Stato della Republ. di Lucca

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Riferimento: S40996
Autore Giovanni Antonio MAGINI
Anno: 1608 ca.
Zona: Lucca
Luogo di Stampa: Bologna
Misure: 460 x 345 mm
3.000,00 €

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Riferimento: S40996
Autore Giovanni Antonio MAGINI
Anno: 1608 ca.
Zona: Lucca
Luogo di Stampa: Bologna
Misure: 460 x 345 mm
3.000,00 €

Descrizione

RARISSIMA TIRATURA ORIGINALE di Giovanni Antonio Magini, prima del cartiglio in alto a destra, con la dedica e la firma di Fabio Magini.

Nel cartiglio in basso a sinistra il titolo STATO DELLA REPUBL. DI LUCCAIn alto a destra la scala grafica Scala di Miglia dieci (10 miglia pari a mm 83). Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali Septentrio, Meridies, Oriens, Occidens, il nord in alto.

Graduazione ai margini di 1’ in 1’ da 43° 15’  50’’ a 43° 50’ 10’’ ( 43° 10’ a 43° 45’ lato sinistro) di latitudine, e da 32° 22’ 30’’ a 33° 27’ (32° 28’ 30’’ a 33° 33’ lato in alto) di longitudine.  

Prima, rarissima, versione della carta del lucchese del Magini, antecedente alla versione successivamente pubblicata postuma dal figlio Fabio nel 'L’Italia di Giovanni Antonio Magini', stampato per la prima volta a Bologna nel 1620.

Tutte le carte dell’atlante vennero alle stampe prima del 1620, nelle loro stesure provvisorie, che successivamente furono corrette ed aggiornate per l’edizione definitiva.

Tali prove sono rarissime, talvolta si trovano occasionalmente negli atlanti fattizi di alcune biblioteche, e presentano differenze sostanziali con quelle poi incluse nell’atlante. La differenza maggiore in questa mappa consiste nella mancanza del cartiglio, che verrà poi inserito in alto a destra. Il cartiglio, come si può vedere dal link seguente, contiene la dedica a Tomaso Grimaldi firmata da Fabio Magini:

https://www.antiquarius.it/it/lucca/4243-stato-della-republ-di-lvcca.html

Come osserva Roberto Almagià (L'Italia di Giovanni Antonio Magini, 1922), la carta del territorio di Lucca è una delle più tarde realizzate del Magini ed è databile a dopo il 1608, come risulta da documenti e lettere che il Magini scrisse per chiedere una "descrizione dello Stato e dei suoi confini".

“Molto posteriore è, nella forma in cui l'abbiamo adesso, la tav. 47, che rappresenta lo Stato della Repubblica di Lucca. Per vero il disegno originario, che è certo di mano dell'Arnoldi, dovette essere non molto posteriore a quello delle altre carte precedenti, con le quali anche questa ha in comune la singolare caratteristica dei paralleli e meridiani obliqui ai margini. In ogni caso, poichè la carta figura già nell'elenco del 1604 annesso alle Tabulae Primi Mobilis e non è ivi ricordata fra le sei che ancor restavano da incidere, si deve ritenere che in quell'anno fosse già stata intagliata. Ma più tardi subì correzioni così fondamentali, che equivalgono ad una nuova redazione; esse però furono eseguite sul rame, onde la nostra carta è forse, tra tutte quelle dell'Italia la più tormentata da raschiature, sostituzioni, sovrapposizioni di nomi ecc. Sulla definitiva redazione della carta, siamo informati da documenti archivistici. Risulta anzitutto che nel marzo del 1608 il Magini aveva scritto, valendosi della raccomandazione di un gentiluomo lucchese, Francesco Tegrimi, ai supremi magistrati della Repubblica, per ottenere una descrizione dello Stato, e che di soddisfare a tal richiesta era stato dato incarico all'Officio sulle Differenze dei Confini; questo aveva disposto perchè fosse fornita al Magini una corografia fatta altra volta da Marc'Antonio Botti, perito e ingegnere lucchese, anzi aveva autorizzato il Botti stesso a recarsi a Bologna per intendersi col Magini, come costui fece nell'aprile 1608; che, infine, avendo più tardi il Magini fatto sapere per mezzo del Tegrimi che per ridurre la carta da lui già incisa conforme a quella presentatagli dal Botti, era necessario soste- nere una spesa per rifare o ricorreggere il rame, l'Officio sopra ricordato deliberava fosse corrisposta all'astronomo bolognese la somma necessaria, incaricando di ciò Alessandro Franciotti, lucchese residente a Bologna, il quale in effetto sborsò al Magini cento scudi. Appare perciò confermato che già prima del 1608 il Magini avesse inciso una carta del Lucchese e che il disegno portatogli dal Botti non vi arrecasse modificazioni così profonde da dover far da capo l'incisione sul rame. La carta del Botti rappresentava a sua volta una tavola di insieme, risultante da diverse mappe, forse una per ciascuna delle 11 vicarie del Lucchese, eseguite da vari periti. Del Botti stesso, agrimensore e ingegnere, l'Archivio di Stato di Lucca conserva qualche altro disegno o pianta parziale.

