Onori resi a Psiche

Riferimento: S39486
Autore Niccolò ROSSIGLIANI detto "Il Vicentino"
Anno: 1540 ca.
Misure: 260 x 270 mm
3.500,00 €

Riferimento: S39486
Autore Niccolò ROSSIGLIANI detto "Il Vicentino"
Anno: 1540 ca.
Misure: 260 x 270 mm
3.500,00 €

Descrizione

Chiaroscuro a tre legni, circa 1540.

Esemplare nel secondo stato, con il monogramma e l’indirizzo dell’editore Andrea Andreani e la data, aggiunti in basso a destra AA in mantova 1602.

Ottima impressione, stampata con tono su carta coeva di colore azzurro, piccolo restauro perfettamente eseguito agli angoli di sinistra, leggerissime abrasioni visibili al verso, per il resto in ottime condizioni.

La composizione deriva da una decorazione per il soffitto di Palazzo Grimani a Venezia, oggi perduta, realizzata da Francesco Salviati nel 1539.

Bartsch e molti studiosi successivi attribuirono la stampa ad Antonio da Trento, ma Passavant, seguendo l'opinione di Mariette, la assegnò correttamente a Niccolò Rossigliani detto il Vicentino. Più recentemente, anche S. Boorsch attribuisce quest’opera al Vicentino, venendo seguita da Naoko Takahatake ('The chiaroscuro woodcut in Renaissance Italy', Los Angeles 2018, cat. 62-63), che concorda con l'attribuzione al Vicentino:

“Poco dopo il suo arrivo a Venezia nell'estate del 1539, Francesco Salviati (1510-1563) era al lavoro su Onori resi a Psiche, un dipinto ottagonale commissionato per ornare un soffitto nel palazzo di Giovanni Grimani a Santa Maria Formosa. Il palazzo ospitava un’importante collezione di antichità ed era decorato con temi antichi, tra cui l'attuale soggetto delle Metamorfosi di Apuleio raffigurante la bella principessa Psiche ammirata dai suoi cittadini. Prima grande opera del Salviati in città, il dipinto - ritenuto perduto nell'Ottocento, fino alla sua recente riscoperta - ricevette il superlativo plauso del suo caro amico e conterraneo toscano Giorgio Vasari, che lo descrisse come "l'opera più bella del pittura che c'è in tutta Venezia".

La stampa si discosta dal dipinto in numerosi dettagli: la posizione di Psiche e la posizione della sua mano destra sono modificate; la figura dietro di lei è tagliata meno strettamente e tiene un bastone assente nel dipinto; e l'elaborato prospetto urbano della stampa sostituisce il tempietto isolato (piccola struttura rotonda del tempio) e suggestioni di antiche rovine. Le differenze tra la stampa e il dipinto finito possono indicare che l’intagliatore ha lavorato da un disegno preliminare di qualche tipo. Come ha rivelato lo studio del dipinto di Andrea De Marchi, Salviati ha apportato modifiche al progetto nel corso della sua esecuzione.

Sebbene Salviati non abbia sviluppato una collaborazione duratura con nessun singolo incisore, ha dimostrato interesse a far diffondere i suoi progetti sotto forma di stampe per tutta la sua carriera. Vasari ricorda come il Salviati avesse lasciato dei disegni a Bologna da incidere a Girolamo Fagiuoli, poco prima del suo arrivo a Venezia. Mentre molte stampe dopo Salviati sono sia non firmate né datate, alcune di esse possono essere datate al 1540, tra cui questa Onori resi a Psiche.

Pierre Jean Mariette ha correttamente identificato la stampa non firmata come opera di Niccolò Vicentino. Alcuni scrittori successivi, tra cui il Bartsch, hanno attribuito, invece, l’intaglio ad Antonio da Trento. Tuttavia, nella suddivisione del disegno su tre blocchi, Onori resi a Psyche ricorda molto il Cristo risana i lebbrosi firmato dal Vicentino. In entrambe le stampe, il blocco centrale rende schematicamente l'architettura sullo sfondo, mentre il blocco scuro rafforza i contorni e le ombre in primo piano per trasmettere una prospettiva atmosferica. Anche il carattere del taglio è simile, con contorni fluidi e lunghe linee parallele leggermente ondulate di ombreggiatura profonda. Inoltre, la delineazione delle alte luci sul piano terra trova uno stretto parallelo nella Morte di Aiace, sempre firmata” (cf. N. Takahatake, 'The chiaroscuro woodcut in Renaissance Italy', p. 161).

