La Vergine sulla luna crescente con corona e scettro

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Riferimento: A51023
Autore Albrecht DURER
Anno: 1516
Misure: 74 x 118 mm
10.000,00 €

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Riferimento: A51023
Autore Albrecht DURER
Anno: 1516
Misure: 74 x 118 mm
10.000,00 €

Descrizione

Bulino, 1516, datato in lastra in alto a destra e monogrammato in basso a destra.

Esemplare nell’unico stato, nella prima variante di tre descritta da Meder (a/c).

La Vergine è in piedi su una falce di luna, con Cristo tra le braccia (che tiene in mano una mela). Regge uno scettro e indossa un'alta corona sormontata da stelle. Una luce si irradia da dietro di lei in un'aureola o mandala. Quest'opera riflette la figura della "donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di dodici stelle", spesso identificata con la Vergine, nel Libro dell'Apocalisse (12:1). Questa stampa è strettamente correlata a un'incisione precedente del 1508, "La Vergine sulla mezzaluna con una corona di stelle" (Bartsch 31), in cui la luna ha un volto parzialmente oscurato e rivolto verso l'alto. La posa del bambino è resa in modo più soddisfacente in questa stampa successiva del 1516.

Uno dei temi che più affascinarono il talento creativo di Albrecht Dürer fu quello della Vergine Maria con il Bambino Gesù. Il suo interesse per questa immagine lo accompagnò quasi per tutta la vita, secondo solo per importanza alla Passione di Cristo. A prima vista, ciò potrebbe sembrare il riflesso della risposta tipica degli artisti rinascimentali alle preoccupazioni e alle commissioni dell'epoca, dato che il culto della Vergine Maria raggiunse il suo apice in Germania intorno al 1500. I luoghi di pellegrinaggio dedicati alla devozione mariana esponevano le sue reliquie in diversi periodi dell'anno, e ogni città importante della Germania aveva una chiesa a lei dedicata. A Norimberga, città natale di Dürer, la Liebfrauenkirche fu commissionata già nel 1349 dall'imperatore Carlo IV, che la dedicò "all'onore della principale interceditrice del Sacro Romano Impero, la purissima Vergine Maria". Sorgeva nel centro della città, di fronte al mercato di Norimberga, di recente costruzione.

Un'analisi cronologica delle opere di Dürer mostra che l'artista si dedicò a questo soggetto per tutta la sua carriera matura. In totale, sono giunte fino a noi quattordici incisioni su rame della Vergine con il Bambino, oltre a cinque xilografie, una ventina di dipinti e più di settanta disegni.

Una caratteristica distintiva delle piccole immagini devozionali della Vergine con il Bambino realizzate da Dürer è la loro "realismo", spesso menzionata, resa ancora più evidente dall'apparente assenza di attributi religiosi dogmatici. Nelle incisioni, Maria, seguendo una tradizione diffusa nel Nord Europa, è raffigurata prevalentemente seduta all'aperto su una panca, raramente su un trono, e mai senza il Bambino Gesù. Generalmente Dürer ometteva la corona e le aureole tradizionali per Madre e Figlio, a meno che non li rappresentasse come una visione celeste, come in questa incisione.

Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, rifilata lungo la linea marginale, restauri ai quattro angoli perfettamente eseguiti, per il resto in ottimo stato di conservazione.

Bibliografia

Meder, Dürer Katalog n. 37 a/c; Bartsch, Le Peintre graveur (VII.53.32); Strauss, The Intaglio Prints of Albrecht Durer, p. 238, n. 85; Angela Hass, Albrecht Dürer's devotional images of the Virgin and Child.

