maria ZANETTI
Anno: 1760 ca.
Misure: 430 x 295 mm
375,00 €

Descrizione

Acquaforte e puntasecca, 1758 circa. Esemplare di secondo stato con la dedica di Antonio Maria Zanetti a Francesco Algarotti che è stata cancellata.

Da un disegno di Giovan Battista Castiglione.


Della serie “Varii Capricci, e paesi inventati, e disegnati dal celebre Gio. Benedetto Castiglione Genovese tratti dalla raccolta zanettiana. Incisi all'acquaforte da Gaetano Zompini Pittore Veneto. Ora novamente raccolti, e pubblicati”, edita a Venezia nel 1786.


Quest’edizione del 1786 comprende un frontespizio, inciso da Giuseppe Maria Del Pian, e 12 tavole, di cui le prime tre dedicate all’educazione di Achille. Poiché tre tavole della serie sono datate 1758 e due 1759, è probabile che una prima edizione della serie, senza frontespizio, e limitata a pochissimi esemplari, sia stata ultimata verso il 1760. La raccolta fu riedita nel 1786 su iniziativa di John Strange divenuto proprietario, tramite l’agente Giovanni Maria Sasso, dei rami acquistati presso gli eredi Zanetti.
Cinque rami della serie recano il monogramma AMZ di Antonio Maria Zanetti a cui in passato, erroneamente, sono state attribuite tutte le incisioni. La teoria era anche avvalorata dal fatto che quattro stampe recano in calce, nel primo stato, la dedica a personaggi amici di Zanetti, e dalla lettera del 16 gennaio 1759 in cui Algarotti, scrivendo a Zanetti, lodava due stampe derivate da disegni di Castiglione.

Santifaller, invece, evidenziò le affinità stilistiche tra le stampe derivate da Castiglione e quelle di Zompini, attribuendone a lui le incisioni. Sopher suggerisce che Zanetti abbia aggiunto il suo monogramma e le dediche ad amici e parenti al fine di far passare le stampe come sue, come una sorta di scherzo. Algarotti sarebbe stato uno dei destinatari che erano stati ingannati. Bozzolato (1978) suggerì che Zanetti iniziò l'opera ma poi la consegnò a Zompini, "senza dubbio il vero autore".

La collaborazione con Zanetti sarebbe limitata a poche lastre, probabilmente le cinque che recano il monogramma AMZ.

Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana delle “tre mezze lune”, con margini, in buono stato di conservazione.

Bibliografia

D. Succi, La Serenissima nello specchio di rame, pp. 765-769, n. 74, II/II; Bozzolato 12, TIB p. 117, 86.

Antonio Maria ZANETTI (Venezia 1680 - 1757)

Scrittore d'arte, conservatore della biblioteca di S. Marco. Pittore e incisore dilettante, si occupò specialmente della storia della pittura veneziana, integrando le Ricche miniere di M. Boschini con la Descrizione delle pubbliche pitture di Venezia, ecc. (1733); importante è la trattazione Della pittura veneziana e delle opere pubbliche de' veneziani maestri, libri V (1771), notevole anche per qualità critiche. Insieme al fratello Girolamo (che scrisse Dell'origine di alcune arti principali appresso i Veneziani, 1758, e un Elogio di Rosalba Carriera, post., 1818), aveva ereditato l'importante collezione di stampe (Rembrandt, Luca da Leida, Callot, Marcantonio, ecc.) formata dallo zio collezionista e incisore, suo omonimo (Venezia 1680 - ivi 1767), collezione che, da lui aumentata, fu venduta dagli eredi (1791) al barone D. Vivant de Denon, alla morte del quale fu dispersa.

Antonio Maria ZANETTI (Venezia 1680 - 1757)

Scrittore d'arte, conservatore della biblioteca di S. Marco. Pittore e incisore dilettante, si occupò specialmente della storia della pittura veneziana, integrando le Ricche miniere di M. Boschini con la Descrizione delle pubbliche pitture di Venezia, ecc. (1733); importante è la trattazione Della pittura veneziana e delle opere pubbliche de' veneziani maestri, libri V (1771), notevole anche per qualità critiche. Insieme al fratello Girolamo (che scrisse Dell'origine di alcune arti principali appresso i Veneziani, 1758, e un Elogio di Rosalba Carriera, post., 1818), aveva ereditato l'importante collezione di stampe (Rembrandt, Luca da Leida, Callot, Marcantonio, ecc.) formata dallo zio collezionista e incisore, suo omonimo (Venezia 1680 - ivi 1767), collezione che, da lui aumentata, fu venduta dagli eredi (1791) al barone D. Vivant de Denon, alla morte del quale fu dispersa.