Florencia

Riferimento: S46316
Autore Hartmann SCHEDEL
Anno: 1493
Zona: Firenze
Luogo di Stampa: Norimberga
Misure: 590 x 420 mm
2.000,00 €

Riferimento: S46316
Autore Hartmann SCHEDEL
Anno: 1493
Zona: Firenze
Luogo di Stampa: Norimberga
Misure: 590 x 420 mm
2.000,00 €

Descrizione

Veduta panoramica della città tratta dal celebre Liber Cronicarum del 1493, basata sul modello di Francesco Rosselli, chiamato Veduta della Catena. La tavola di Schedel, coeva a quella di Rosselli e probabilmente basata su un modello comune, è priva  delle "catena" che viene introdotta solo successivamente da Lucantonio degli Uberti.

"La cosiddetta Veduta della Catena, è la prima rappresentazione conosciuta di una intera città, risultato non di una proiezione fantasiosa, ma di una costruzione che, basata sull’osservazione diretta dal vero, si avvale anche della prospettiva. Questa grande silografia, come ha dimostrato Hülsen, deriva dall’opera originale a bulino, su sei lastre di rame, attribuita a Francesco Rosselli, di cui oggi è conservato solo un frammento, raffigurante la campagna in direzione di Fiesole. La copia silografica, attribuita già da Kristeller a Luca Antonio degli Uberti è conservata presso il Gabinetto delle Stampe di Berlino. La silografia con ogni probabilità è stata realizzata nella prima decade del XVI secolo a Venezia, come indicato dal tratteggio a linee parallele nelle zone d’ombra, che si utilizza solo nella prima decade del sec. XVI. La filigrana della carta, di recente individuazione, fu usata a Venezia nel 1494-95 e a Siracusa intorno al 1529 (Briquet 2537, 2546). Rispetto al modello fiorentino, Lucantonio degli Uberti introduce due elementi innovativi: la figura dell’artista disegnatore, in basso a destra, e il motivo decorativo della catena, chiusa in alto a sinistra da un lucchetto – di qui la denominazione Veduta della Catena - per cui sono state fornite diverse interpretazioni. Il punto di osservazione principale è da sud-ovest, in corrispondenza del campanile della chiesa di Monte Oliveto, ed è stato rialzato per dare maggiore leggibilità alle emergenze architettoniche e al tessuto urbano. Nella veduta l’asse centrale verticale viene fatto coincidere con l’asse della cupola di Santa Maria del Fiore che, simbolo religioso e civile della città, diventa così elemento principale e punto costante di riferimento nella rappresentazione della città stessa. La veduta crea un campo spaziale continuo che non solo mostra gli edifici, ma anche gli spazi aperti, le piazze e anche il corso delle strade di recente realizzazione, e non ancora chiuse dagli edifici che saranno costruiti lungo i loro lati. I monumenti della città sono quindi disposti nella pianta in modo da riflettere le reali relazioni tra di loro. Fuori dalle mura della città, l’immagine restituisce le principali caratteristiche del paesaggio naturale: vista da sud-est, la pianta mostra la città delimitata a nord dalla parete naturale degli Appenini; la valle del Mugnone, attraverso la quale passa la strada che collega la città a Bologna, crea una spettacolare apertura tra le montagne nell’angolo superiore a sinistra. Fiesole e S. Domenico sono rappresentate con un gruppo di edifici sormontati dal toponimo. Il convento di S. Miniato e di S. Francesco segnano le vette che dominano la città da sud. L’Arno attraversa diagonalmente l’immagine tagliando la città in due parti. Dunque, la rappresentazione del paesaggio non è né evocativo né poetico. Questa rappresentazione senza soluzione di continuità tra la città, fulcro dell’immagine, e il paesaggio, risponde sia alla realtà politica, in quanto i territori rappresentati appartengono di fatto allo Stato fiorentino, sia ad un’ambizione pittorica: sia la città che il paesaggio circostante sono concepiti come uno spazio topografico unitario. La veduta riporta il titolo FIORENZA, variante poetica del toponimo che, come sottolinea David Friedman, fa allusione ai concetti di “fiore” e di “fioritura” e viene usata con intento celebrativo, collegata ai concetti di pace e prosperità" (cfr. Bifolco/Ronca, p. 2149).