Il rifacimento della tavola maginiana sui materiali forniti dal Botti fu eseguito l'anno stesso 1603 e subito inviato al Governo di Lucca per revisione; vi si riscontrarono molti errori, per il che il su nominato Ofizio sulle Differenze dei Confini, il 3 gennaio 1609 dava mandato al gonfaloniere Ludovico Tolomei di rivedere la carta, e il 12 marzo dell'anno stesso la rimandava, per mezzo del Franciotti, al Magini, con le debite revisioni. Si comprende da tutto ciò la ragione per cui la tavola appare tanto corretta e modificata sul rame; non è tuttavia possibile distinguere le correzioni fatte la prima volta, in base al disegno del Botti, da quelle apportate successivamente, in seguito alla revisione del Tolomei.

Per i dintorni immediati di Lucca, come pure per l'area a SE, che comprende il lago di Sesto (o di Bientina) e i paesi circostanti, non si riscontrano correzioni, ed anche la zona costiera non sembra ne abbia subite, se si eccettui l'aggiunta della località "Salto della Cerva, sul lago di M. Ignoso e forse la rappresentazione stessa di questo lago. Per tutto l'alto e medio bacino del Serchio le modificazioni sono invece molto numerose, e riguardano:

A) L'idrografia. Tutto il corso del Serchio a monte di Barga è stato profondamente modificato portandolo più ad oriente, anzi si riscontrano le tracce di due correzioni, una generale, ed un'altra locale (presso Castelnuovo di Garfagnana). Gli affluenti di sinistra a monte del "Lama f., e quelli di destra, dalla Pedugna in su, sono profondamente modificati o aggiunti ex novo. Anche l'alto corso della Lima fu corretto.

B) L'orografia. Il disegno orografico è corretto e in parte rifatto nella zona di M. Altissimo (questo nome è scritto sopra ad un altro illeggibile), nello spazio fra Ledron e Torrite Cava, e in tutta l'area posta sulla sinistra dell'alto Serchio.

C) I centri abitati. Si veggono le tracce di parecchi nomi grattati, mentre moltissimi sono aggiunti dipoi. Pochi tra questi nel basso Lucchese (Pugliano, S. P.º a Marcigliano), molti più sul medio Serchio (Menabio, P. alla Maddalena, P. a Calauonno, S. Romano) e sugli affl. di sinistra (Burchiano, Le Fabriche, Verni, Fassilica, Calomini, Brucciano ecc.), in numero ancor maggiore nell'alto bacino, dove, anzi, i nomi incisi ab origine e rimasti al loro posto sono la minoranza. Sono in tutto una cinquantina di nomi aggiunti o mutati di posto.

D) I confini. È probabile che il rame originario non contenesse i confini dello Stato lucchese e che questi fossero apposti più tardi, in base alla carta ed alle indicazioni del Botti.

