Il Trionfo

Riferimento: S36093
Autore Marcantonio RAIMONDI
Anno: 1509 ca.
Misure: 491 x 342 mm
1.800,00 €

Riferimento: S36093
Autore Marcantonio RAIMONDI
Anno: 1509 ca.
Misure: 491 x 342 mm
1.800,00 €

Descrizione

Bulino, 1509 – 1510 circa, privo di data e firma. Da un soggetto di Jacopo Ripanda.

Buona prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana non identificata, rifilata irregolarmente alla linea marginale, tracce di piega centrale verticale, per il resto in buono stato di conservazione. In basso a destra, antica annotazione a penna M A V.

L'incisione deriva da un disegno conservato al Louvre (inv. 8257) già variamente attribuito a Baldassarre Peruzzi, Mantegna (Bartsch), Francia, Sodoma (Delaborde e Passavant), e oggi ritenuto di Ripanda. Fu Oberhuber (1984) a riproporre il nome del Ripanda, dopo l’ipotesi di Fiocco, del 1920.

Circa la realizzazione dell’incisione, per tutti avvenuta a Roma, sembra più convincente la datazione verso il 1509-1510 avanzata da Obheruber e da Folds, a causa dell’assenza di influssi da Luca di Leida riscontrabili già nel 1510, rispetto al 1512 – 1513 indicato dalla Davidson e dalla Dubois -Reymond.

È probabile che Marcantonio sia entrato in contatto con il Ripanda, suo concittadino, richiedendogli un disegno da incidere.

Non ancora risolta è l’interpretazione del soggetto, per il quale sono state avanzate diverse ipotesi.
Bartsch accettò per l’opera il titolo di “Trionfo di Tito”, individuando rapporti tra il carro trionfale dell’incisione e alcune medaglie coniate in occasione del trionfo di Tito e Vespasiano, ma puntualizzava come tale iconografia fosse presente anche in medaglie di epoche anteriori.

Wickoff interpretò il soggetto come un’Allegoria della Terza Guerra Punica. Successivamente fu interpretato come Trionfo di Scipione; la Davidson vi vedeva combinati insieme la raffigurazione di una vittoria militare e di un’allegoria dell’amore, mentre Borghini scorgeva nel ramo di quercia al centro della composizione una chiara allusione a Giulio II della Rovere.

In realtà, nell’opera si possono scorgere più riferimenti iconografici, una “fantasia all’antica” sul tema del Trionfo militare, dove il riferimento a Traiano è indicativo della fortuna incontrata dall’imperatore nella Roma di Giulio II (qui richiamato dalla quercia).

Buon esemplare di questa rarissima incisione.

Bibliografia

Bartsch XIV.173.213; Passavant, 126; Delaborde, 171; Oberhuber, Raffaello e l’incisione (1984), p. 334; Faietti – Oberhuber, n. 37, pp. 166-168.

Marcantonio RAIMONDI (Sant'Andrea in Argine 1480 circa - Bologna 1534)

