Veduta Interiore del Tempio Esastilo Ipetro dalla Parte di Levante

Riferimento: S51923
Autore Filippo MORGHEN
Anno: 1760 ca.
Zona: Paestum
Luogo di Stampa: Napoli
Misure: 388 x 275 mm
250,00 €

Riferimento: S51923
Autore Filippo MORGHEN
Anno: 1760 ca.
Zona: Paestum
Luogo di Stampa: Napoli
Misure: 388 x 275 mm
250,00 €

Descrizione

Veduta interno di un tempio a Paestum, 

incisa da Filippo Morghen da un disegno di Antonio Joli.

Tavola appartenente alla serie Le Antichità di Pozzuoli, Baja e Cuma.

Antonio Joli (Modena, 13 marzo 1700 – Napoli, 29 aprile 1777) eseguì una scrupolosa campagna di disegni della celebre piana di Paestum. Joli riprese vari aspetti dal vero in una serie di disegni realizzati sul posto. Da questi fogli, oggi smarriti, Filippo Morghen trasse nel 1776 sei incisioni. I disegni servirono a Joli per la realizzazione in atelier delle tele, probabilmente commissionategli dalla corte napoletana.
Il pittore probabilmente replicò più volte, anche dopo il ’59, il tema delle vedute dei templi di Paestum, forse utilizzando gli stessi disegni originari.

L'artista e incisore Filippo Morghen e il pittore Antonio Joli lavorarono entrambi a Napoli, all'epoca sotto il governo illuminato dei re Borbone Carlo II e Ferdinando VII. Morghen realizzò stampe per i volumi pubblicati sulle antichità di Ercolano e riportò le immagini di Paestum realizzate da Joli negli anni Sessanta del Settecento in un piccolo portfolio di stampe. Questo era dedicato a Frederick Calvert, VI Barone di Baltimora, un personaggio poco raccomandabile che si diceva avesse un harem a Istanbul e che non nutrisse alcun interesse per il Maryland se non per goderne le rendite. In linea con il suo intento didattico, la pubblicazione Joli-Morghen includeva una lunga spiegazione delle immagini.

Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, tracce di colla al verso, per il resto in buono stato di conservazione.

Filippo MORGHEN (Firenze circa 1730 - Napoli 1808)

Filippo è menbro di una famiglia di incisori di Firenze. Non se ne conosce con esattezza l’origine. Secondo la testimonianza di Raffaello, il membro più illustre, suo nonno era originario di Montpellier e, dopo avere sposato una donna genovese, si trasferì a Firenze, dove aprì un negozio di trine. Entrambi i loro figli, Giovanni Elia e Filippo, si specializzarono nell’arte calcografica; il primo fu prevalentemente disegnatore, Filippo al contrario si perfezionò nell’intaglio, arte in cui fu particolarmente dotato. Filippo, nato a Firenze intorno al 1730, apprese l’arte del disegno dal fratello maggiore; in seguito si trasferì a Roma dove rimase sette anni. Già a Firenze eseguì i ritratti di alcuni componenti della famiglia Medici per l’edizione di Giuseppe Allegrini, pubblicata nel 1761. In collaborazione con suo figlio Raffaello riprodusse molti dei Profeti scolpiti da Baccio Bandinelli nel coro della Cattedrale di Firenze e la tomba di Michelangelo in Santa Croce. Nel 1752 arrivò a Napoli, chiamato insieme a Giovanni Elia dal re Carlo di Borbone per partecipare all’impresa editoriale delle Antichità di Ercolano. A Napoli, dove conobbe e sposò la figlia di Francesco Liani, pittore di corte, trascorse il resto della sua esistenza, eseguendo numerosi altri lavori di grande importanza per la vivace fucina della Stamperia Reale; in tale contesto instaurò un rapporto di particolare intesa con Luigi Vanvitelli, il quale nel 1756 gli affidò i due ritratti dei sovrani per il testo Dichiarazione dei disegni del Reale Palazzo di Caserta (Napoli 1756).

Filippo MORGHEN (Firenze circa 1730 - Napoli 1808)

Filippo è menbro di una famiglia di incisori di Firenze. Non se ne conosce con esattezza l’origine. Secondo la testimonianza di Raffaello, il membro più illustre, suo nonno era originario di Montpellier e, dopo avere sposato una donna genovese, si trasferì a Firenze, dove aprì un negozio di trine. Entrambi i loro figli, Giovanni Elia e Filippo, si specializzarono nell’arte calcografica; il primo fu prevalentemente disegnatore, Filippo al contrario si perfezionò nell’intaglio, arte in cui fu particolarmente dotato. Filippo, nato a Firenze intorno al 1730, apprese l’arte del disegno dal fratello maggiore; in seguito si trasferì a Roma dove rimase sette anni. Già a Firenze eseguì i ritratti di alcuni componenti della famiglia Medici per l’edizione di Giuseppe Allegrini, pubblicata nel 1761. In collaborazione con suo figlio Raffaello riprodusse molti dei Profeti scolpiti da Baccio Bandinelli nel coro della Cattedrale di Firenze e la tomba di Michelangelo in Santa Croce. Nel 1752 arrivò a Napoli, chiamato insieme a Giovanni Elia dal re Carlo di Borbone per partecipare all’impresa editoriale delle Antichità di Ercolano. A Napoli, dove conobbe e sposò la figlia di Francesco Liani, pittore di corte, trascorse il resto della sua esistenza, eseguendo numerosi altri lavori di grande importanza per la vivace fucina della Stamperia Reale; in tale contesto instaurò un rapporto di particolare intesa con Luigi Vanvitelli, il quale nel 1756 gli affidò i due ritratti dei sovrani per il testo Dichiarazione dei disegni del Reale Palazzo di Caserta (Napoli 1756).