I fratelli sono al campo! Ricordo di Venezia

Riferimento: S42093
Autore Mosè Bianchi
Anno: 1870 ca.
Misure: 230 x 340 mm
500,00 €

Riferimento: S42093
Autore Mosè Bianchi
Anno: 1870 ca.
Misure: 230 x 340 mm
500,00 €

Descrizione

Acquaforte e puntasecca stampata su carta coeva, in eccellente stato di conservazione.

Incisione originale eseguita all'acquaforte su matrice di rame; in lastra, sotto la parte figurata, indicazione dell'artista in qualità di inventore ed esecutore, nome dello stampatore e titolo. L'opera, pregevole e coinvolgente per l'intenso effetto chiaroscurale, è tratta da una delle principali riviste d'arte italiane dell'epoca. L'immagine, riproducente un dipinto dello stesso Bianchi oggi conservato presso la Galleria d'arte moderna di Milano, rappresenta una scena ispirata agli ideali del Risorgimento: nella penombra di una chiesa, tre giovani donne pregano dinanzi all'altare per i fratelli che sono al campo di battaglia.  

Dipinto fortunato e celebratissimo anche per l'indovinata scelta del soggetto, ispirato alla terza guerra d'indipendenza combattuta per la liberazione di Venezia (1866), con chiari sottintesi risorgimentali e patriottici evocati fin dall'allusione al tricolore nelle vesti delle tre giovinette, fu tra le opere di Mosè Bianchi che maggiormente piacquero ai suoi primi critici. L'opera risente del giovanile soggiorno a Venezia, evidente nella cromia accesa e luminosa. La fama dei "Fratelli al campo" contribuì a moltiplicare le versioni, sotto forma di repliche, pseudo-bozzetti, varianti, in tecniche diverse, dall'olio all'acquarello, all'acquaforte.

Influenzato dallo stile di Faruffini e Mariano Fortuny, Mosè Bianchi inizia con quadri storici di soggetto romantico, per volgersi poi al genere e al paesaggio. La sua pittura parve assai rinnovatrice, per l’attenzione data agli effetti atmosferici e per la tecnica spigliata, in realtà più vicina a quella del Fortuny che a quella degli impressionisti. Egli realizzò circa settanta opere incise all’interno delle quali riportò ciò che rappresentava nei dipinti ma l’attenzione non è più rivolta tanto al soggetto quanto ai giochi chiaroscurali.

Bibliografia

Bibliografia Giubbini G., "L'acquaforte originale in Piemonte e in Liguria. 1860-1875", Genova 1976, p. 103 fig. 41; "Mosè Bianchi e il suo tempo", cat. della mostra, Milano 1987, p. 202 fig. 3.

Mosè Bianchi (Monza 1840 – Monza 1904)

Pittore e incisore italiano. Nel 1856 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera. Allievo di Giuseppe Bertini, in questi anni strinse rapporti di amicizia con i compagni di corso: Filippo Carcano, Tranquillo Cremona, Federico Faruffini e Daniele Ranzoni, condividendo con essi, qualche anno dopo, lo studio milanese in via San Primo. Successivamente perfezionò le sue conoscenze artistiche a Venezia e a Parigi dove conobbe Mariano Fortuny. Esordì con quadri storici di soggetto romantico, per volgersi poi al genere e al paesaggio. La sua pittura parve assai rinnovatrice, per l’attenzione data agli effetti atmosferici e per la tecnica spigliata, in realtà più vicina a quella del Fortuny che a quella degli impressionisti. Egli realizzò circa settanta opere incise all’interno delle quali riportò ciò che rappresentava nei dipinti ma l’attenzione non è più rivolta tanto al soggetto quanto ai giochi chiaroscurali.

Bibliografia

Bibliografia Giubbini G., "L'acquaforte originale in Piemonte e in Liguria. 1860-1875", Genova 1976, p. 103 fig. 41; "Mosè Bianchi e il suo tempo", cat. della mostra, Milano 1987, p. 202 fig. 3.

Mosè Bianchi (Monza 1840 – Monza 1904)

Pittore e incisore italiano. Nel 1856 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera. Allievo di Giuseppe Bertini, in questi anni strinse rapporti di amicizia con i compagni di corso: Filippo Carcano, Tranquillo Cremona, Federico Faruffini e Daniele Ranzoni, condividendo con essi, qualche anno dopo, lo studio milanese in via San Primo. Successivamente perfezionò le sue conoscenze artistiche a Venezia e a Parigi dove conobbe Mariano Fortuny. Esordì con quadri storici di soggetto romantico, per volgersi poi al genere e al paesaggio. La sua pittura parve assai rinnovatrice, per l’attenzione data agli effetti atmosferici e per la tecnica spigliata, in realtà più vicina a quella del Fortuny che a quella degli impressionisti. Egli realizzò circa settanta opere incise all’interno delle quali riportò ciò che rappresentava nei dipinti ma l’attenzione non è più rivolta tanto al soggetto quanto ai giochi chiaroscurali.