Marcantonio Raimondi, il più grande incisore del primo Rinascimento interprete e divulgatore di Raffaello, nasce a Sant’Andrea in Argine vicino a Bologna. La prima educazione artistica del Raimondi ha luogo a Bologna nella Bottega del pittore e orafo Francesco Francia intorno al 1504. La sua prima incisione datata reca l’anno 1505; nel 1506 il Raimondi parte per Venezia ed è in quest’anno che si stacca definitivamente dalla scuola franciana ed inizia il nuovo stile dove emergono influenze mantegnesche e più ancora dureriane. Secondo il racconto del Vasari, il Raimondi entra in diverbio con il Durer, che soggiorna a Venezia, per aver contraffatto, riproducendole in rame, le 17 xilografie della Vita della Vergine. Dopo il 1507 Marcantonio si volge alla produzione di modelli fiorentini e romani. A Roma nel 1509, prima dell’incontro fondamentale con Raffaello e con la scultura romana, Marcantonio entra nella cerchia degli artisti quattrocenteschi operanti nella città tra i quali spicca Jacopo Rimanda, il pittore bolognese impegnato nella decorazione delle sale capitoline. Subito dopo, nel 1510, il Raimondi si afferma come interprete e disegnatore di Raffaello che ha conosciuto alla bottega del Baviera. La Lucrezia sigla l’inizio del rapporto con l’urbinate e inaugura il nuovo stile pittorico di Marcantonio ispirato da Luca di Leida. Tuttavia, accanto alle incisioni che riproducono i disegni dell’urbinate, il Raimondi continua a produrre stampe di propria invenzione e dall’antico, la cui influenza è determinante su tutta la grafica futura sempre tesa alla semplicità classica.(cfr.Dubois-Reymond 1978). Verso il 1515-1516 Marcantonio dimostra un maggior interesse verso gli effetti chiaroscurali, forse suggestionato in questo dall’arrivo di Agostino Veneziano e Marco Dente alla bottega del Baviera. Fino al 1520, anno della morte di Raffaello, il Raimondi ha vissuto nell’orbita del Sanzio continuando a incidere i suoi disegni e quelli dei principali scolari, da Giovan Francesco Penni a Giulio Romano. La sua attività subisce il crollo con il Sacco di Roma del ’27 in cui è costretto a sborsare una grossa somma agli invasori per avere salva la vita; ridotto alla miseria si ritira a Mantova e poi a Bologna, dove muore poco meno che mendico prima del ’34.

Bibliografia

Bartsch XIV.173.213; Passavant, 126; Delaborde, 171; Oberhuber, Raffaello e l’incisione (1984), p. 334; Faietti – Oberhuber, n. 37, pp. 166-168.

Marcantonio RAIMONDI (Sant'Andrea in Argine 1480 circa - Bologna 1534)

Marcantonio Raimondi, il più grande incisore del primo Rinascimento interprete e divulgatore di Raffaello, nasce a Sant’Andrea in Argine vicino a Bologna. La prima educazione artistica del Raimondi ha luogo a Bologna nella Bottega del pittore e orafo Francesco Francia intorno al 1504. La sua prima incisione datata reca l’anno 1505; nel 1506 il Raimondi parte per Venezia ed è in quest’anno che si stacca definitivamente dalla scuola franciana ed inizia il nuovo stile dove emergono influenze mantegnesche e più ancora dureriane. Secondo il racconto del Vasari, il Raimondi entra in diverbio con il Durer, che soggiorna a Venezia, per aver contraffatto, riproducendole in rame, le 17 xilografie della Vita della Vergine. Dopo il 1507 Marcantonio si volge alla produzione di modelli fiorentini e romani. A Roma nel 1509, prima dell’incontro fondamentale con Raffaello e con la scultura romana, Marcantonio entra nella cerchia degli artisti quattrocenteschi operanti nella città tra i quali spicca Jacopo Rimanda, il pittore bolognese impegnato nella decorazione delle sale capitoline. Subito dopo, nel 1510, il Raimondi si afferma come interprete e disegnatore di Raffaello che ha conosciuto alla bottega del Baviera. La Lucrezia sigla l’inizio del rapporto con l’urbinate e inaugura il nuovo stile pittorico di Marcantonio ispirato da Luca di Leida. Tuttavia, accanto alle incisioni che riproducono i disegni dell’urbinate, il Raimondi continua a produrre stampe di propria invenzione e dall’antico, la cui influenza è determinante su tutta la grafica futura sempre tesa alla semplicità classica.(cfr.Dubois-Reymond 1978). Verso il 1515-1516 Marcantonio dimostra un maggior interesse verso gli effetti chiaroscurali, forse suggestionato in questo dall’arrivo di Agostino Veneziano e Marco Dente alla bottega del Baviera. Fino al 1520, anno della morte di Raffaello, il Raimondi ha vissuto nell’orbita del Sanzio continuando a incidere i suoi disegni e quelli dei principali scolari, da Giovan Francesco Penni a Giulio Romano. La sua attività subisce il crollo con il Sacco di Roma del ’27 in cui è costretto a sborsare una grossa somma agli invasori per avere salva la vita; ridotto alla miseria si ritira a Mantova e poi a Bologna, dove muore poco meno che mendico prima del ’34.