Il Magini ha poi al solito completato la carta con la rappresentazione delle zone contermini, ma per esse deve pur essersi servito in parte notevole di elementi desunti dalla carta del Lucchese del Botti. Infatti per la Versilia, appartenente al Granduca di Toscana, la figurazione del Buonsignori è completata con l'aggiunta del lago di M. Ignoso, che manca nella tav. del Dominio Fiorentino; per la Lunigiana granducale, la figurazione del Buonsignori, che aveva servito, oltre che per la tav. del Dominio Fiorentino, anche per la vecchia edizione della "Riviera di Levante, e per il Modenese, è un po' corretta (per quanto si riferisce al corso dell' Ula, Ulella ecc.) e completata con l'aggiunta di alcuni abitati (Pusterla, Vecianello, Moncione, Hogiano, e più a sud, Casa Poncia, S. Ginesio); per lo Stato di Massa e Carrara per cui gli elementi originari, quali si trovano nella vecchia Riviera di Levante e nel Dominio Fiorentino, erano stati forniti al Magini dal Bracelli - si hanno aggiunte fondamentali (corsi dei torrenti Lauenza e Frigido; abitati ecc.); anche per la parte limitrofa del Pistoiese il Buonsignori non ha servito affatto, poichè il lago di Sesto e i suoi immissari sono rappresentati in modo notevolmente differente che nella carta del "Dominio Fiorentino,, nella quale mancano pure la Pescia e la Pescia di Collodi. Con tutta probabilità la carta fornita al Magini dal Botti comprendeva, oltre allo Stato di Lucca vero e proprio, anche i paesi circostanti, e conteneva elementi che il nostro geografo giudicò migliori di quelli che già possedeva. carta dello Stato di Lucca, quale fu preparata dal Magini, non aveva, come La si è detto, la dedica; essa fu aggiunta dal figlio Fabio. Il Magini fu ancora una volta in rapporto con la Repubblica di Lucca nel 1615, anno in cui chiese ed ottenne una Scrittura o Relazione sullo Stato di Lucca, che certamente doveva essere annessa ai Commentari storico-geografici sull'Italia da lui allora preparati. La relazione, che si conserva tuttora, molto interessante, forniva anche in una con la notizia particolareggiata della divisione amministrativa del Lucchese, con l'elenco e la descrizione delle vicarie e commissariati ecc. elementi per precisare i confini dello Stato di Lucca, ancor meglio di quanto il Magini non avesse fatto sulla carta; ma egli probabilmente non arrivò a servirsi di tali elementi” (cfr. R. Almagià, L'Italia di Giovanni Antonio Magini, pp. 64-66).

Per la realizzazione delle lastre il Magini si servì di due dei più famosi intagliatori dell’epoca; il belga Arnoldo Arnoldi e l’inglese Benjamin Wright. Le carte realizzate dopo del 1600, come questa, sono intagliate da Benjamin Wright.

Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva con filigrana non chiaramente leggibile - sembrerebbe essere un “agnello pasquale con uno stendardo in un cerchio”, che Woodward (nn. 47-50) data alla seconda metà del ‘500 -  con margini, in perfetto stato di conservazione.

Bibliografia

R. Almagià, L'Italia di Giovanni Antonio Magini, pp. 64-66, n. 17.

Giovanni Antonio MAGINI (1555 - 1617)

Giovanni Antonio Magini è stato un affermato matematico, astronomo, e cartografo italiano. Come cartografo, il suo nome è legato all’atlante “Italia”, che fu pubblicato dal figlio Fabio nel 1620, tre anni dopo la prematura morte del padre. Composto da un breve testo descrittivo di sole 24 carte, l’opera è corredata di 61 carte geografiche della penisola, e costituisce il primo esempio di atlante italiano. L’opera è per intero di mano del Magini, che iniziò la realizzazione delle carte nel 1594 circa, dando alla luce per prima nel 1595 la carta del territorio di Bologna. Tutte le carte vennero alle stampe quindi prima del 1620, nelle loro stesure provvisorie, successivamente corrette ed aggiornate per l’edizione definitiva. Per la realizzazione delle lastre il Magini si servì di due dei più famosi intagliatori dell’epoca: il belga Arnorldo Arnoldi e l’inglese Benjamin Wright. L’importanza di questo lavoro del Magini è notevolissima, come pure l’influenza sulla cartografia della penisola per i successivi due secoli: da Ortelius ai principali cartografi ed editori olandesi, tutta la cartografia della penisola è tratta dal lavoro del matematico padovano.

Giovanni Antonio MAGINI (1555 - 1617)

Giovanni Antonio Magini è stato un affermato matematico, astronomo, e cartografo italiano. Come cartografo, il suo nome è legato all’atlante “Italia”, che fu pubblicato dal figlio Fabio nel 1620, tre anni dopo la prematura morte del padre. Composto da un breve testo descrittivo di sole 24 carte, l’opera è corredata di 61 carte geografiche della penisola, e costituisce il primo esempio di atlante italiano. L’opera è per intero di mano del Magini, che iniziò la realizzazione delle carte nel 1594 circa, dando alla luce per prima nel 1595 la carta del territorio di Bologna. Tutte le carte vennero alle stampe quindi prima del 1620, nelle loro stesure provvisorie, successivamente corrette ed aggiornate per l’edizione definitiva. Per la realizzazione delle lastre il Magini si servì di due dei più famosi intagliatori dell’epoca: il belga Arnorldo Arnoldi e l’inglese Benjamin Wright. L’importanza di questo lavoro del Magini è notevolissima, come pure l’influenza sulla cartografia della penisola per i successivi due secoli: da Ortelius ai principali cartografi ed editori olandesi, tutta la cartografia della penisola è tratta dal lavoro del matematico padovano.