BICHAT. Il vero ritrato della Fortezza di Bichat asituata in mezzo del Fiume Una in Crovatia

Riferimento: S39347
Autore Giovanni Battista de’ CAVALIERI
Anno: 1592
Zona: Biha?
Misure: 445 x 305 mm
1.800,00 €

Riferimento: S39347
Autore Giovanni Battista de’ CAVALIERI
Anno: 1592
Zona: Biha?
Misure: 445 x 305 mm
1.800,00 €

Descrizione

Nella parte inferiore della tavola troviamo il titolo: Il vero ritrato della Forteza di Bichat asituata in mezo del Fiume Una in Crovatia asediata da Turchi il mese de Giugno 1592. Nell’angolo in basso a sinistra si legge: Intagliata per Gioanbatista de Caualleri in Roma 1592

Orientazione con simboli e lettere iniziali dei venti, il nord-est è in alto. 

La pianta prospettica fu realizzata in occasione dell’assedio turco alla città di Bihać (nell’attuale Bosnia), del giugno del 1592. All’epoca, Bihać era l’ultima fortezza che l’Austria possedeva ancora sul fiume. La città cadde sotto la giurisdizione della corona, quando fu eletto re di Croazia Ferdinando d’Asburgo, nel 1527; data la sua posizione prossima al confine con i territori conquistati dai Turchi, il governatore del re pose un Capitano nella fortezza. Già dal 1591 con l’arrivo del generale Hasan Pasha Predojević, la tensione ai confini tra Croazia e Impero Ottomano era aumentata, nonostante l’anno precedente fosse stata rinnovata la tregua tra Rodolfo II d’Asburgo e il sultano Murad III. Hasan radunò un esercito per attaccare la Croazia; dopo il fallimentare attacco di Sisak dell’agosto del 1591, nel maggio del 1592 con un esercito di 5.000 uomini e numerosi cannoni, mosse alla volta di Bihać. La fortezza era difesa dal generale Joseph Lamberg, che aveva a disposizione un numero esiguo di soldati. Gli aiuti richiesti non arrivarono, e il 14 giugno iniziò il bombardamento della città: dopo 10 giorni di sanguinosi bombardamenti, la fortezza fu conquistata e divenne la più importante roccaforte dell’impero ottomano della Bosnia Erzegovina. Come si evince anche da questa pianta, la città era ben fortificata, con le sue doppie mura, le sue torri quadrate e circolari e la difesa naturale costituita dall’acqua del fiume Una che la circondavano. 

Giovan Battista de Cavalleris sembra essere in questo caso sia l’incisore che l’editore della lastra.

Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Opera rarissima conosciuta in pochissimi esemplari (cfr. Bifolco-Ronca p. 1305),

Bibliografia

Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI Secolo (2018): p. 1305, Tav. 570; Christie’s (2012): n. 70; Ganado (1994): VI, n. 40 & p. 210, n. 12; Tooley (1939): n. 137.

Giovanni Battista de’ CAVALIERI (1525-1601)

Incisore, stampatore ed editore, originario di Villa Lagarina, nei pressi di Trento. Attivo a Venezia dal 1559 e a Roma dal 1577, dove aprì una bottega nel quartiere Parione (successivamente affittata ad un cartolaio, Girolamo Agnelli). Risiedeva nel vicolo di Palazzo Savelli, con uno studio vicino all’abitazione. Divenne cognato di Lorenzo Vaccari. Realizzò lastre per Antonio Salamanca, Lafrery e Faleto. Iniziò a pubblicare le sue opere intorno al 1560, ma sempre in partnership con altri: nel 1567 con Perino Zecchini e nel 1576 con Lorenzo Vaccari. Nel 1577 assunse uno stampatore: Francesco Cornuti. Acquistò anche vecchie lastre, che re-incise. Pubblicò opere di suoi contemporanei, tra cui: Francesco Salviati, Daniele da Volterra, Raffaello, Michelangelo, Polidoro da Caravaggio, Livio Agresti e Baccio Bandelli. Realizzò anche copie di stampe antecedenti. I soggetti preferiti erano quelli devozionali, topografici, antichità, didattici e “popolari”. Pubblicò svariate raccolte monumentali di un certo rilievo: Pontificum Romanorum Effigies del 1580 e il Romanorum Imperatorum Effigies del 1583; l'Ecclesiae Anglicanae Trophea del 1584; Antiquarum Statuarum Urbis Romae, il cui primo libro è stato pubblicato prima del 1561/2.

Giovanni Battista de’ CAVALIERI (1525-1601)

Incisore, stampatore ed editore, originario di Villa Lagarina, nei pressi di Trento. Attivo a Venezia dal 1559 e a Roma dal 1577, dove aprì una bottega nel quartiere Parione (successivamente affittata ad un cartolaio, Girolamo Agnelli). Risiedeva nel vicolo di Palazzo Savelli, con uno studio vicino all’abitazione. Divenne cognato di Lorenzo Vaccari. Realizzò lastre per Antonio Salamanca, Lafrery e Faleto. Iniziò a pubblicare le sue opere intorno al 1560, ma sempre in partnership con altri: nel 1567 con Perino Zecchini e nel 1576 con Lorenzo Vaccari. Nel 1577 assunse uno stampatore: Francesco Cornuti. Acquistò anche vecchie lastre, che re-incise. Pubblicò opere di suoi contemporanei, tra cui: Francesco Salviati, Daniele da Volterra, Raffaello, Michelangelo, Polidoro da Caravaggio, Livio Agresti e Baccio Bandelli. Realizzò anche copie di stampe antecedenti. I soggetti preferiti erano quelli devozionali, topografici, antichità, didattici e “popolari”. Pubblicò svariate raccolte monumentali di un certo rilievo: Pontificum Romanorum Effigies del 1580 e il Romanorum Imperatorum Effigies del 1583; l'Ecclesiae Anglicanae Trophea del 1584; Antiquarum Statuarum Urbis Romae, il cui primo libro è stato pubblicato prima del 1561/2.