La monumentale opera di Schedel, il Liber Cronicarum, rappresenta uno “dei più straordinari lavori mai realizzati” dall’editoria del XV secolo. Gli incisori erano Michael Wolgemut, famoso maestro di Albrecht Dürer, e il figliastro Wilhelm Pleydenwurff. Wolgemut fu il tutore di Albrecht Dürer tra il 1486 e il 1490; recenti studi hanno dimostrato come Durer abbia collaborato alla realizzazione di quest’opera, poiché alcuni dei tratti hanno somiglianze stupefacenti con quelli dell’Apocalisse; alcune opere sono infatti attribuite al maestro di Norimberga. La stampa venne supervisionata dal grande stampatore Anton Koberger, le cui opere erano famose in tutta Europa.

Xilografia, consuete tracce di restauro alla piega centrale, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Dimensioni, il foglio, 590x420.

Bibliografia

cfr. Bifolco-Ronca (2018): pp. 2148-2151, tavv. 1094-95; Barber-Pellettier (2001): p. 78; Frangenberg (1994): p. 43; Friedman (2001): pp. 55-79; Mazzotta (1998): pp. 5-8, n. 10; Mori-Boffito (1926): pp. 12-21; Mostra Berlino (2007): fig. 23; Schulz (1970): pp. 19-20; Schulz (1990): pp. 13-14, tav. 8.

Hartmann SCHEDEL (Norimberga 1440 - ivi 1514)

Medico e umanista (Norimberga 1440 - ivi 1514). Studiò a Lipsia e a Padova; ma si dedicò poi, oltre che alla medicina, anche a studi di geografia, lingua e arte, e mise insieme una biblioteca notevolissima. Oltre ai suoi studî geografici, importantissimi, egli compose un Liber chronicorum: una sorta di storia illustrata del mondo dalla creazione al 1493. Fu pubblicata in latino a Norimberga il 12 luglio 1493 (si tratta quindi di in incunabolo stampato); la versione latina fu presto seguita da una in tedesco (23 dicembre 1493), edita sempre a Norimberga. Si stima che siano state stampati 1400/1500 esemplari dell'edizione in latino e 700/1000 esemplari dell'edizione tedesca (Die Schedelsche Weltchronik). Un documento del 1509 segnala che 539 esemplari in latino e 60 in tedesco risultavano invenduti; L'editore (e stampatore) fu Anton Kroberger, padrino di Albrecht Dürer, le 1809 incisioni in legno sono state preparate nella bottega di Michael Wolgemut (dove Dürer fu apprendista dal 1486 al 1489).

Hartmann SCHEDEL (Norimberga 1440 - ivi 1514)

Medico e umanista (Norimberga 1440 - ivi 1514). Studiò a Lipsia e a Padova; ma si dedicò poi, oltre che alla medicina, anche a studi di geografia, lingua e arte, e mise insieme una biblioteca notevolissima. Oltre ai suoi studî geografici, importantissimi, egli compose un Liber chronicorum: una sorta di storia illustrata del mondo dalla creazione al 1493. Fu pubblicata in latino a Norimberga il 12 luglio 1493 (si tratta quindi di in incunabolo stampato); la versione latina fu presto seguita da una in tedesco (23 dicembre 1493), edita sempre a Norimberga. Si stima che siano state stampati 1400/1500 esemplari dell'edizione in latino e 700/1000 esemplari dell'edizione tedesca (Die Schedelsche Weltchronik). Un documento del 1509 segnala che 539 esemplari in latino e 60 in tedesco risultavano invenduti; L'editore (e stampatore) fu Anton Kroberger, padrino di Albrecht Dürer, le 1809 incisioni in legno sono state preparate nella bottega di Michael Wolgemut (dove Dürer fu apprendista dal 1486 al 1489).