Albrecht DURER (Norimberga 1471 - 1528)

Pittore, disegnatore, incisore e teorico dell'arte tedesco (Norimberga 1471-1528). Figlio dell'orafo magiaro Albrecht il Vecchio, fu apprendista nella bottega paterna dal 1483 al 1486; poi studiò presso Michael Wolgemut, il maggior pittore e xilografo di Norimberga. Nel 1490 Dürer iniziò un lungo viaggio nelle terre tedesche; nel 1492 soggiornò a Colmar, poi fu a Basilea e a Strasburgo (1493). Lavorando di volta in volta nei luoghi dove soggiornava, Dürer si fece un nome anche come xilografo. Nel 1494 tornò a Norimberga (dove sposò Agnes Frey), e ripartì subito dopo per Venezia. Stabilitosi in patria nel 1495, vi aprì una bottega fiorentissima e un anno dopo ebbe inizio il lungo sodalizio con il grande elettore di Sassonia Federico il Saggio. Negli anni 1505-07 fu ancora a Venezia: già celebre, soprattutto per le sue incisioni, fu al centro della raffinata società di nobili, artisti e umanisti della Serenissima. Tornato a Norimberga ebbe la protezione di Massimiliano I, lavorando specialmente come xilografo, fino al 1519, anno della morte dell'imperatore. A Norimberga continuò la sua attività, sebbene a ritmo meno serrato per il fisico indebolito da una grave malattia, occupandosi inoltre fino alla morte della pubblicazione delle sue opere teoriche. Nelle primissime opere sono già realizzati pienamente quei caratteri di acuta penetrazione psicologica e di trasfigurato realismo che saranno costanti nella sua opera. Il primo viaggio a Venezia (1494-95), con puntate anche a Padova e a Mantova, fu fondamentale per il completamento della sua formazione, che si arricchì del plastico monumentalismo di Mantegna e delle armonie classiche del Pollaiolo e di Giovanni Bellini. Nel 1498 Dürer illustrò l'Apocalisse con 15 xilografie che rappresentano uno dei massimi capolavori dell'arte tedesca. Tra queste tavole: S. Giovanni davanti a Dio e ai vegliardi, i Quattro Cavalieri, il S. Michele. La popolarità e la larga diffusione che ebbe l'Apocalisse toccò anche alle xilografie eseguite per altri cicli religiosi: la Grande Passione (iniziata 1500, edita 1511, di cui si ricorda l'Ecce Homo), la Piccola Passione (1509-11), la Vita della Vergine (1500-11, comprendente la famosa tavola con il Riposo durante la fuga in Egitto), nei quali è evidente il proposito di una nuova interpretazione del Vangelo. In questi stessi anni Dürer eseguì numerose pale d'altare (spesso con aiuti di bottega), creando capolavori in cui lo spazio prospettico, i colori di smalto, il senso della quotidianità del divino sono le caratteristiche essenziali.Il secondo viaggio a Venezia gli pose problemi più specificamente coloristici, stimolati dal contatto con Giorgione e Tiziano. Rivolse inoltre la sua attenzione al nudo classico vitruviano (incisione con Adamo ed Eva, 1504), ma si sciolse dalle rigidezze canoniche, per un ideale di bellezza tutta umana, con le tavole a olio a grandezza naturale dell'Adamo ed Eva del Prado (1507). Ben presto tornò però a esprimersi con l'incisione, realizzando le sue 3 opere più note: Cavaliere, la Morte e il Diavolo (1513), S. Girolamo nello studio (1514), Melencolia I (1514). Nell'ultimo periodo di vita si occupò principalmente della pubblicazione dei suoi scritti teorici, arricchiti da disegni scientifici: il trattato di geometria (1525); il trattato sulle fortificazioni (1527); il trattato sulle proporzioni (1528). Con essi, oltre alla divulgazione dei principi matematici che erano alla base dell'arte rinascimentale italiana, Dürer si proponeva di trasmettere le conclusioni cui era giunto in merito alla creazione artistica: in un vero artista, al Brauch, l'abilità tecnica, doveva accompagnarsi la Kunst, la capacità intellettuale di teorizzare e realizzare i principi generali dell'arte, concetto strettamente connesso alla figura dell'artista umanista e gentiluomo.