Bibliografia

Bartsch XII.125.26 (Antonio da Trento); Le Blanc II. 218.8 ; Passavant VI.222.26; Davis, Mannerist Prints, no. 53 (Niccolò Vicentino); Matile 2003, n. 70 (Niccolò Vicentino); Gnann 2013, nn. 102-103 (Niccolò Vicentino); Naoko Takahatake, The chiaroscuro woodcut in Renaissance Italy, 2018, cat. 62-63.

 

Niccolò ROSSIGLIANI detto "Il Vicentino" (Attivo a Vicenza 1540-50)

Xilografo e stampatore italiano. Firmò cinque xilografie in chiaroscuro, tutte da artisti diverse e tutte senza data. Probabilmente, la prima è una xilografia in due blocchi di Ercole e il Leone, da Giulio Romano. Cloelia da Maturino o Giulio Romano, in tre blocchi, è intagliata ancora in maniera un po’ rozza e potrebbe essere la seconda opera realizzata. Un’elegante linea è il filo conduttore dei lavori successivi, come Aiace e Agamennone, da Polidoro da Caravaggio, la Sacra Conversazione con S.Caterina da un disegno (forse) di Camillo Boccaccino and Cristo che cura i Lebbrosi da Parmigianino. Una non firmata Adorazione dei Magi e Il Cardinale e il Dottore possono essere attribuite a lui con ragione. Il suo stile, di quelli inconfondibili, si individua tra un gruppo di chiaroscuri sui disegni di Parmigianino che potrebbero rappresentare il frutto del lavoro del suo studio, supervisionato da Vicentino. Vasari racconta come Parmigianino avesse dei chiaroscuri intagliati da Antonio da Trento, e che molti altri disegni vennero stampati dopo la sua morte da ‘Joannicolo Vicentino’. Un gruppo di dieci piccoli chiaroscuri in due blocchi derivanti da disegni ?????, così come I Dodici Apostoli in cui sono visibili due mani nell’incisione, sono presumibilmente parte della sua produzione, insieme ad una dozzina di chiaroscuri anonimi. Che il Vicentino avesse una bottega è suggerito anche dal fatto che un vasto numero di disegni del Parmigianino, relativi ai chiaroscuri, fossero rimasti insieme e che Andrea Andreani acquistò molti blocchi da lui realizzati per ristamparli.

Niccolò ROSSIGLIANI detto "Il Vicentino" (Attivo a Vicenza 1540-50)

Xilografo e stampatore italiano. Firmò cinque xilografie in chiaroscuro, tutte da artisti diverse e tutte senza data. Probabilmente, la prima è una xilografia in due blocchi di Ercole e il Leone, da Giulio Romano. Cloelia da Maturino o Giulio Romano, in tre blocchi, è intagliata ancora in maniera un po’ rozza e potrebbe essere la seconda opera realizzata. Un’elegante linea è il filo conduttore dei lavori successivi, come Aiace e Agamennone, da Polidoro da Caravaggio, la Sacra Conversazione con S.Caterina da un disegno (forse) di Camillo Boccaccino and Cristo che cura i Lebbrosi da Parmigianino. Una non firmata Adorazione dei Magi e Il Cardinale e il Dottore possono essere attribuite a lui con ragione. Il suo stile, di quelli inconfondibili, si individua tra un gruppo di chiaroscuri sui disegni di Parmigianino che potrebbero rappresentare il frutto del lavoro del suo studio, supervisionato da Vicentino. Vasari racconta come Parmigianino avesse dei chiaroscuri intagliati da Antonio da Trento, e che molti altri disegni vennero stampati dopo la sua morte da ‘Joannicolo Vicentino’. Un gruppo di dieci piccoli chiaroscuri in due blocchi derivanti da disegni ?????, così come I Dodici Apostoli in cui sono visibili due mani nell’incisione, sono presumibilmente parte della sua produzione, insieme ad una dozzina di chiaroscuri anonimi. Che il Vicentino avesse una bottega è suggerito anche dal fatto che un vasto numero di disegni del Parmigianino, relativi ai chiaroscuri, fossero rimasti insieme e che Andrea Andreani acquistò molti blocchi da lui realizzati per ristamparli.