Theatrum Sive Coliseum Romanum

Riferimento: S48890
Autore Luca Guarinoni
Anno: 1565 ca.
Zona: Colosseo
Luogo di Stampa: Venezia
Misure: 320 x 225 mm
2.000,00 €

Riferimento: S48890
Autore Luca Guarinoni
Anno: 1565 ca.
Zona: Colosseo
Luogo di Stampa: Venezia
Misure: 320 x 225 mm
2.000,00 €

Descrizione

Bulino, circa 1565/70. Iscritto in basso al centro: « THEATRVM · SIVE ·COLISEVM · ROMANVM · » Firmato in basso a sinistra: «Apresso luca Guarinoni».

Copia in controparte dell’incisione anonima presente nel catalogo della tipografia Lafreri, databile a circa il 1558 (Huelsen n. 19). Realizzata per il mercato veneziano, l’opera non è descritta dalla bibliografia e non ne abbiamo rintracciato esemplari istituzionali.

Il Colosseo risulta qui per buona parte interrato, come doveva realmente apparire nel Cinquecento. Era isolato e in aperta campagna, come documenta la pianta di Roma di Hugues Pinard del 1555 (Urbis Romae descriptio), opera anch’essa appartenente al corpus dello Speculum. Le figurine di personaggi servono a dare un’idea dell’imponenza e della mole dell’edificio. Del resto lo stesso Étienne Du Pérac nell’opera Vestigi dell’antichità di Roma raccolti et ritratti in perspettiva con ogni diligentia, edita nel 1575, nella tavola 16 propone la stessa desolante immagine, servendosi di figurine appena abbozzate. A sua volta, Bernardo Gamucci denunciava «le destruttioni che nella misera citta si ueggono, & in particulare quelle minaccie che col ferro e col fuoco fecero a questo famoso Anfiteatro; perche non gli lassarono pietra che dal nimico scarpello non fusse tentata per disgiungerla da si bella fabbrica».

La tavola può essere considerata parte dello Speculum Romanae Magnificentiae, la prima iconografia della Roma antica. 

Lo Speculum ebbe origine nelle attività editoriali di Antonio Salamanca e Antonio Lafreri (Lafrery). Durante la loro carriera editoriale romana, i due editori - che hanno lavorato insieme tra il 1553 e il 1563 - hanno avviato la produzione di stampe di architettura, statuaria e vedutistica della città legate alla Roma antica e moderna. Le stampe potevano essere acquistate individualmente da turisti e collezionisti, ma venivano anche acquistate in gruppi più grandi che erano spesso legati insieme in un album. Nel 1573, Lafreri commissionò a questo scopo un frontespizio, dove compare per la prima volta il titolo Speculum Romanae Magnificentiae. Alla morte di Lafreri, due terzi delle lastre di rame esistenti andarono alla famiglia Duchetti (Claudio e Stefano), mentre un altro terzo fu distribuito tra diversi editori. Claudio Duchetti continuò l’attività editoriale, implementando le lastre dello Speculum con copie di quelle “perdute” nella divisione ereditaria, che fece incidere al milanese Amborgio Brambilla. Alla morte di Claudio (1585) le lastre furono cedute – dopo un breve periodo di pubblicazione degli eredi, in particolare nella figura di Giacomo Gherardi - a Giovanni Orlandi, che nel 1614 vendette la sua tipografia al fiammingo Hendrick van Schoel. Stefano Duchetti, al contrario, cedette le proprie matrici all’editore Paolo Graziani, che si associò con Pietro de Nobili; il fondo confluì nella tipografia De Rossi passando per le mani di editori come Marcello Clodio, Claudio Arbotti e Giovan Battista de Cavalleris. Il restante terzo di matrici della divisione Lafreri fu suddiviso e scisso tra diversi editori, in parte anche francesi: curioso vedere come alcune tavole vengano ristampate a Parigi da Francois Jollain alla metà del XVII secolo. Diverso percorso ebbero alcune lastre stampate da Antonio Salamanca nel suo primo periodo; attraverso il figlio Francesco, confluirono nella tipografia romana di Nicolas van Aelst. Altri editori che contribuirono allo Speculum furono i fratelli Michele e Francesco Tramezzino (autori di numerose lastre che confluirono in parte nella tipografia Lafreri), Tommaso Barlacchi, e Mario Cartaro, che fu l’esecutore testamentario del Lafreri, e stampò alcune lastre di derivazione. Per l’intaglio dei rami vennero chiamati a Roma e impiegati tutti i migliori incisori dell’epoca quali Nicola Beatrizet (Beatricetto), Enea Vico, Etienne Duperac, Ambrogio Brambilla e altri ancora.

Questo marasma e intreccio di editori, incisori e mercanti, il proliferare di botteghe calcografiche ed artigiani ha contribuito a creare il mito dello Speculum Romanae Magnificentiae, la più antica e importante iconografia della città eterna. Il primo studioso che ha cercato di analizzare sistematicamente la produzione a stampa delle tipografie romane del XVI secolo è stato Christian Hülsen, con il suo Das Speculum Romanae Magnificentiae des Antonio Lafreri del 1921. In epoca più recente, molto importanti sono stati gli studi di Peter Parshall (2006) Alessia Alberti (2010), Birte Rubach e Clemente Marigliani (2016). Le nostre schede sono elaborazioni ispirate principalmente da queste quattro pubblicazioni, integrate da commenti e correzioni per quanto non ci convince e ci è noto. 

Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, con sottili margini, tracce di piega di carta verticale, per il resto in ottimo stato di conservazione.

Opera non descritta. Rarissima

Luca Guarinoni (attivo a Venezia nella seconda metà del XVI secolo)

Stampatore ed editore italiano, attivo a Venezia. Il suo indirizzo appare sulle stampe di Pittoni e Rota. Acquisì vecchie lastre, come ad esempio quelle di Battista del Moro. Nel 1569, "Apud Lucam Guarinonum" andò in stampa La vida de nuestra bendita Senora Maria Virgen di Giulio Fontana. Questo potrebbe essere il libro che il 9 agosto 1568 ricevette una licenza dai Capi del Consiglio dei X: "libretto con figura sacra titolato vita di Maria Vergine Regina del Cielo, opera di Giovanni Battista Fontana".

Luca Guarinoni (attivo a Venezia nella seconda metà del XVI secolo)

Stampatore ed editore italiano, attivo a Venezia. Il suo indirizzo appare sulle stampe di Pittoni e Rota. Acquisì vecchie lastre, come ad esempio quelle di Battista del Moro. Nel 1569, "Apud Lucam Guarinonum" andò in stampa La vida de nuestra bendita Senora Maria Virgen di Giulio Fontana. Questo potrebbe essere il libro che il 9 agosto 1568 ricevette una licenza dai Capi del Consiglio dei X: "libretto con figura sacra titolato vita di Maria Vergine Regina del Cielo, opera di Giovanni Battista Fontana".