Albrecht DURER (Norimberga 1471 - 1528)

Pittore, disegnatore, incisore e teorico dell'arte tedesco (Norimberga 1471-1528). Figlio dell'orafo magiaro Albrecht il Vecchio, fu apprendista nella bottega paterna dal 1483 al 1486; poi studiò presso Michael Wolgemut, il maggior pittore e xilografo di Norimberga. Nel 1490 Dürer iniziò un lungo viaggio nelle terre tedesche; nel 1492 soggiornò a Colmar, poi fu a Basilea e a Strasburgo (1493). Lavorando di volta in volta nei luoghi dove soggiornava, Dürer si fece un nome anche come xilografo. Nel 1494 tornò a Norimberga (dove sposò Agnes Frey), e ripartì subito dopo per Venezia. Stabilitosi in patria nel 1495, vi aprì una bottega fiorentissima e un anno dopo ebbe inizio il lungo sodalizio con il grande elettore di Sassonia Federico il Saggio. Negli anni 1505-07 fu ancora a Venezia: già celebre, soprattutto per le sue incisioni, fu al centro della raffinata società di nobili, artisti e umanisti della Serenissima. Tornato a Norimberga ebbe la protezione di Massimiliano I, lavorando specialmente come xilografo, fino al 1519, anno della morte dell'imperatore. A Norimberga continuò la sua attività, sebbene a ritmo meno serrato per il fisico indebolito da una grave malattia, occupandosi inoltre fino alla morte della pubblicazione delle sue opere teoriche. Nelle primissime opere sono già realizzati pienamente quei caratteri di acuta penetrazione psicologica e di trasfigurato realismo che saranno costanti nella sua opera. Il primo viaggio a Venezia (1494-95), con puntate anche a Padova e a Mantova, fu fondamentale per il completamento della sua formazione, che si arricchì del plastico monumentalismo di Mantegna e delle armonie classiche del Pollaiolo e di Giovanni Bellini. Nel 1498 Dürer illustrò l'Apocalisse con 15 xilografie che rappresentano uno dei massimi capolavori dell'arte tedesca. Tra queste tavole: S. Giovanni davanti a Dio e ai vegliardi, i Quattro Cavalieri, il S. Michele. La popolarità e la larga diffusione che ebbe l'Apocalisse toccò anche alle xilografie eseguite per altri cicli religiosi: la Grande Passione (iniziata 1500, edita 1511, di cui si ricorda l'Ecce Homo), la Piccola Passione (1509-11), la Vita della Vergine (1500-11, comprendente la famosa tavola con il Riposo durante la fuga in Egitto), nei quali è evidente il proposito di una nuova interpretazione del Vangelo. In questi stessi anni Dürer eseguì numerose pale d'altare (spesso con aiuti di bottega), creando capolavori in cui lo spazio prospettico, i colori di smalto, il senso della quotidianità del divino sono le caratteristiche essenziali.Il secondo viaggio a Venezia gli pose problemi più specificamente coloristici, stimolati dal contatto con Giorgione e Tiziano. Rivolse inoltre la sua attenzione al nudo classico vitruviano (incisione con Adamo ed Eva, 1504), ma si sciolse dalle rigidezze canoniche, per un ideale di bellezza tutta umana, con le tavole a olio a grandezza naturale dell'Adamo ed Eva del Prado (1507). Ben presto tornò però a esprimersi con l'incisione, realizzando le sue 3 opere più note: Cavaliere, la Morte e il Diavolo (1513), S. Girolamo nello studio (1514), Melencolia I (1514). Nell'ultimo periodo di vita si occupò principalmente della pubblicazione dei suoi scritti teorici, arricchiti da disegni scientifici: il trattato di geometria (1525); il trattato sulle fortificazioni (1527); il trattato sulle proporzioni (1528). Con essi, oltre alla divulgazione dei principi matematici che erano alla base dell'arte rinascimentale italiana, Dürer si proponeva di trasmettere le conclusioni cui era giunto in merito alla creazione artistica: in un vero artista, al Brauch, l'abilità tecnica, doveva accompagnarsi la Kunst, la capacità intellettuale di teorizzare e realizzare i principi generali dell'arte, concetto strettamente connesso alla figura dell'artista umanista e gentiluomo.